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Sbocchi professionali per laureati in Scienze Archeologiche

ArcheologiaIn Italia i laureati in Scienze Archeologiche oltre a doversi barcamenare tra sbocchi professionali disponibili con scarsità devono anche confrontarsi con una legislazione pressoché inesistente che tuteli i loro diritti di lavoratori e definisca i termini della loro professione. Qualcosa però sembra si stia muovendo…

I laureati in Scienze Archeologiche possono svolgere attività professionali presso Sovrintendenze, Musei, Biblioteche, Cineteche, Parchi archeologici e via discorrendo, nonché presso Consorzi, Aziende, Organizzazioni operanti nel settore dei Beni Culturali. Vengono solitamente indicati come possibili sbocchi anche il settore dell’editoria specializzata, l’organizzazione di eventi o viaggi culturali, la gestione di programmi di cooperazione internazionale e l’attività libero-professionale.

Il professor Fabrizio Benente nel suo resoconto sulla situazione attuale dei giovani laureati, dottorati e ricercatori in Archeologia mostra con chiarezza le difficoltà esistenti relative alla ricerca di un lavoro in ambito accademico, pubblico e privato.

Partendo dai compensi risibili (circa 800 € per un borsista e 1100 € per un assegnista di ricerca), per i fortunati che li ricevono, «inefficaci di fronte alla massa di materiale (libri, articoli, partecipazioni a convegni) e strumenti di lavoro (personal computer, software, macchine digitali e altro) che per altro sono richiesti per il continuo aggiornamento della propria preparazione» per arrivare alla discrasia tra formazione universitaria e mondo del lavoro statale, «manca ancora una normativa che stabilisca chiaramente le diverse possibilità di accesso alle carriere statali con i nuovi titoli di studio, acquisiti dopo i quattro livelli dell’istruzione universitaria: i tre anni di base, il biennio, la scuola di specializzazione, il dottorato di ricerca», passando per l’analisi della situazione lavorativa nel settore privato, «il lavoro dell’archeologo dipendente è generalmente inquadrato nel contratto nazionale degli Edili […]. Problema aperto è la mancanza di una precisa definizione professionale dell’archeologo, ossia il noto irrisolto problema dell’albo professionale, la mancanza di una gerarchia che definisca precise qualifiche, compiti e competenze e che consenta una minima differenziazione tra tecnici e operatori di scavo e, più in generale, tra il personale impiegato su uno scavo».

Le conclusioni cui giunge Benente non sono molto incoraggianti ma di sicuro realistiche: «L’ultimo decennio ha visto la formazione/creazione di una corposa massa di lavoratori, con una media ampiamente sotto i trent’anni, spesso con diploma di laurea o titolo di specializzazione, che non sono tutelati sindacalmente, che non usufruiscono di forme contrattuali che garantiscono equi trattamenti, che non hanno maturato – questo è importante – una minima coscienza dei diritti minimi (contributi pensionistici, soglia retributiva, diritti a permessi e ferie, trattamenti di trasferta) e che ritengono generalmente che lavorare in archeologia sia “un privilegio” o che, nella più rosea delle visioni, sono perfettamente coscienti di accettare sacrifici, in virtù di una forma di vocazione laica per la ricerca scientifica». Per il professor Benente un segnale positivo giunge dal Veneto, dove «con l’autorevole intervento dell’Avvocatura dello Stato, si è tentata la sperimentazione di convenzioni tra Soprintendenza e Direzione di scavo, affidata a un archeologo professionista».

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Alessandro de Rosae Milena Saponara, rispettivamente Presidente e Vicepresidente della Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti (CNAP), a seguito degli Stati Generali dell’Archeologia. 2014 tenutisi a Sant’Agata de’ Goti, hanno reso pubblico il loro intervento del 30 Aprile. «Poiché siamo convinti che l’archeologo professionista sia l’avanguardia della tutela, dunque della ricerca, abbiamo deciso di affiancare l’azione concreta alle parole, perseguendo la strada della Normativa UNI, che ci permette di “agire dal basso” e autodefinirci».

Nell’intervento di De Rosa e Saponara viene inoltre posto l’accento sul fatto che la modifica del Codice dei Beni Culturali che contempla le diverse figure professionali che operano sui Beni Culturali (Pdl362 – Proposta Madia/Ghizzoni/Orfini) sia solamente l’inizio e che gli elenchi non obbligatori che seguiranno, stabiliti presumibilmente su requisiti di titoli di studio, non terranno in giusta considerazione un fattore imprescindibile qual è l’esperienza. Il percorso da loro intrapreso, in collaborazione con CIA (Confederazione Italiana Archeologi) e FAP (Federazione Archeologi Professionisti), è quindi considerato determinante per stabilire «chi è archeologo e che cosa può fare».

La premura del CNAP nasce anche in virtù dell’avvento, negli ultimi dieci anni, dell’archeologia d’emergenza prima e dell’archeologia preventiva poi. «Finalmente si potrà mettere ordine al caos in cui operiamo al di fuori di Ministero e Università oltre, cosa non da poco, a dare riferimenti precisi alle committenze, agli altri professionisti che spesso lavorano al nostro fianco. Inoltre anche Ministero e Università avrebbero un chiaro interlocutore in chi opera nell’archeologia d’emergenza, nell’archeologia preventiva: l’archeologia pubblica». La tutela professionale quindi non è importante solo per ragioni di etica e di dignità ma anche perché da essa dipende la tutela del nostro immenso patrimonio artistico e culturale che rappresenta la nostra storia. Proprio per questi motivi le associazioni aderenti hanno organizzato lo scorso 11 Gennaio a Roma la Manifestazione Nazionale 500 NO al MIBACT in segno di protesta al Progetto Ministeriale 500 Giovani per la Cultura per l’irrisorio compenso che equivale a 3,50 € all’ora.  

Anche sul portale online officinarcheologica.it si tracciano i riferimenti a situazioni di lavoro che rasentano lo sfruttamento con tariffe sotto i limiti di sopravvivenza, pagamenti a 90 giorni, quando elargiti, acquisto del materiale necessario (scarpe antinfortunistiche, caschetto, lavagnetta, palina, trowel ecc.) a carico dell’archeologo, apertura di Partita IVA, stipula polizza assicurativa, nessun contributo versato, nessuna tutela per gravidanza, infortunio o malattia.

Vogliamo segnalare inoltre ArcheoJobs, un sito dove poter scambiare informazioni e consigli sugli studi come anche sul lavoro, postare il proprio curriculum e visionare bandi, offerte di lavoro, opportunità per stage… utilissimo per i laureati in scienze archeologiche che non hanno desistito e sono ancora alla ricerca di uno sbocco professionale nel settore.

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