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Salvare il nostro pianeta con l’empatia. Intervista a Peter Hǿeg

Salvare il nostro pianeta con l’empatia. Intervista a Peter HǿegSusan Svendsen è sposata con Laban, affermato compositore classico, ha due gemelli adolescenti, Thit e Harald, ed è sul punto di finire davanti alla corrotta giustizia indiana, quando un funzionario dell’ambasciata danese irrompe sulla scena e riesce a tirarla fuori di prigione e a riportare tutti in Danimarca.

Si apre così Effetto Susan, il nuovo, attesissimo romanzo di Peter Hǿeg (Mondadori, traduzione di Bruno Berni), un «thriller pre-apocalittico», come è stato definito; un romanzo di grande impatto emotivo, scritto con la consueta maestria, attenzione ai dettagli, puntualità dei meccanismi narrativi e puntigliosità lessicale che i lettori dello scrittore danese hanno ormai imparato a conoscere e apprezzare.

Benché ogni paragone sia di per sé aleatorio e soggettivo, è difficile non rivedere in Susan alcuni dei tratti di Smilla Jaspersen, protagonista del primo clamoroso successo editoriale di Hǿeg, Il senso di Smilla per la neve: come Smilla, Susan è una donna che sfugge a qualunque tipo di interpretazione. Paradossalmente, pur essendo una scienziata che si occupa di fisica quantistica, è il suo lato empatico, e quindi slegato da ogni inquadratura possibile, a spiccare. È questo il suo “talento”, come la capacità di leggere la neve era quello di Smilla. E come in Smilla, quel dono diventerà anche un tormento e un ricatto.

Perché tutto ha un prezzo. E nel caso di Susan il prezzo è la libertà, sua e della sua famiglia. Una missione, quella che le viene imposta piuttosto che affidata, con tutte le carte in regola per trasformarsi in una sfida contro il destino, una lotta contro il tempo, una resa dei conti ad alto tasso di pericolo e suspense: rintracciare i membri della fantomatica Commissione per il Futuro, creata ad hoc per mettere in salvo solo pochi eletti in caso di catastrofe ambientale passibile di sterminare l’umanità. E quale mezzo migliore della sua capacità di tirare la verità dai recessi in cui le donne e gli uomini la nascondono per sottrarsi alle sue conseguenze?

Salvare il nostro pianeta con l’empatia. Intervista a Peter Hǿeg

Grande ammiratore dei blog letterari a cui ci ha confidato di assegnare «un’importanza storica enorme» riconoscendo al web la capacità di aver portato a «una gigantesca democratizzazione del processo di scrivere e di godere della letteratura», nella cornice di Pordenone Legge Peter Hǿeg, personaggio schivo tanto da essersi guadagnato l’appellativo di «scrittore invisibile», si è concesso ad alcune nostre domande, raccontando qualcosa in più su questo suo ultimo lavoro.

 

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L’effetto Susanè una finzione letteraria o crede che possano davvero esserci persone in grado di spingere chi li circonda a raccontare solo la verità?

Penso che sia una possibilità reale. Credo di avere incontrato delle persone che avevano questo talento. E come tutti i talenti penso che avere questo effetto sugli altri sia, al contempo, una sfida e una possibile benedizione.

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A un certo punto della storia, Susan dice qualcosa a proposito della sua voglia di vivere una vita normale. Ma una vita normale è davvero possibile?

Posso rispondere solo con la mia personale e limitata esperienza di singolo essere umano. Penso che Susan, come molti di noi, abbia un’immagine di come potrebbe essere una vita normale; ma la vita vera è spesso sorprendente e le grandi possibilità non vengono quasi mai dalla direzione da cui ci aspettiamo, e quasi mai dall’immagine ideale che abbiamo, ma da parti sconosciute di noi. Bisognerebbe cercare di essere aperti verso lo sconosciuto e osservare cosa c’è dietro i nostri ideali. Peraltro non penso che Susan sia poco realistica: la maggior parte della gente che conosco ha un lato fragile e uno forte allo stesso tempo. Quella che chiamiamo “vita normale” o le persone cosiddette “normali” sono pura fiction, non esistono. Tutti hanno più potenzialità e più contraddizioni di quanto credono.

 

Come mai ha voluto descrivere una famiglia così contraddittoria e controversa come quella degli Svendsen?

Penso che potrei rispondere in due modi. Una risposta è che forse molte famiglie (forse la maggioranza) sono contraddittorie e controverse se si guarda oltre la superficie. Un’altra risposta è che nell’arte puoi permetterti, e permettere ai tuoi lettori, di sperimentare con gli estremi e il contraddittorio, forse proprio per conoscere meglio in che modo perseguire la ricerca della felicità che ci accomuna tutti.

Salvare il nostro pianeta con l’empatia. Intervista a Peter Hǿeg

Come negli altri suoi lavori, la descrizione dei luoghi che incontriamo nel romanzo è sempre molto vivida e accurata. Quanto è importante l’ambientazione nei suoi romanzi?

Le grandi città sono sempre fonti di grande ispirazione per gli scrittori, perché racchiudono possibilità e informazioni infinite. Ho scelto Copenaghen, la città di cui ho conoscenza diretta, anche se nel romanzo prevale una ricostruzione immaginaria. Va detto però che ho provato a descrivere in modo realistico molti particolari, al punto che comunque qualcuno potrebbe riconoscerne qualche scorcio. E nei miei vari libri ho sempre offerto un punto di vista diverso sulla città, descrivendone i suoni, la neve e le temperature. In Effetto Susan mi sono soffermato sul paesaggio, ad esempio. E tutto questo è possibile perché il racconto di una città passa da infiniti angoli e punti di vista. Il ruolo forte che l’ambientazione ricopre nei miei romanzi deriva anche dal mio amore per le descrizioni, sia dei luoghi sia delle persone. Mi piace soffermarmi sulla relazione tra lo spazio geografico e le persone che lo abitano. In questo modo, il rapporto tra realtà e finzione diventa più credibile perché più difficile da districare: il lettore, e per primo io, crediamo che sia reale ma sappiamo anche che siamo fuori dalla realtà.


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