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Saggio (da) ritrovare – 6: “Il teatro della morte” di Tadeusz Kantor

Il teatro della morteQuesto piccolo novero di segnalazioni “libresche” parte dalla pressante esigenza di ricordare dei testi ritenuti, in qualche modo, "necessari". Il volume Il teatro della morte, edito da Ubulibri, a partire da materiali raccolti e presentati da Denis Bablet è, in un modo tutto suo, necessario per comprendere, o almeno provarci, una figura centrale del teatro del secolo passato.

 

Una figura, quella del polacco Tadeusz Kantor, nato nel 1915, scomparso nel 1990, quando il Novecento era ancora davvero di là da terminare, a tratti piuttosto difficile da afferrare e decifrare in ogni sua declinazione artistica.

 

Il teatro della morte accompagna il lettore nella straordinaria parabola di Kantor, quella ricerca «della condizione / sconosciuta […] accessibile / soltanto attraverso la porta / che si chiama morte».

 

Si tratta di un viaggio importante, dalle prime esperienze tra il 1942 e il 1944, con riferimenti imprescindibili negli “imballaggi”, arrivando agli happening, e da lì ripartendo, col “teatro zero”, e annessi e connessi, per giungere al tipo di teorizzazione teatrale che dà il titolo al volume: un teatro in cui, dalle tanto agognate super-marionette di Craig, vengono fuori «sempre più numerosi, i SOSIA, i MANICHINI, gli AUTOMI, gli OMUNCOLI».

 

In questo senso, La classe morta si pone come risultato più compiuto, rifugio, magazzino in cui Kantor trova senza sosta «comandamenti quasi divini / avvertimenti eretici».

 

Ecco perché segnalare Il teatro della morte, un volume che unisce in sé suggestione, informazione, argomentazione, e rende conto di Kantor in quel modo, tutto particolare, aneddotico senza esserlo, interpretativo, sì, ma sempre a partire dalla riflessione sull’atto della creazione artistica.

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