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Rob Hart e l’indagine psicologica in “The Warehouse”

Rob Hart e l’indagine psicologica in “The Warehouse”The Warehouse di Rob Hart è un romanzo di spionaggio industriale con venature da thriller psicologico, ambientato in un futuro lontano ma non troppo e che, una volta terminato, lascia il lettore con molte domande alle quali si sente il bisogno di provare a trovare una risposta. Il libro, pubblicato in Italia da DeA Planeta, con traduzione di Paolo Prosperi, ha come fulcro narrativo principale il “warehouse” (ossia il magazzino) all’interno del quale lavorano i protagonisti.

Cloud è il nome della gigantesca azienda leader nel mercato della produzione e distribuzione di qualsiasi tipo di genere di consumo, che può andare dal libro ai prodotti per il corpo, fino al cibo confezionato. Cloud non è solo una potenza mondiale nelle sue attività di e-commerce, ma è il luogo dove è possibile trovare un lavoro. Ed è quello che accade a Paxton, uno dei protagonisti della storia, il quale dopo aver quasi tentato – in questo caso sarebbe meglio dire osato – creare una propria attività, ha messo tutto da parte, aspirazioni personali comprese, per avere un lavoro alla Cloud. Come lui molti altri hanno fatto la stessa scelta, perché il mondo nel quale vivono è una dimensione in cui la personalità umana non ha più valore. L’universo Warehouse è una sorta di grande carcere dominato da avidità e invidia, con appartamenti e svaghi per coloro che risiedono nelle MotherCloud e che ci lavorano, ogni singolo giorno, senza mai lasciare l’ambiente di lavoro. Il tutto per dare ai dipendenti l’illusione di un mondo e di una vita perfetta, che in realtà non lo è molto.

 

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Paxton, ogni giorno si sveglia, si alza, lavora e va a dormire, e il giorno seguente compie gli stessi identici gesti, simili a veri e propri rituali. Paxton non è l’unico attore nell’intreccio narrativo a compiere gesti ripetitivi, perché Hart gli mette accanto la figura di Zinnia. Una donna misteriosa che tutti credono essere una ex insegnante che ora lavora da Cloud. In realtà, procedendo nella lettura, Zinnia, dietro la sua perfezione e diligenza lavorativa, dimostrerà quanto a volte non solo le apparenze ingannano, ma non sempre le cose e le persone sono quello che sembrano a prima vista. Zinnia è infatti una spia infiltrata in Cloud, pronta a tutto, per scoprire ogni singolo segreto lavorativo di Mr. Gibson, il fondatore della potente azienda.

Rob Hart e l’indagine psicologica in “The Warehouse”

Rob Hart ha creato una storia che fa riflettere e pensare sul ruolo che hanno le aziende leader del mercato mondiale e a come si rapportano ai loro dipendenti e al consumatore. Certo è che, durante la lettura del libro scritto dal reporter politico, si affacciano alla mente ricordi di opere letterarie come 1984 di Orwell, Fahrenheit 451 di Bradbury e anche il film The Truman Show, con Jim Carey.

Paxton e Zinnia sono sì i personaggi che il lettore segue in modo maggiore durante la narrazione, ma quella sensazione di sottomissione al sistema, alla manipolazione e al controllo completo del prossimo è un elemento che torna in modo costante e che travolge tutti gli attori della trama, vittime di un sistema lavorativo e sociale che li subordina e li tratta più come “cose” che come persone. Basta fare un’analisi sulla metodologia adottata dai lavoratori per svolgere il compito loro affidato. Tutti cercano di lavorare al meglio e nel minor tempo possibile per mantenere il proprio posto di impiego che, a quanto si percepisce, è la principale fonte di sostentamento dei personaggi e una vera e propria missione da salvaguardare. I lavoratori sono come delle macchine, sono umani diventati automi – una po’ alla Metropolis di Fritz Lang o alla Serafino Gubbio operatore di Pirandello – che lavorano in modo costante per guadagnare le “cinque stelle” e ricevere pagamenti in moneta virtuale. Un riconoscimento che per i protagonisti di The Warehouse è il principio che li spinge a lavorare sempre più, a farlo al meglio, sempre più precisi e veloci per vedere apparire sul proprio CluodBand – orologio in dotazione – l’agognato oggetto del desiderio.

Rob Hart e l’indagine psicologica in “The Warehouse”

Significativa a tal punto e fondamentale, una dichiarazione di Zinnia: «Siamo programmati per cercare l’approvazione. Non vogliamo altro». Sono parole determinate e, non a caso, ciò che emerge da esse è la consapevolezza dei protagonisti di essere stati fagocitati da un sistema lavorativo e di vita che li ha completamente assorbiti, fino a far perdere loro il senso quelle che sono l’identità e la libertà personale.

 

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Il romanzo di Hart ha un ritmo frenetico, incalzante che trascina il lettore nel vorticoso vortice narrativo, nel quale c’è il thriller, c’è la suspense, c’è l’indagine psicologica che permette a chi legge di comprendere sempre più le personalità e le azioni messe in atto da Paxton, da Zinnia e da Mr. Gibson. Il libro lascia molte domande al lettore e credo proprio non sia una scelta casuale, ma voluta, per spingere ognuno di noi a mettere in relazione il mondo del domani in cui Paxton e gli altri vivono, con la realtà che ci sta attorno. The Warehouse di Rob Hart è anche una storia dove è evidente il richiamo alla distopiae a quel futuro in apparenza molto lontano, ma forse molto più vicino e contemporaneo di quanto immaginiamo.

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