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Scrittura creativa – Il tempo della narrazione

Salvador DalìAbbiamo già parlato dello spazio nella narrazione; oggi ci baloccheremo col tempo nella scrittura creativa. Senza la dimensione del tempo non ci troveremmo, forse, di fronte a un racconto. Affinché una narrazione si possa definire tale, occorre che una serie di eventi (riferibili a dei personaggi collocati in un certo ambiente) istituiscano tra loro dei collegamenti in una successione temporale. La sequenza temporale può essere strutturata dagli autori in modo lineare o in forme più complesse.

Il problema del tempo nella scrittura creativa è, terra terra, dovuto al fatto che il linguaggio non può in nessun modo rendere la complessità simultanea di più oggetti in un unico luogo. Il linguaggio scritto ha la necessità di introdurre l’uno dopo l’altro gli oggetti che descrive in una concatenazione spaziale lineare (la riga scritta). L’immagine di un tramonto contemplato dalla cima di una collina si presenta alla nostra visione simultaneamente, così come accade in un film. Là dove basterebbero, forse, pochi secondi di girato o pochi scatti col telefonino noi scrittori dovremmo ordinare, invece, in una prospettiva spaziale/temporale i dettagli dell’immagine che andiamo a comporre a uso del lettore: il disco dorato del sole, le sfumature cromatiche dal rosso all’arancione e giallo, l’abitato sottostante dai contorni meno delineati e più sfumati, dove compaiono le prime luci della sera alle finestre delle case o lungo le strade, nei lampioni, i fari accesi delle auto sulla tangenziale; la massa opaca dei boschi in lontananza, la linea brunastra e quasi indistinta dell’orizzonte, che sembra fondersi col cielo man mano che la luce diminuisce d’intensità eccetera.

Va notato che imporre al lettore una ricognizione dell’oggetto (nel nostro caso il tramonto) rafforza in lui l’impressione di una coscienza che osserva (è un personaggio che racconta? È un autore implicito? Ne abbiamo già parlato a proposito della voce). Possiamo considerare questo aspetto come lo scarto tra la scrittura e il linguaggio per immagini, a mio modesto avviso tutto a favore della prima modalità di espressione sul piano dell’esperienza cognitiva.

All’interno di una narrazione potremo perciò distinguere almeno due tipologie di tempo:

  1. Tempo della scrittura: è il tempo del personaggio o autore implicito che sta raccontando la storia;
  2. Tempo dell’avventura: è il tempo degli eventi narrati, le sequenze temporali dove agiscono i personaggi.

Fin dalle prime righe di un romanzo possiamo capire se la storia si colloca nel passato, nel presente o nel futuro della voce narrante, cioè se gli eventi riferiti sono in un rapporto di anteriorità, contemporaneità o posteriorità rispetto al momento in cui il racconto si esplicita. Il tempo della scrittura è, perciò, per definizione il tempo presente. Questo vale anche per il presente storico del personaggio che racconta: pensiamo all’imperatore Adriano in Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar. Nessun narratore può far riferimento al momento in cui scrive o parla se non al presente. Nella maggior parte dei casi le opere narrative collocano comunque gli eventi più importanti nel passato del narratore, utilizzando di preferenza i tempi verbali del passato o la forma del presente storico.

Ci divertiamo di più (complicandoci la vita!) con le tecniche di scrittura creativa relative all’ordine del tempo, ovvero quegli espedienti o “effetti speciali” ai quali possiamo ricorrere nell’ordinare nel romanzo o nel racconto che andiamo a scrivere le nostre sequenze temporali.

L’analessi è una qualsiasi evocazione, a fatti compiuti, di un evento anteriore al punto della storia in cui ci si trova. Nel linguaggio cinematografico si chiama flash-back. La prolessi è invece quella “manovra” narrativa che consiste nel raccontare o evocare in anticipo un evento ulteriore, proiettato nell’immediato o in un lontano futuro. Nel linguaggio cinematografico si chiama flash-forward.

In montaggi “rapidi” come quelli delle sceneggiature per il cinema o degli script per il fumetto, il ricorso a prolessi e analessi si rivela interessante sul piano formale. Prendiamo un fumetto Marvel come The Punisher. Il Punitore è un antieroe, un vigilante che agisce in modo violento contro tutti i criminali. Immaginiamolo in apertura di una storia in medias res: vediamo Il Punitore, armato fino ai denti, mentre sgomina una banda di narcotrafficanti. Mentre li sta uccidendo uno a uno, senza esitazione e nei modi più efferati, introduciamo alcuni quadri in flash-back. Dapprima lo vediamo combattere in Vietnam; in un altro riquadro vediamo una famigliola, brutalmente uccisa in uno scontro a fuoco. In poche sequenze comprendiamo la sua attuale ferocia: è uno psicopatico, un reduce di guerra che uccide senza pietà per vendicare la morte della sua famiglia.

Raccontare è sempre un’attività selettiva; non potendo narrare tutto, l’autore sceglie gli elementi a suo dire più significativi, tacendo o riassumendo gli altri. Il confronto che si attua è tra il tempo dell’avventura o della storia (ore, mesi, anni) e la durata convenzionale del racconto (misurata in righe o pagine di testo). Gli effetti formali più significativi che possono originarsi dal trattamento narrativo della durata, sono:

  1. Rallentamento: si distingue in a) pausa = il tempo dell’avventura è fermo, ma il narratore commenta e descrive; b) analisi = il tempo dell’avventura scorre più rapido del tempo del racconto (poche ore in molte pagine). Un esempio tipico è quello in cui Marcel Proust impiega (qui in veste pure di autore implicito) 110 pagine per parlare del ricevimento Villeparisis, che dura 3 ore; ne impiega 135 per la serata musicale Charlus-Verdurin in La ricerca del tempo perduto.

 

  1. Equilibrio: viene anche detto scena. È l’equivalenza tra durata dell’avventura e durata del racconto. Per esporre gli eventi e i dialoghi si impiega circa lo stesso tempo che essi prendono nella realtà. Vi consiglio di leggere un racconto magistrale di Ambrose Bierce, I fatti accaduti presso il ponte di Owl Creek (in Tutti i racconti vol. 2, Fanucci, 2006). «Un uomo era in piedi su un ponte ferroviario nel nord dell’Alabama, e guardava l’acqua che correva veloce sei metri più in basso. Aveva le mani dietro la schiena, i polsi legati con una corda. Una fune gli stringeva il collo […]» [Traduzione di Sara Brambilla]. In questo racconto, ambientato durante la guerra di secessione, l’agiato agricoltore sudista Peyton Farquhar sta per essere impiccato sotto lo sguardo dei militari nordisti. Al momento dell’esecuzione la corda si spezza e l’uomo cade stordito e confuso nel fiume; risale e si mette in salvo, poi va incontro a tutta una serie di peripezie al termine delle quali riabbraccia la sua famiglia ma… (spoiler!) ci si rende conto che la durata del racconto è la stessa impiegata dal condannato in agonia mentre riavvolge nella memoria episodi della sua vita e fantastica di potersi salvare in limine, prima di penzolare dalla forca senza vita.

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  1. Accelerazione: va distinta in a) sommario = il tempo dell’avventura scorre più lentamente di quello del racconto (poche righe per molte ore, giorni, mesi o anni). «Egli viaggiò. Conobbe la malinconia dei piroscafi, i freddi risvegli sotto la tenda, lo stordimento dei paesaggi e delle rovine, l’amarezza delle amicizie interrotte. Ritornò» [da L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert, citato in Angelo Marchese, L’officina del racconto, Mondadori, 1990].

 

  1. Ellissi: dove il tempo dell’avventura trascorre e la voce narrante omette di raccontare cosa è accaduto in sequenze temporali più o meno ampie. Credo che l’esempio più calzante di questa tipologia di durata sia il celeberrimo «E vissero felici e contenti», al termine di una storia dove i protagonisti, dopo aver attraversato momenti di complicazioni e crisi che vengono narrate con minuzia di dettagli, agganciando l’interesse del lettore, si presuppone rifluiscano in una routine di vita dove accadono per lungo tempo ulteriori eventi che però il narratore decide di non riferire.

Che ve ne pare? Disponete, ora, di qualche strumento o “effetto” per gestire il tempo della vostra narrazione e conferire più “mordente” alla vostra scrittura creativa. A presto.

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