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Rosarno, dove il lavoro è merce e morte

Rosarno, dove il lavoro è merce e morteL’Italia è un Paese nel quale il mercato sta letteralmente mercificando e mortificando i lavoratori.

Non ce lo raccontano soltanto le cronache sui voucher o sul Jobs Act, ma anche quelle molto più dure da digerire che partono dai territori dove il lavoro è più pesante che altrove. A Rosarno, per esempio, dove l’inverno passato la raccolta delle clementine è stata pagata ai braccianti centrafricani non più di due euro e cinquanta l’ora, cinque o sei euro per gli italiani. Per condizioni di lavoro che dire schiavistiche è dire poco.

A fissare il costo del lavoro è, come sempre, quel segmento della grande distribuzione organizzata che stritola il mercato imponendo la legge dell’oligopolio. Non poche sono le proteste, durate tutto l’inverno, e ciononostante siamo giunti nuovamente a un tale tasso di conflittualità dormiente che l’omicidio era quasi inevitabile. Difficile dire cosa sia accaduto, ma certo è che vivere in una tenda, al caldo, in attesa di partire per la raccolta dei pomodori e delle angurie nel Salento è una costrizione alla quale proverebbe a sottrarsi qualunque essere umano dotato di ragione.

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Nello stesso tempo, l’assenza dello Stato, che si limita talvolta ad aprire tendopoli, come sta facendo in Puglia, è aggravata dalla presenza onnivora della criminalità organizzata: quella stessa presenza che massacra le produzioni locali, che impone il pizzo, che si è appropriata del porto di Gioia Tauro e che raccatta la terra ricostituendo il latifondo.

 

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Questo è il sistema dentro il quale si sono svolti i fatti di Rosarno: l’omicidio di un bracciante ad opera di un carabiniere. Questa la cornice dentro la quale si collocano i lavoratori, non trovando altro sollievo che l’ombra sotto gli agrumeti. Sono mesi che i giornali parlano di caporalato, di sfruttamento dei braccianti, di schiavismo all’italiana, e tuttavia perdura un sistema che accorcia le speranze dei lavoratori e arricchisce le multinazionali. Impoverendo il sistema produttivo italiano, dipendente ormai dalla domanda estera di prodotti crudi e trasformanti.

Nella più totale indifferenza dell’Ue, si consuma ogni giorno nelle tendopoli dei braccianti la trasformazione delle braccia in arti comandati dai caporali e dei lavoratori in truppe di merci il cui destino è sempre più spesso la morte.

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