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Scrittori brasiliani alla Buchmesse

Chico BuarqueDal 9 al 13 ottobre, il Brasile del discusso boom economico e delle recenti proteste di piazza, dei prossimi mondiali di calcio e delle Olimpiadi di Rio, sarà anche sotto i riflettori della più importante fiera letteraria al mondo. La letteratura brasiliana è infatti il tema principale della Buchmesse di Francoforte. La lista degli autori presenti, fra narratori e saggisti, è composta da settanta nomi; impossibile darne conto in maniera esaustiva. Proviamo con qualche parziale suggerimento.

I lettori talent scout, quelli che amano mettere l’occhio sui giovani sconosciuti prima del resto del mondo, potrebbero provare (ma devono saper leggere in portoghese, inglese o spagnolo, non mi risulta sia uscita in italiano) con l’antologia di autori under 40 pubblicata l’anno scorso dalla prestigiosa rivista «Granta» che, come al solito, promette di lanciare i nomi della futura generazione di scrittori famosi. Alcuni di loro, a cercar bene nei cataloghi nostrani, sono già stati pubblicati in Italia, ma non sempre i brasiliani riescono a saltare sul treno delle periodiche mode latinoamericane. E non sempre per demeriti personali. Il caso più emblematico mi pare Chico Buarque, eccellente narratore per niente favorito (se non addirittura danneggiato) dalla sua fama di cantautore e passato quasi inosservato, soprattutto ai tempi in cui pubblicava da Mondadori (ora sta con Feltrinelli). Un altro robustissimo scrittore è Milton Hatoum, tradotto da Amina di Munno per diversi editori grandi e piccoli. Ma di autori brasiliani che nel panorama editoriale italiano sembrano turisti per caso il blog Sul Romanzo ha già parlato a proposito di Cristóvão Tezza e Bernardo Carvalho.

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Fra i giovani antologizzati anche da «Granta» troviamo, per esempio, Daniel Galera, di cui Mondadori ha pubblicato Sogni all’alba del ciclista urbano (2008), e Arcana i racconti Manuale per investire i cani (2004); Tatiana Salem Levy (presente nella squadra di «Granta», ma non nella lista degli invitati alla Buchmesse), brasiliana nata a Lisbona in una famiglia di ebrei turchi, ha scritto La chiave di casa e Due fiumi, entrambi editi da Cavallo di Ferro; di estrazione giudaica anche Michel Laub, di cui Feltrinelli sta per pubblicare Diario della caduta, una riflessione sul Male e il senso di colpa, peccato e persecuzione, vecchi temi della letteratura ebraica riadattati ai nuovi tempi e al nuovo continente. Caratteristica curiosa che accomuna questi giovani eredi di Guimarães Rosa e Jorge Amado è l’aver “appianato” la lingua e stralciato l’aggettivo “magico” dal loro realismo. Le città che descrivono somigliano infatti a Roma, Parigi o Londra, così come somigliano a quelle di chiunque altro le loro famiglie e rispettive nevrosi, pur nelle differenze che già Tolstoj ricordava in Anna Karenina.

BrasileSe invece, come lettori, pensate (non sempre a torto) che il mercato tenda a sopravvalutare l’etichetta “giovane autore”, per voi vanno segnalati almeno tre “grandi vecchi”: Rubem Fonseca non andrà a Francoforte, ma resta un maestro della narrativa breve e brevissima, sempre paradossale e fulminante (Agosto, Il Saggiatore 1998; Buon anno, Voland 1998; L’arte di andare a piedi per le strade di Rio de Janeiro, Robin 2001). Nei saloni di Francoforte invece dovreste poter incrociare João Ubaldo Ribeiro, dalla scrittura erotica ed esuberante (lo trovate nel catalogo Cavallo di Ferro) e Nélida Piñon (da noi edita da Voland), fra le grandi della scrittura al femminile, qualunque cosa essa sia. A questo proposito, se addirittura pensate che i vivi siano tutti un po’ sopravvalutati rispetto ai morti (e in letteratura, almeno in linea di massima, sarà difficilissimo darvi torto) è impossibile non citare Clarice Lispector (1920-1977), piccolo classico del ‘900 brasiliano, da noi edita da un nugolo di svariati editori prestigiosi, fra cui segnalerei almeno Feltrinelli e la recente iniziativa di rimettere in circolazione i suoi titoli principali in un volumone (Le passioni e i legami, 800 pagine) con prefazione di Emanuele Trevi.

Se poi delle sopravvalutazioni del mercato editoriale o della supponenza dei critici ve ne infischiate e vi affascina perversamente – già ben oltre Hannah Arendt – non la banalità del Male, bensì il male della Banalità, sappiate che a Francoforte ci sarà anche lui: Paulo Coelho.

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