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Sapersi dare la gioia. “La bambina d’oro puro” di Margaret Drabble

Sapersi dare la gioia. “La bambina d’oro puro” di Margaret DrabbleLa bambina d’oro puro è un romanzo di Margaret Drabble, narratrice e critica letteraria di Sheffield, sorella della più famosa romanziera e critica letteraria Antonia Byatt. Appena pubblicato dalla casa editrice Bompiani, il romanzo è tradotto da Beatrice Masini.

Si tratta, molto semplicemente, di una storia di donne, narrata da una donna. Nelle ultime pagine del romanzo, l’anziana Eleanor, voce narrante, precisa di avere raccontato una storia vera, quella della sua amica Jess e di sua figlia Anna, «la bambina d’oro puro» cui si allude nel titolo. Eleanor afferma di avere ricostruito la vita di Jess e Anna un po’ per come ha potuto osservarla partecipandovi, da amica e spettatrice, e un po’ per come le è stata raccontata da Jess.  

La puntualizzazione di Eleanor (che si tratti di una vicenda vera) è importante, comunque la si voglia interpretare. Di storie come quelle di Jess e Anna, difatti, ossia di una mamma che vive con una figlia disabile, non se ne raccontano tante, forse perché non le si immagina abbastanza avventurose, ma oppresse piuttosto da una cappa di tristezza. Eppure per Jess e Anna solo in parte è così.

 

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Negli anni Sessanta Jessica Speight è una ragazza brillante, dottoranda in antropologia alla SOAS (Scuola di Studi Orientali e Africani) di Londra. Attratta fin da bambina dai «popoli del mondo», a vent’anni parte per l’Africa dove, sulle sponde del lago Bangweulu, in Zambia, avvista un raro gruppo di bambini con i piedi «a forma di chele d’aragosta», bimbi deformi dunque, ma abilissimi a spostarsi in canoa. In seguito, ripercorrendo con la memoria gli anni giovanili, Jess fa risalire a quell’esperienza africana il suo interesse costante per i bambini «d’oro puro», i bambini «semplici» e innocenti, idioti o disabili: mille sono i nomi per descriverli. Sua figlia Anna, nata qualche anno dopo da una relazione segreta con un accademico straniero, sarà anche lei una «bambina d’oro puro», bella e sorridente, ma lenta, goffa e indifesa.

Sapersi dare la gioia. “La bambina d’oro puro” di Margaret Drabble

Il romanzo racconta di come Jess reinventi la sua esistenza in funzione della figlia, incanalando la passione per la ricerca antropologica nello studio di tutto quanto riguardi la cura delle persone con disabilità mentali. Jess rinuncia ai viaggi da antropologa ma mantiene un lavoro che la appassiona (scrive articoli per l’università e riviste specializzate), né si nega amici e amanti. Piuttosto attira intorno a sé una cerchia di persone congeniali a lei e alla figlia, di amiche solidali e amici più fragili da accudire. Con tenacia riesce ad assicurare ad Anna una vita tranquilla, arricchita da persone care e piccoli piaceri, e un posto sicuro, un appartamento in un quartiere pieno di vita e non ancora «gentrificato» di Londra. Il romanzo si interrompe quando Jess è ormai vecchia e Anna una donna molto amata, ma altrettanto fragile. Eleanor si chiede se Jess abbia fatto bene a rendere Anna tanto dipendente da lei, vivendo in simbiosi con la figlia. Non trova risposte però, e non può raccontarci cosa aspetti ancora Jess e Anna nei più difficili anni a venire.

La storia parte un po’ lenta, ma i fatti della vita di Jess e Anna, le loro abitudini sono raccontate con tanta ricchezza di particolari, e tanti sono i personaggi con cui Jess ha modo di confrontarsi e legarsi nel suo studio instancabile di tutto ciò che riguarda i bambini d’oro puro (e gli ex bambini tristi e invecchiati, e i loro genitori), che la lettura non tarda a farsi sempre più coinvolgente.

Sapersi dare la gioia. “La bambina d’oro puro” di Margaret Drabble

Londra e la periferia inglese, l’Essex e le Midlands nel loro crescente squallore nei decenni che si avvicinano al nostro, sono quasi altrettanti personaggi del romanzo, con i vecchi manicomi smantellati, i nuovi centri di formazione scolastica e di assistenza diurna, gli operatori sociali instancabili e fin troppo entusiasti. E così pure i bambini disabili intravisti in Africa, o gli esploratori-missionari illusi e speranzosi, da Livingston a Mungo Park, di cui Jess l’antropologa racconta agli amici e alla figlia.

 

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Il mondo ordinato che Jess ha costruito per sé e Anna è inevitabilmente sfiorato dalle storie dolorose di amici con problemi mentali assai più gravi, seguiti da Jess nel loro precario tenersi a galla. Ma benché racconti di incertezze e paure, La bambina d’oro puro di Margaret Drabble è una storia a suo modo allegra. Il punto di vista esterno della narratrice Eleanor si sofferma sulla bellezza della vita delle persone «semplici», sulle gioie che con le loro famiglie e gli amici riescono a darsi, tra le difficoltà, ogni giorno di nuovo.


Per la prima foto, copyright: Aaron Burden su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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