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Scrittura creativa – Da dove cominciare?

Scrittura creativa – Da dove cominciare?Bentrovati. Discettando di scrittura creativa, ecco a voi un’altra domanda nevralgica: «Da dove cominciare?». La mia rubrica parte con una mitragliata di domande: la scorsa settimana ci siamo chiesti «Perché scrivo?» e ora ci ritroviamo con un nuovo interrogativo. È, questo, un tarlo che rode chi inizia a frequentare un workshop di scrittura. Una frase ricorrente: «Ho tutto nella mia testa. Devo solo mettermi a scrivere». Ma poi, passare all’azione presenta sempre qualche intoppo. «Non ho mai tempo»; «Non ho la giusta concentrazione»; «Qualcosa mi impedisce di raccogliere le idee»; oppure: «Non mi sento ispirato, forse non è il momento giusto».

Voi che dite? Io penso che ci sia uno scarto notevole da come percepiamo quanto vogliamo esprimere e la sua realizzazione concreta sulla pagina. La composizione va strutturata. Le parole vanno scelte con cura, specialmente l’aggettivazione e l’articolazione del discorso. Il che potrebbe anche sottintendere aspetti tecnici, quali la sintassi o la punteggiatura. Ma qui siamo già un passo avanti. Quando ci sediamo a un tavolo e cominciamo ad abbozzare un racconto, diamo avvio a un processo che forse ci impegnerà per qualche giorno. O una settimana. O forse mesi, nel caso di un romanzo. Siamo certi di volerci sottoporre a questo impegno? Non parlo di coloro che lo fanno per professione – certo, avranno anche loro tanti “impedimenti” –; sto parlando di chi tra varie attività quotidiane quali lavoro, partner, famiglia, bollette da pagare, imprevisti e via discorrendo, si ritaglia una “porzione di tempo” nella sua giornata da dedicare alla scrittura.

La volta scorsa avevamo parlato del fare. Quando curo un laboratorio di scrittura e affido ai partecipanti un breve elaborato (poniamo 1500 caratteri, spazi inclusi) da svolgere a casa, durante la settimana, capita “spesso” che all’incontro successivo uno dica: «Non ho trovato il tempo», o: «Ci ho provato, ma non avevo uno straccio d’idea!». Comprensibile, una volta o due. Ma se su dieci incontri il tizio in questione ha prodotto solo uno degli esercizi affidatigli, c’è qualcosa che non funziona a priori. Magari è piacevolmente attratto dalla scrittura e dai suoi meccanismi, il che è già un buon punto di partenza. Mancano, però, dei requisiti essenziali, ovvero motivazione e autodisciplina. Nessun insegnante di scrittura creativa può influire in maniera determinante sulla motivazione e sulla capacità di gestire il proprio tempo di un partecipante a un suo corso. D’accordo, può trasmettere la sua passione per la materia, donargli un pizzico del suo entusiasmo; ma a fine corso, chiuso il sipario, cosa resterà di quella fiammella se non verrà alimentata?

Meister Eckhart sosteneva che si è maestri in un’arte solo se per noi quell’arte è la cosa più importante. Non dico che la scrittura debba essere “la cosa più importante” nella vostra vita, ma riuscirete a ritagliarvi del tempo da dedicare a questa forma espressiva, nel turbine del vostro quotidiano, solo se per voi sarà importante “quanto basta”, magari per i motivi ai quali avete risposto alla domanda: «Perché scrivo?». Del resto la scrittura è un’attività artigianale che in certi casi sfiora gli alti picchi (dove l’aria è gelida e rarefatta) dell’arte. Siate artigiani. Fate. Disciplinatevi a scrivere, se per voi è importante. Considerate i vostri workshop di scrittura creativa come una palestra dove tonificare i muscoli, modellare il fisico, migliorare le vostre performance. Per rimanere nella metafora atletica: ci sono corpi più prestanti, con delle caratteristiche biologiche innate, fornite da madre natura; inutile negare l’evidenza. Ma anche l’atleta più evoluto ha bisogno di allenarsi per raggiungere risultati apprezzabili. E lo stesso discorso vale per ognuno che si dedichi a un’attività impegnando sforzi e risorse personali. Riguardo alla disciplina, l’unico consiglio concreto che mi sento di darvi è: ponetevi delle scadenze. Giornaliere: un’ora da dedicare alla scrittura, magari. Un’ora tutta per voi. Forse non manterrete sempre il ritmo, ma non mollate: fate che l’appuntamento quotidiano “mancato” con la scrittura diventi un’eccezione e non la regola nell’organizzazione del vostro tempo. Settimanali: produzione, per chi inizia, di 1-2 cartelle (una gabbia di 2000-2500 battute, spazi inclusi). Le avete sotto gli occhi, le rimirate. Le avete scritte voi. Non strafate: rileggetele. Cancellate, riscrivete, trovate le parole acconce. Abbellite, togliete il superfluo. Modellate per bene, al tornio, il vostro vaso!

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Mi sono dilungato su aspetti forse ovvi, per alcuni, ma di sicuro non trascurabili. Torniamo alla nostra domanda di apertura: da dove comincia chi scrive? Da un foglio o da uno schermo bianco, potrebbe essere una prima risposta. Bene. Allora via: cominciate a imbrattarlo di caratteri (limerete in seguito). Non fermatevi, non lasciatevi intimorire dall’horror vacui che vi assale, repentino, di fronte allo sforzo immane che vi si dispiega davanti. Potreste anche partire da un’idea. Una buona idea, un’idea portante che diviene, per voi, quasi una piccola ossessione. Un’idea martellante, che non vi abbandona mai. Non avete neanche bisogno di appuntarvela; una buona idea non viene tutti i giorni. È come inseguire con lo sguardo un colibrì, o catturare un pesce guizzante in un torrente cristallino d’altura. Sono momenti particolari e preziosi, quelli in cui vi vengono idee di questo tipo, ma ahimè sono anche momenti più unici che rari. Prendete, piuttosto, spunto dal quotidiano. Ogni giorno accadono intorno a noi una tale congerie di eventi: alcuni ordinari, altri straordinari. Potete pescare a piene mani. Avete qualcosa da dire, comunicare il vostro pensiero, le vostre riflessioni su un fatto. Raccontatelo. Magari avete voglia di fare chiarezza sui vostri problemi sentimentali, parlare del disagio che state vivendo. Riferire del vostro rapporto con la città in cui vivete: quel che ve la fa adorare, quel che ve la fa odiare, cosa cambiereste. Vi è capitato di avere per le mani una bella storia, o tanti aneddoti che avete ascoltato. Volete parlare delle avventure di vostro nonno partigiano? È un buon punto di partenza, ci si può lavorare.

C’è un buon libro di Syd Field che parla anche di questi argomenti, e ve ne consiglio la lettura. Si tratta di un manuale di sceneggiatura, con un taglio specifico ma validissimo anche per chi scrive narrativa. Si intitola La sceneggiatura. Il film sulla carta (edito da Lupetti, 1991). Field scrive: «L’idea non dà tutte le informazioni che occorrono. La si deve drammatizzare. Che cosa ne dite di utilizzare un’ambientazione e iniziare da lì? Può andare. Ma non è ancora abbastanza: dobbiamo creare un personaggio e una situazione per costruire la nostra storia». Un personaggio e una situazione sono argomenti fondanti di una storia. Anche la trama. Ma di questi aspetti parleremo più in là. E se per caso la vostra storia si svolge nel passato o è calata in un ambiente che vi incuriosisce ma che non conoscete a fondo? Dovete fare qualche ricerca. Il discorso si complica.

È come una reazione a catena: ogni elemento che prendiamo in esame innesca nuovi problemi e lascia intravedere diverse procedure e soluzioni. Eppure non deve essere per forza così complicato. Sentiamo cosa ha da dirci Flannery O’Connor: «Dopotutto uno comincia a raccontare e ascoltare storie sin da piccolo, senza trovarci niente di particolarmente complicato. Ho il sospetto che tanti di voi raccontino storie da una vita, eppure eccovi qui seduti, tutti desiderosi di sapere come si fa». Sono d’accordo: facciamo leva sulla nostra familiarità con le storie. Prima di iniziare a costruire oggettivamente la nostra narrazione, buttiamo giù una traccia. Sarà il nostro soggetto. L’esercizio consiste nell’esporre la vostra idea per iscritto. Farà un altro effetto una volta “cristallizzata”. Non siate dettagliati, andate sul generico. Di cosa tratta la storia che vorreste scrivere? Qual è la linea di sviluppo che avete in mente? Avete dei personaggi che volete far interagire? Non sarà un problema isolare un possibile protagonista, uno di cui volete adottare il peculiare punto di vista. Cercate di esprimere in tre o quattro frasi la vostra storia, in modo chiaro e conciso. Avete capito da dove cominciare? La prossima volta svilupperemo sotto l’aspetto tecnico il discorso sul soggetto. Intanto buon lavoro.

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