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Scritti dal carcere: storie di libri nati tra le pareti di una cella

Scritti dal carcere: storie di libri nati tra le pareti di una cellaLe strade che possono condurre uno scrittore a partorire un libro di una certa rilevanza, se non addirittura il proprio capolavoro, sono molteplici, e comunque ogni caso potrebbe avere dei fatti salienti da raccontare, storie ordinarie o straordinarie che hanno costituito la genesi di un'opera. Qualche volta è il naturale percorso formativo che porta a scrivere, qualche altra un'esperienza vissuta, qualche altra ancora un'esperienza che mai si vorrebbe vivere. Tra queste ultime c'è senz'altro il carcere. Già Daria Galateria, nel 2000, raccolse in un ottimo libro edito da Rai-Eri (Scritti galeotti. Letterati in carcere) le disavventure carcerarie di svariati romanzieri, poeti, filosofi e drammaturghi, tra cui Voltaire, Dostoevskij, Verlaine e Jean Genet. Molti letterati che hanno avuto a che fare con la prigione hanno tratto ispirazione da quella vicenda per opere essenziali della loro bibliografia. E qualcuno ha scritto opere importanti proprio tra gli spazi angusti della cella in cui era rinchiuso. Fra questi, facendo un tuffo nella storia, senz'altro Silvio Pellico e Antonio Gramsci (il primo con Le mie prigioni e il secondo con i Quaderni del carcere), che lasciarono ai posteri le proprie memorie di personaggi scomodi condannati alla reclusione. Oscar Wilde scrisse nel carcere di Reading, dove scontava una pena di due anni ai lavori forzati per il reato di sodomia, il De profundis, lettera fiume scritta al compagno Alfred Douglas. In quell'opera Wilde ripercorre il proprio rapporto con Douglas, che fu per lui causa di tutte le sue disgrazie, per arrivare fino ai giorni infausti in cui fu processato per omosessualità e quindi alla detenzione.

Abbiamo già narrato in un precedente articolo di quando e come Adolf Hitler concepì il suo delirante Mein Kampf, ma nel periodo nazista ci fu anche Dietrich Bonhoeffer, teologo tedesco che si oppose al regime e venne imprigionato come cospiratore contro il Terzo Reich. Nel suo Resistenza e resa: lettere e appunti dal carcere (pubblicato in Italia per la prima volta da Bompiani nel 1970, in seguito dalle Edizioni Paoline in varie edizioni e infine da Queriniana nel 2002) Bonhoeffer raccoglie lettere e altri scritti messi insieme durante la sua detenzione nel carcere berlinese di Tegel fino al 1944, prima di essere trasferito nella prigione sotterranea della Gestapo e infine al campo di concentramento di Flossenburg, dove venne giustiziato l'anno successivo.

Negli anni 70 fu Edward Bunker a imprimere un segno indelebile nella letteratura moderna. Nel 1973 pubblicò il suo primo romanzo dal titolo Come una bestia feroce, duro racconto che ha per tema le rapine a mano armata. Il libro, come gli altri tre seguenti, Bunker lo scrisse mentre scontava in carcere una lunga pena detentiva, una delle tante che gli vennero comminate (in totale passò in galera circa 18 anni). Una volta uscito, si dette anche al cinema, recitando tra l'altro per Quentin Tarantino (nel film “Le iene” interpreta Mr. Blue) e apparendo nel film di Steve Buscemi Animal factory, tratto dal suo stesso romanzo.

Per concludere, un caso che merita sicuramente una menzione: quello di Mumia Abu-Jamal, attivista americano condannato alla pena di morte per l'uccisione di un poliziotto, nonostante prove controverse a suo carico e testimonianze contraddittorie. Il fatto ha scatenato l'interesse mondiale, sensibilizzando l'attenzione pubblica verso l'esito delle varie udienze di appello. Nel 2007 è stato pubblicato da Fandango il libro In diretta dal braccio della morte. Scritti dal carcere, doloroso documento sul sistema carcerario americano. Nel 2008, infine, la pena di morte di Mumia Abu-Jamal è stata annullata.

 

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Commenti

Tutto sommato, a giudicare di quanto qui esposto, il carcere, a parte l'innegabile sofferenza che comporta per chi lo subisce, sul piano "letterario" qualche beneficio lo arreca. Ma non ditelo in giro. potrebbe venire in mente agli amanti delle "belle lettere" di proporre per una sana terapia carceraria molti dei nostri scrittori che solo per l'appartenenza a cricche, cosche, chiese e parrocchie ci deliziano coi loro lavori. Un po' di galera farebbe bene anche agli editori che ci propinano, spacciandole per capolavori,cosucce dei loro clienti, servi iniqui e ruffiani.

Comeil doloroso e immortale De profundis di Wilde.

Simpatico il commento di Carmelo...
Tra i libri elencati nell'articolo non ho citato il capolavoro "A sangue freddo" di Truman Capote. Beh, in effetti si tratta di un caso diverso, perché Capote non era in galera quando lo scrisse. Però ci passo un bel po' di tempo per la ricostruzione del caso. Recentemente mi è capitato anche di vedere il film "Infamous" sulla vicenda. Niente male, direi...

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