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“Sarò come mi vuoi”, romanzo sentimentale ma non troppo: intervista a Greta Simeone

“Sarò come mi vuoi”, romanzo sentimentale ma non troppo: intervista a Greta SimeoneCorbaccio ha appena mandato in libreria Sarò come mi vuoi di Greta Simeone, pseudonimo dietro cui si cela un’autrice misteriosa.

Siamo in una cittadina di provincia senza nome, dove Gina conduce un’esistenza altrettanto anonima, soprattutto da quando ha perso il lavoro e non riesce a trovarne un altro, almeno finché non riceve la telefonata di Paolo, comproprietario di una piccola azienda che commercializza oggetti erotici, deciso ad assumerla come venditrice a domicilio.

Gina, perennemente insicura, era convinta di non aver brillato per nulla durante il colloquio preliminare, mentre Paolo sembra convinto che lei possa andare bene per l’azienda… a patto di cambiare radicalmente il suo aspetto fisico, l’abbigliamento, il modo di presentarsi in pubblico. Perplessa, Gina accetta la proposta, più che altro perché si tratta dell’unica proposta di lavoro concreta che le si sia presentata da quando ha perso l’impiego precedente, e da quel momento tutta la sua esistenza sembra mutare radicalmente: un nuovo look, abiti eleganti e un taglio di capelli alla moda, un lavoro che porta lei, così schiva, a continuo contatto con tante persone. Sembra la favola di Cenerentola, ma dopo mesi di felicità Gina scoprirà che le favole non si realizzano con tanta facilità.

Sarò come mi vuoi è un romanzo fresco e insolito, che si legge con piacere perché ha una sua originalità, sia nell’ambientazione sia nella descrizione dei personaggi, e lascia da parte molti dei cliché tipici del romanzo sentimentale. Ne abbiamo parlato con Greta Simeone in questa intervista che è avvenuta via email.

 

In un momento in cui gli autori, soprattutto se esordienti, sembrano sempre più impegnati a costruirsi la maggiore visibilità mediatica possibile, soprattutto attraverso i social, lei ha scelto di andare in controtendenza nascondendosi dietro uno pseudonimo. Lo ha fatto per spirito di contraddizione o per una reale necessità di salvaguardare la sua privacy?

Più banalmente è stata una decisione presa insieme alla casa editrice, perché – di solito – mi occupo di altro. Questo è un romanzo che ho scritto per un uomo che mi ha rivoluzionato la vita e, viste come sono andate le cose, purtroppo non in bene. È il mio libro più privato. Non volevamo mescolare i piani. Comunque, anche Greta ha il suo sito.

 

Sarò come mi vuoi è presentato come romance, ma sembra evitare la maggior parte degli stereotipi del genere sentimentale: per cominciare, la storia non è concentrata esclusivamente sulla protagonista femminile, ma concede largo spazio anche agli altri personaggi, soprattutto a quelli maschili. Perché?

I personaggi maschili, in effetti, hanno avuto una genesi più lunga. Quando i miei agenti hanno letto la bozza, mi hanno fatto notare che le donne “uscivano” bene, ma gli uomini erano bidimensionali.

Eppure noi facciamo girare tutto intorno a loro, quando siamo innamorate: passiamo ore ad ammorbare le amiche, cercando di capire perché hanno alzato il sopracciglio sinistro e non il destro, quando ci hanno viste arrivare; facciamo collegamenti che neppure Sigmund Freud, pur di darci delle motivazioni. Perciò ho messo su carta lo stesso tipo di approccio, ho raccontato la causa, non solo l’effetto.

Vale anche per gli altri personaggi: sono sempre stata un’osservatrice, mi piace capire le persone, le loro storie.

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“Sarò come mi vuoi”, romanzo sentimentale ma non troppo: intervista a Greta SimeoneLei ha descritto un mondo che mi ha ricordato i romanzi di Vitali, o di Malvaldi: mancano le ambientazioni esotiche, cosmopolite e in genere molto lussuose, tipiche di gran parte della narrativa sentimentale, perché tutto avviene nell’ambito di un’anonima cittadina di provincia, così come abbastanza ristretta appare la mentalità dei personaggi. Questo nasce da un desiderio di realismo?

Vivo in provincia, ma ho abitato in grandi città e, alla fine, siamo sempre comunque dei provinciali. Sì, probabilmente era desiderio di realismo, anche se faccio mente locale solo ora. Può cambiare l’ambientazione, ma i sentimenti sono quelli, le insicurezze, le paure, le esaltazioni sono uguali a Londra o a Monza. Solo che l’italiano tipo non vive in una metropoli, e questo significa ritmi più lenti e opportunità più limitate. Anche se la vita sa stanarti ovunque.  E adoro entrambi: Vitali e Malvaldi.

 

Meglio che una lettrice s’identifichi in una protagonista Gina che incontra un Paolo in un luogo qualunque, oppure che possa fantasticare sugli amori londinesi o newyorkesi di qualche Melissa, Janet o Anastasia?

Mah, questo dipende dal gusto personale e anche dal momento. Io leggo di tutto, per esempio ho una gran passione per i gialli e vado da Deaver a Camilleri, credendo a tutti e due indifferentemente, anche se Rhyme si misura con geni del male a New York, e Montalbano con delinquenti per caso, a un passo dalle tonnare. Non metto limiti.

 

Pensa quindi che Sarò come mi vuoi piacerà alle lettrici amanti del genere romance anche se parla pochissimo di abiti, trucchi, gioielli e tacchi dodici?

Non penso, spero.

 

Appaiono molto ben scritte, almeno dal mio punto di vista, le scene erotiche, perché sono narrate in un modo essenziale, del tutto privo della ridondanza, a volte fastidiosa e anche involontariamente comica, tipica delle scrittrici che si sono cimentate di recente nel genere “erotico-sentimentale” sull’onda del successo ottenuto dalle Cinquanta sfumature. A me, però, sembra che rispecchino una visione più diretta e “maschile”, piuttosto che “femminile”, dell’erotismo …

Ah, che divertente! Sospetta che dietro lo pseudonimo ci sia un uomo? No, no, se potessi mostrarle la mia collezione di scarpe … A parte le battute, è una domanda che mi prende un po’ in contropiede, sa? Non ho mai pensato ci fosse un modo femminile o maschile di vivere l’erotismo, ma che l’erotismo – non il sesso - fosse uno di quei pochi ambiti che ci sono rimasti per vivere oltre “la maschera”, fuori dai confini dati.

L’importante, per me, è che siano scene credibili, e che si comprenda lo stato d’animo dei protagonisti. Dato che le sono piaciute, almeno per lei è stato così. Ne sono lieta.


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