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Sbocchi professionali per laureati in Storia

Laureati in StoriaLa questione dei possibili o probabili sbocchi professionali per i laureati in Storia non avrebbe proprio ragione di essere posta. I laureati in Storia un compito ce l’hanno ed è anche bello oneroso, ovvero fare gli storici.

Lo storico non è semplicemente colui che sa o conosce la Storia, egli è innanzitutto un ricercatore di fonti, di fatti, di testimonianze dirette e indirette che possano far luce su accadimenti, persone o personaggi del passato ma anche di quello che tale diventerà e quindi del presente. Non possiamo veramente credere sia possibile affidare la narrazione della nostra contemporaneità solamente agli scrittori, ai giornalisti, ai blogger… È un’assurdità anche solo pensarlo. Data, localizzazione, fonte, analisi, integrità, credibilità sono i fondamenti del metodo storico. A questi andrebbe aggiunto l’ingrediente dell’obiettività assoluta che siccome è pressoché impossibile da ritrovare in un singolo soggetto e per un lungo periodo va assolutamente ricercata nella pluralità delle voci. Vero è che anche in un passato non molto lontano le ricostruzioni storiche potevano essere o erano faziose, pendenti verso i committenti che incaricavano gli addetti, ma questo oggi si può facilmente scongiurare avendo tra l’altro la possibilità di reperire informazioni esponenzialmente più elevate di numero, rispetto al passato, per la facilità delle comunicazioni e degli spostamenti.

In una società, quella attuale, che sostiene di basarsi sulla tecnologia e sull’informazione, gli storici dovrebbero essere presenti quotidianamente nei Parlamenti, alle riunioni dei Governi, nelle Commissioni, nei Consigli di amministrazione delle Società Pubbliche, nei Ministeri, alle conferenze stampa… dovrebbero avere libero accesso ai documenti e alle fonti, dovrebbero poter avere la possibilità di registrare e documentare quanto più materiale possibile in maniera tale da riuscire a regalare ai posteri una storiografia più attendibile e veritiera possibile e non lasciare che essi siano costretti a ricostruire il nostro periodo storico dovendo far appello a tentavi di assemblaggio da fonti miste e frammentarie.

Per quanto concerne poi gli altri possibili sbocchi professionali per chi sceglie di laurearsi in Storia vi è quello accademico di ricerca e insegnamento o scolastico come docente per le classi di concorso 37/A (Storia e Filosofia), 43/A (Italiano, Storia ed Educazione civica nella scuola media), 50/A (Materie letterarie negli Istituti di istruzione secondaria di secondo grado), 51/A (Materie letterarie e Latino nei Licei e nell’Istituto magistrale), fermo restando ovviamente l’aver sostenuto e superato gli esami previsti.

I vari atenei elencano come possibili sbocchi professionali per i laureati in Storia:

  • Incarichi presso Amministrazioni pubbliche e private, in particolare nel campo degli Archivi, delle Biblioteche, dei Musei e di Enti o Fondazioni culturali.
  • Attività di ricerca.
  • Compiti specifici e settoriali in campo editoriale.
  • Attività giornalistica.

Abbiamo visitato le pagine di numerose Università italiane e onestamente ci sono sembrate tutte un po’ scontate e ripetitive avendo indicato la maggior parte di questi incarichi per tutte le Lauree in ambito umanistico. Solamente l’Università di Bologna sembra aver compiuto un reale studio settoriale preventivo all’individuazione delle cariche e professioni accorpandole in tre grandi gruppi:

  • Divulgatore in ambito storico.
  • Assistente di redazione.
  • Amministratore pubblico.

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Gli Enti pubblici che hanno partecipato alla consultazione (Provincia di Bologna, Museo civico del Risorgimento, Archivio di Stato di Bologna) indicano come profilo rispondente ai requisiti il Divulgatore in ambito storico, mentre la casa editrice Zanichelli trova la denominazione del corso di studi assai generica.

Almalaurea sta monitorando ininterrottamente dal 1994 l’andamento del percorso universitario e post-universitario degli iscritti nei 28 Atenei che hanno aderito al Consorzio interuniversitario. Rientra nell’ambito della ricerca anche la facoltà di Storia. Gli ultimi dati pubblicati risalgono al 2001 e già rivelano una tendenza al peggioramento relativa agli sbocchi professionali post laurea. Infatti a un anno dal conseguimento del titolo gli storici risultano meno occupati dei colleghi in Lettere e Scienze politiche. Inoltre la maggior parte di loro non risulta collocata in uno specifico ambito settoriale: uno storico su cinque è impiegato nell’istruzione, 15 su cento lavorano nel commercio, 8 su cento nei trasporti, altrettanto nel credito, nelle assicurazioni o per altri servizi alle imprese. Siamo nel 2014 e non sembra ci siano stati miglioramenti vista anche la testimonianza di Stefano Sioli raccolta dal «Corriere della Sera», nella quale racconta il suo percorso che lo ha portato, dopo una Laurea quinquennale in Scienze storiche, da riservista nell’esercito a piccolo imprenditore passando per la carica di manager commerciale nella grande distribuzione.

La situazione dunque non è tra le più rosee e ci si interroga su quali possano essere i reali motivi per cui la scienza della conoscenza venga volutamente relegata sempre più a materia di nicchia. Manzoni nell’Introduzione de I promessi sposi così l’ha definita «L’Historia si può veramente deffinire una guerra illustre con il Tempo, perché togliendoli di mano gl’anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia».

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Commenti

(Ben poco) strano ma vero. Conseguire una laurea magistrale in Storia equivale a disporre di un titolo assolutamente non spendibile sul mercato del lavoro, percepito per giunta con una certa diffidenza (quando addirittura non con larvata ironia) dalla maggioranza dei potenziali interlocutori afferenti al variegato universo delle aziende private, ma anche delle normali persone ("Laureato in Storia? E quale tipo di storia? E a che cosa serve?!!). In definitiva, insegnamento scolastico e accesso a un limitatissimo numero di classi concorsuali a parte, nessuno sbocco lavorativo reale e l'unica magra consolazione dell'ottenimento dell' "ambito" titolo di "dottore" (che ormai in Italia assomiglia sempre più a un titolo onorifico). Tutto questo senza ovviamente voler mettere in discussione l'altissimo valore scientifico e culturale di tale disciplina, né l'arricchimento personale che se ne può ricavare. Da laureato con 110/ lode alla Statale di Milano dico che - lavorativamente parlando - non rifarei mai una simile scelta né la consignerei ad alcuno (a meno che non avesse facile accesso a branche tradizionalmente chiuse come la ricerca universitaria o la PA [intelligenti pauca]).

Da laureato in storia ormai nel lontano 2001 posso dire che, dal punto di vista lavorativo, ho un titolo perfettamente inutile. Nessuno ti offre lavoro, nei musei e nelle biblioteche se non si hanno le conoscenze giuste è impossibile accedervi. Altre carriere legate al titolo di studio sono escluse sempre se non hai qualcuno alle spalle.
Se tornassi indietro non rifarei una scelta del genere.

Concordo con i commenti sopra esposti. Laurea magistrale in Scienze Storiche conseguita con il massimo dei voti a 27 anni nel 2015. Ad oltre due anni di distanza, centinaia di curriculum inviati ma zero risposte e nessuna reale esperienza lavorativa se non lezioni private in materie umanistiche e qualche collaborazione gratuita in settori di altro tipo. Conclusione?!? Se potessi tornare indietro, non rifarei questa scelta MAI! Ho studiato storia all'università per seguire la mia passione più grande, forse avrei dovuto optare per qualcosa di più sensato in un mercato del lavoro che ha de facto escluso tutti i laureati in ambito umanistico, visto che anche l'insegnamento è più un'utopia che una concreta possibilità. Tanto varrebbe che i corsi universitari in lettere, storia, filosofia, antropologia, sociologia et similia venissero tutti chiusi. Oggi ci sono possibilità solo per ingegneri, medici, professioni sanitarie e qualche laureato in economia. Per gli altri non sono rimaste neppure le briciole. Perfino un laureato in giurisprudenza non ha molte chance, figuriamoci per noi umanisti, un tempo stimati e necessari, oggi visti alla stregua di un lebbroso!

P.s.: un'alternativa ci sarebbe, partire, lasciare l'Italia per sempre. Ma siamo così sicuri che all'estero ci andrebbe meglio?!? I tempi sono cambiati anche al di fuori del "Bel Paese" e non sono cambiati in meglio. Ergo, cosa fare?!? A chi leggerà questo mio commento l'ardua risposta. Io non voglio pensarci!

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