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"Roma", la città allucinata e allucinante di Vittorio Giacopini

"Roma", la città allucinata e allucinante di Vittorio GiacopiniVittorio Giacopini, giornalista, saggista e romanziere, sceglie Roma, la sua città, come soggetto di questo nuovo romanzo appena pubblicato da Il Saggiatore.

Forse mai come oggi la capitale d'Italia si trova al centro di dibattiti infuocati sul suo passato, presente e futuro, da metropoli universalmente riconosciuta che però vive una fase critica della sua plurimillenaria esistenza: una fase, in realtà, di estrema decadenza materiale e morale, già sottolineata poco tempo fa dal film di Paolo Sorrentino La grande bellezza, a cui viene spontaneo accostare, almeno per certi versi, il romanzo di Giacopini.

In questa discussa e decadente Roma contemporanea si colloca dunque la storia di Lucio Lunfardi, giornalista non più giovanissimo che vive in un singolare mondo sotterraneo e si muove per la città percorrendone le viscere, attraverso cunicoli e passaggi costruiti nei secoli passati ma di cui nessuno si ricorda più l'esistenza, salvo qualche vecchio sagrestano delle chiese da cui è più facile accedere al sottosuolo.

 

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Disgustato dalla contemporaneità che sfila davanti ai suoi occhi, Lunfardi ha deciso che "questa" Roma deve essere distrutta, per poter essere magari ricostruita in un altro modo, ma nutre seri dubbi sulla possibilità di bruciarla col fuoco come provò a fare Nerone. L'ambizioso progetto di Lunfardi è perciò quello di farla sommergere dal Tevere in piena, facendo saltare con cariche di esplosivo ben piazzate tutto il sistema dei muraglioni costruiti nel diciannovesimo secolo per incanalare il fiume: Lunfardi vuole provocare insomma un immenso lavaggio generale, che spazzi via una volta per tutte il disordine, la sporcizia, il degrado che ormai gli sembrano i soli attributi della città.

"Roma", la città allucinata e allucinante di Vittorio Giacopini

Ed è in effetti una città terrificante quella che Lunfardi mostra al lettore attraverso le sue interminabili ricognizioni da un quartiere all'altro, raccontando luoghi, facce, abitudini, incontri con un mondo cittadino oscuro e spesso inquietante, ma nel quale è inevitabile riconoscere tanti aspetti della realtà contemporanea.

 

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Al presente s'intrecciano poi, in un gioco continuo di rimandi, le ciniche considerazioni che Lunfardi fa sul proprio passato e sulla città della sua giovinezza, che viene bocciata senza appello esattamente come quella attuale: «Gli effervescenti, i frizzanti, i ruggenti, i fascinosi anni settanta della Roma degli artisti, delle dive, degli scrittori: ma chi l'aveva mai visti, chi s'era accorto? Magari sarà stato accecato, o solo distratto, ma a leggere adesso di allora Lucio stupiva. Davvero c'era tutto sto ben di dio di occasioni, stimoli, eventi, presentazioni e mostre, giri di valzer?»

Ma se il passato è un'illusione, il presente non sembra offrire vie d'uscita a questa città ormai perduta, abitata da folle di cittadini che si muovono stancamente rassegnati per le strade, e da turisti che la visitano senza nemmeno capirla veramente, sfilando senza soste davanti agli occhi cinici e determinati del protagonista.

"Roma", la città allucinata e allucinante di Vittorio Giacopini

Roma è un romanzo che si potrebbe definire eccessivo sotto tutti gli aspetti.

Scritto in un italiano curioso, intriso di romanesco ma soprattutto molto ridondante, infarcito di parole desuete e di neologismi folgoranti, è un libro che si mostra assai esigente nei confronti del lettore.

 

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Il rischio di perdersi nelle sue pagine cariche di interminabili elenchi, di descrizioni molto insistite, di divagazioni e cambi improvvisi del ritmo narrativo è molto alto, e un certo senso di saturazione è sempre in agguato. Nel complesso, però, è anche difficile non restare affascinati da questa costruzione letteraria, così sontuosa e barocca proprio come il cuore della capitale che conosciamo, o crediamo di conoscere: di sicuro, dopo essere entrati nella Roma raccontata da Vittorio Giacopini osserveremo tutti la città reale con uno sguardo molto diverso da quello che potevamo avere in precedenza. 

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