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“Sangue giusto” di Francesca Melandri. Il passato che vorremmo dimenticare

“Sangue giusto” di Francesca Melandri. Il passato che vorremmo dimenticareEdito da Rizzoli, Sangue giusto è il romanzo con il quale Francesca Melandri chiude una specie di trilogia rivolta ai “padri”: padri presenti, padri assenti o padri dalla presenza ingombrante come lo descrive in quest’ultimo racconto.

A precederlo sono infatti Eva dorme (Arnoldo Mondadori Editore, 2010) e Più alto del mare (Rizzoli, 2012). In tutta la trilogia il tema predominante sembra essere la patria, il passato di un’Italia nascosta fra maschere d’intolleranza che devono essere abbandonate a favore di un’autoanalisi approfondita di ciò che il nostro popolo ha fatto, di ciò che siamo e di quanto il passato debba essere ricordato a mente lucida nella prospettiva di un futuro cosciente delle proprie radici.

Sangue giusto è ambientato a Roma nel 2010 e vede come protagonista Ilaria, un’insegnate la cui vita si equilibra fra una sottile tristezza e una vita sentimentale praticamente inesistente, specie nel rapporto con il padre Attilio Profeti, detto “Attila”.

Ilaria ha sempre avuto la sensazione che le nascondesse qualcosa e ne ha la prova il giorno in cui si trova di fronte alla porta di casa un ragazzo di colore dalle gambe lunghe. Dice di chiamarsi Shimeta Ietmgeta Attilaprofeti e di essere il figlio della donna con cui il padre è stato durante l’occupazione italiana in Etiopia.

Per la protagonista è un duro colpo che la obbliga a sbarrare gli occhi di fronte a un passato che ignorava, di fronte a un frammento di storia che nessuno le ha mai raccontato e che il padre stesso sembra aver rimosso per il semplice terrore di doverla affrontare.

 

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Ilaria non sa se quello che si trova di fronte sia davvero suo fratello ma tutto ciò che ora può fare è tentare di scoprirlo: inizia così un viaggio che si divide fra Italia e Etiopia, un salto all’indietro che ha appassionato anche Gianni Biondillo portandolo a scrivere L’africa non esiste (Guanda, 2014).La vera protagonista è una guerra crudele in cui il popolo italiano ha indossato le vesti dello spietato invasore, anni che oggi nessuno sembra ricordare ma le cui cicatrici, nel profondo, non si sono ancora rimarginate.

Francesca Melandri ha una carriera importante e segnata da uno spiccato interesse per la storia. Ha iniziato come sceneggiatrice firmando Zoo di Cristina Comencini (1988), Fantaghirò di Lamberto Bava (1991) e diversi episodi della serie Don Matteo.

“Sangue giusto” di Francesca Melandri. Il passato che vorremmo dimenticare

L’esordio nella narrativa è arrivato nel 2010 con il già citato Eva dorme, un romanzo che percorre gli anni del terrorismo sudtirolese seguito poi da Più alto del mare con il quale ha vinto il Premio Campiello - Selezione Giuria dei Letterati.

Sempre di carattere storico è Vera: documentario diretto nel 2010 incentrato su una donna scampata all’Olocausto.

Man mano che la carriera prosegue è evidente come l’autrice si sia appassionata sempre di più al passato, alla storia e spesso a quei lati di storia che non tutti riescono ad affrontare e che molti cercano di accantonare.

Questo è il caso di Sangue giusto e dell’invasione italiana in Etiopia: pagine in cui le vittime non sono certo gli italiani ma che arrivano, silenziose, fino ai giorni nostri. In alcuni casi oggi hanno pelle scura e gambe lunghe, suonano il campanello di casa e ci costringono a fare un passo indietro, a ricordare.

Un romanzo impegnato, denso di temi caldi e scottanti. Una storia importante ma coinvolgente proprio grazie alle capacità narrative dell’autrice e di un passato da sceneggiatrice che riesce a farci “vedere” ogni passaggio come il frammento di una pellicola che scorre.

“Sangue giusto” di Francesca Melandri. Il passato che vorremmo dimenticare

L’autenticità di Francesca Melandri è palpabile e affascinante sia in qualità di scrittrice che come donna. Nel corso della sua vita ha avuto case diverse, spesso in svariati continenti: fra Asia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Alto Adige ammette di aver imparato molto riguardo alla vulnerabilità di essere un’estranea, ospite in casa di qualcun altro.

«Viaggiare è esercitare l’attenzione»

Ammette all’interno di una delle sue interviste fra le quali ricordiamo quella rilasciata a Sul Romanzo. Vivere in luoghi sconosciuti è infatti un modo per capire meglio chi siamo, per imparare che la nostra non è una cultura universale quanto una briciola di ciò che è il mondo. Questa stessa attenzione andrebbe sviluppata anche nella vita di tutti i giorni non solo verso ciò che circonda la nostra quotidianità ma anche nei confronti di quelle persone che la nostra terra ospita ogni giorno.

 

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Con Sangue giusto Francesca Melandri conferma un profondo amore per il diverso, un’inesauribile voglia di ricordare e il desiderio di continuare a crescere sullo sfondo di un’identità consapevole.

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