Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Perché è importante leggere

Come leggere un libro

Sconfiggere il fascismo con i buoni studi è davvero la soluzione giusta?

Sconfiggere il fascismo con i buoni studi è davvero la soluzione giusta?C’è stato un periodo nella storia italiana in cui i giovani intellettuali antifascisti avevano come forte e saldo punto di riferimento Benedetto Croce. Al punto che la visita al filosofo campano di adozione era quasi d’obbligo nonostante i rischi che si correvano recandosi a parlare e a confrontarsi con lui su temi cari all’antifascismo.

Qualche tempo fa vi abbiamo già raccontato di un incontro tra Croce e Corrado Alvaro, in cui l’autore di opere come Teoria e storia della storiografia e Il caso Gentile e la disonestà nella vita universitaria italiana affrontò il controverso rapporto tra lo scrittore e la politica attiva, oggi invece vi parliamo di un altro viaggio a Napoli, presso il palazzo Filomarino dove Croce viveva, e di un’altra discussione.

 

LEGGI ANCHE – È utile per uno scrittore occuparsi di politica? Dialogo tra Benedetto Croce e Corrado Alvaro

 

Si tratta del viaggio intrapreso da Vittorio Gorresio e Sandro De Feo. All’epoca – siamo nel 1938 –De Feo era direttore del Messaggero, presso il quale Gorresio lavorava. A raccontare la storia di quest’incontro è proprio Vittorio Gorresio nel suo La vita ingenua, pubblicato da Rizzoli nel 1980 e insignito quello stesso anno del Premio Strega.

l tempo che gli storici chiamano gli anni del consenso era passato molto in fretta, e lo seguiva una stagione di incertezza e paura.

Uno di quei giorni Sandro De Feo mi fece la proposta di andare insieme a Napoli a parlare con Croce. Poteva essere giusto chiedere consiglio a un maestro, e d’altra parte era difficile resistere a un invito di De Feo.

 

De Feo invita Gorresio a incontrare Croce per chiedere consiglio a un maestro su come coordinare il dissenso al regime, quando ormai il vero volto della Germania alleata era stato mostrato al mondo con l’annessione dell’Austria.

Gorresio racconta anche la preparazione di questo viaggio da parte di De Feo, il che contribuisce a rendere l’idea di quanto potesse essere difficile giungere a incontrare Croce:

Si era fatto dare da Mario Vinciguerra – un antifascista da poco uscito dal carcere e che per vivere collaborava al Messaggero sotto falso nome – una lettera di presentazione per Croce, e in ogni modo si sapeva che il maestro era benigno ed accogliente: «Le porte di palazzo Filomarino sono sempre aperte, vedrai», mi assicurava De Feo.

[…]

«Vedrai che quando entriamo a palazzo Filomarino in portineria c’è un poliziotto che sta a annotare i nomi dei visitatori da schedare. Ma noi non ci conosce, tanto peggio per lui». E De Feo sogghignava come per una beffa al regime.

Sconfiggere il fascismo con i buoni studi è davvero la soluzione giusta?

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

È durante il breve resoconto del viaggio che Gorresio descrive le convinzioni di De Feo e i dubbi che s’agitavano nel suo animo di giovane poco meno che trentenne:

Croce gli [per De Feo, ndr] era come un dio, e quelle che la propaganda fascista chiamava allora con irrisione le grandi democrazie – la Francia e l’Inghilterra – gli apparivano l’incarnazione del bene politico assoluto, in contrapposto all’assoluto male rappresentato dalla dittatura.

Il bene avrebbe vinto fatalmente. «Vedrai» diceva agitandosi nel seggiolino accanto al mio posto di guida «quando la Francia e l’Inghilterra si muovono, questo miserabile imbianchino di Hitler: faccia a terra!» Tutti avevamo fiducia nella potenza militare delle grandi democrazie, non dando invece molto credito alla Wehrmacht, per non parlare delle forze armate italiane. «Poi c’è l’America, alla peggio. Non hai l’idea che rullo compressore» mi garantiva De Feo. «L’America è un gigante, sembra che stia pacifico e tranquillo, ma basta che alzi un dito per ammonire. E poi lo schiaccia e plaf!, e allora è fatta.»

 

Le domande che Gorresio avrebbe voluto porre a Croce erano altree forse ben più dense e importanti:

Ne avremmo parlato a Croce. […] avrei desiderato chiedergli spiegazioni su cose che mi restavano fisse nella mente con il peso di dubbi non risolti. Come mai, da quel mondo liberale che egli indicava tutto proteso verso il progresso civile erano scaturite tante tragedie, la grande guerra, la rivoluzione bolscevica, il fascismo, il nazismo? Da dove venivano i fascisti? Erano tanti re pastori come furono gli Hyksos piovuti sull’Egitto?

 

LEGGI ANCHE – Le 14 caratteristiche del fascismo secondo Umberto Eco

 

L’arrivo a palazzo Filomarino è descritto da Gorresio con due pennellate d’autore:

[…] il portinaio si limitò a indicarci lo scalone a sinistra: «Bussate al secondo piano», ci disse, e il poliziotto non poté fare altro che squadrarci bene per ricordarsi delle nostre facce.

 [...]

Suonammo il campanello accanto all’uscio del piano nobile, e una vecchia domestica rispose con distacco all’accattivante sorriso di De Feo che si presentava mostrando una lettera di Vinciguerra: «Cercate il senatore? Andate voi stesso per di qua». Altre due porte, un corridoio oscuro nella casa silenziosa, e finalmente Croce che trovammo al tavolo del suo scrittoio dove rivedeva, ci parve, bozze di stampa. Faceva freddo, il maestro era avvolto in una palandrana, una specie di vecchia vestaglia marrone. Noi avevamo tenuto indosso i nostri cappottini, e sedemmo timidi senza sapere che cosa incominciare a dire. Non so De Feo; ma per mio conto avrei desiderato che Croce impiegasse il più lungo tempo possibile a leggere la lettera di Vinciguerra. Purtroppo era brevissima e dopo averla scorsa di sghembo Croce levò assai presto gli occhi su di noi.

Sconfiggere il fascismo con i buoni studi è davvero la soluzione giusta?

Ed ecco il primo “contatto” concreto con Croce:

Ci guardava in un modo che in un’altra persona avrebbe potuto denotare diffidenza, ma che in lui era invece attenzione ed esprimeva una meravigliosamente inesauribile curiosità. Certo, non era un “giovanilista”, e anzi De Feo mi aveva sconsigliato dal portargli in omaggio il mio libretto I giovani d’Europa: «Non gli farebbe buona impressione». Quello che ancora oggi si continua a chiamare il problema dei giovani era per Croce uno pseudo-problema: «Io ammetto la gioventù come fatto ma non come un diritto. Il diritto dei giovani è nel mutarsi, cioè nel cessare di essere giovani». Non gli mancava tuttavia interesse circa i modi del maturarsi, e infatti ci fissava per scrutare la nostra qualità.

Ascoltava attento De Feo che aveva finalmente preso la parola e gli stava dicendo che noialtri da tutta Italia guardavamo a lui aspettandoci che ci desse indicazioni di comportamento.

Mi sembrò che l’esordio non dispiacesse a Croce, ma ebbi pure la sensazione che egli lo considerasse non altrimenti che rituale e dovuto, e in ogni modo non gli riuscisse nuovo. De Feo ad un certo punto cominciò a impappinarsi, come accade a un alunno al cospetto di un professore silenzioso che non dia mostra di approvare né di riprovare, e cercò la salvezza mettendo in causa me: «Anche Gorresio è d’accordo, siamo liberali tutti e due». Tacque, io consentii con un cenno del capo ed un sorriso, ma per fortuna Croce non esigeva altro da me.

 

La risposta di Croce ovviamente non si fece attendere:

«Mi fa piacere» disse benevolmente «mi rallegro. La libertà non si spegne mai nel petto degli uomini, ed è la grande certezza dell’umanità. Diceva sant’Agostino che anche quando i tempi sono duri ed appaiono bui, l’uomo si salva sempre. In te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas. E la verità è la libertà.» Si aprì a un sorriso sottile, per divagare quasi gaiamente: «Come si dicono bene certe cose in latino! Ed il latino è quello che oramai abbiamo in comune solo con i preti i quali dicono anche loro, ma da un altro punto di vista: la verità vi farà liberi, et veritas liberabit vos». Rise per un momento, ritornando poi subito alla severità: «Voi giovani avere un solo dovere, continuare a studiare e ad imparare. È un dovere verso la vostra famiglia e i vostri amici. È così che si adempie al dovere anche verso il paese, la patria».

 

LEGGI ANCHE – Bertrand Russell contro il crudele fanatismo del fascismo

 

Una cosa salta agli occhi di Gorresio che la riporta a noi lettori proprio per segnalare un cambiamento che sarebbe stato necessario, ma che Croce sembrava non cogliere:

Non parlò di fascismo, ma era chiaro abbastanza che lo considerava un fenomeno di sottocultura, da fronteggiare con i buoni studi. Questo era stato anche il nostro atteggiamento per un certo tempo, quando il nostro antifascismo era un astio determinato dalla rozzezza intellettuale del regime. Ma adesso che il regime stava imponendosi come una realtà politica, effettiva anche se non razionale, l’atteggiamento olimpico di Croce ci appariva, con tutto l’immenso rispetto che avevamo per lui, simile a quello di don Ferrante del quale racconta Manzoni che morì di peste dopo aver dimostrato l’inesistenza della peste.

Sconfiggere il fascismo con i buoni studi è davvero la soluzione giusta?

La reazione di Gorresio e De Feo alle parole e all’atteggiamento di Croce è altresì emblematica. Perché, nonostante il dubbio nutrito da entrambi,

Naturalmente non avevamo il coraggio di obiettare nulla. Eravamo delusi, ma anche De Feo sembrava rassegnato a non domandare di più. Io avevo sulle ginocchia un pacco di fascicoli di Storia, la rivista che dirigevo e nella quale stavo pubblicando una mia biografia di Murat. Me li ero portati a Napoli per offrirli a Croce in omaggio ed a guisa di autocommendatizia, e ne ebbi l’ardire: «Senatore» gli dissi in un soffio «se lei permette…». Croce gentilmente gradì: «Gli studi storici, ve ne dilettate, Gorresio? Bene, fate benissimo». Pose da parte il pacco, pur tenendovi sopra la mano sinistra aperta che li premeva come ad averne cura, ed insistè con un forte accento napoletano che mi parve malizioso: «E bravo, e bravo», e fu quello il congedo a conclusione di un incontro che non sarebbe potuto riuscire più amaro per due giovani ingenui come eravamo allora Sandro ed io.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Il viaggio di ritorno, descritto da Gorresio in breve righe rivela ulteriormente la delusione ma anche l’atteggiamento di profonda ammirazione nutrita verso Benedetto Croce:

Viaggiando di ritorno verso Roma ne parlammo poco, forse per il timore di scoraggiarci a vicenda ancora di più, ma soprattutto per il bisogno di continuare a credere in qualcosa. Croce doveva rimanere alto sul nostro personale orizzonte, essendo l’unico lume possibile. D’altra parte avevano tanta umiltà da volerci immaginare che non avevamo noi saputo esprimerci bene di fronte al maestro. Evidentemente non ci eravamo fatti capire, ed era stato per colpa nostra, non sua.

 

LEGGI ANCHE – Il fascismo raccontato da Corrado Alvaro

 

Al di là di come la si possa pensare rispetto al singolo caso riportato, risulta chiaro che nel 1938 fosse in atto una trasformazione nel movimento antifascista (anche se forse sarebbe più giusto parlare di movimenti antifascisti) dovuta anche a una imposizione del regime come realtà politica, per arginare la quale solo lo studio, l’educazione e l’istruzione sembravano non bastare più.


Per la prima e seconda foto, la fonte è qui.

Per la quarta foto, la fonte è qui.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (1 vote)

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.