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Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe Marotta

Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe MarottaL’oro di Napoli, definizione che è entrata da decenni nel linguaggio corrente, è il titolo del più celebre libro di Giuseppe Marotta (Napoli, 1902 – Napoli, 1963), scrittore e giornalista molto prolifico che alla città partenopea ha dedicato buona parte della sua produzione letteraria.

Figlio di un avvocato di Avellino e di una sartina, Giuseppe Marotta nasce a Napoli in una situazione di relativo benessere, ma la morte del padre appena pochi anni dopo getta la famiglia nella miseria. La madre si arrangia lavorando come guardarobiera e stiratrice per crescere il figlio e le due figlie in un basso del quartiere Stella e Giuseppe completa a fatica gli studi in un istituto tecnico per poi essere assunto come operaio nella società del gas. Inizia presto a scrivere poesie e racconti che riesce a farsi pubblicare su qualche giornale locale, ma nel 1925 decide di trasferirsi a Milano con un amico alla ricerca di un lavoro migliore. Viene assunto come archivista da Mondadori nel settore periodici, che nel 1927 viene ceduto a Rizzoli, dove finalmente Marotta trova una collocazione stabile come redattore. Inizia quindi a pubblicare articoli su varie riviste, ma anche molti racconti. Si sposa con Pia Montecucco, da cui avrà due figli, diventa amico di Cesare Zavattini e Giovanni Guareschi, poi dalla metà degli anni Trenta lascia la Rizzoli e diventa uno scrittore indipendente.

 

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I primi volumi che pubblica, Tutto a me (1932) e Divorziamo per piacere? (1934), sono raccolte di articoli di stampo umoristico, che ottengono un discreto successo. Nel 1938 si avvicina al mondo del cinema, iniziando a lavorare con diversi registi come sceneggiatore e quindi si trasferisce a Roma. Nello stesso periodo inizia anche a collaborare con il «Corriere della Sera» e per anni scrive i classici articoli della “terza pagina” culturale, elzeviri che sono spesso brevi racconti e vanno a costituire alcuni dei volumi pubblicati negli anni successivi: Questa volta mi sposo (1940), Mezzo miliardo (1940), Il leone sgombera (1944) e Nulla sul serio (1946), mentre il romanzo La scure d’argento (1943) è una parodia di quelli di Emilio Salgari.

Nel 1943 Marotta viene radiato dall’Ordine dei Giornalisti dal governo della Repubblica di Salò, per la pubblicazione di un articolo inneggiante alla libertà scritto subito dopo l’arresto di Mussolini nel luglio dello stesso anno, e fino alla liberazione di Roma deve vivere in clandestinità.

Scrittori da (ri)scoprire – Giuseppe Marotta

Nel 1947 arriva il grande successo de L’oro di Napoli, anche questo una raccolta di trentasei elzeviri già apparsi sul quotidiano ma tutti dedicati alla sua città, descritta come un grande esercizio della memoria. Nel 1954 lo stesso Marotta e Zavattini ne ricavano la sceneggiatura dell’omonimo film a episodi, diretto da Vittorio De Sica e interpretato da un nutrito cast di attori famosi: lo stesso De Sica, Sophia Loren, Totò, Eduardo De Filippo, Silvana Mangano e Paolo Stoppa.

Anche San Gennaro non dice mai di no (1949, di recente pubblicato da Alessandro Polidoro Editore) è dedicato a Napoli, mentre nei libri successivi protagonista dei racconti di Marotta diventa Milano, città a cui lo scrittore è rimasto molto legato: A Milano non fa freddo (1949), Mal di Galleria (1958) e Le milanesi (1962). Altri fili conduttori sono gli “scherzi” in Pietre e nuvole (1950), l’amore materno in Le madri (1952) e la morte in Salute a noi (1955).

 

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La prolificità di Marotta non si ferma qui: oltre alle sceneggiature per il cinema, che segue molto anche come critico per alcune riviste, scrive otto commedie, che si richiamano alla tradizione del teatro popolare napoletano, e testi di canzoni per varie edizioni del Festival della Canzone napoletana, le sole pagine in cui lo scrittore abbia utilizzato il dialetto.

Ristabilitosi a Napoli a metà degli anni Cinquanta, Giuseppe Marotta vi muore nel 1963 a seguito di un’emorragia cerebrale.

 

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I libri di Marotta possono in parte scontare, a distanza di tanti anni, il fatto di essere quasi tutti raccolte di articoli giornalistici ( oggi potremmo quasi definirli degli instant-book) col rischio sia di apparire molto legati al momento in cui sono stati scritti, sia di contenere inevitabili ripetizioni, ma la visione complessiva dello scrittore, che è quasi sempre carica di umorismo e di ironia, rende la loro lettura piacevole ancora oggi, soprattutto per chi ama il racconto di costume, l’aneddoto e la divagazione.

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