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Rispettiamo davvero la nostra Costituzione? Intervista a Gherardo Colombo

Rispettiamo davvero la nostra Costituzione? Intervista a Gherardo ColomboIn un’epoca come quella in cui viviamo, in cui l’incertezza regna sovrana, conoscere le regole che determinano e definiscono il nostro agire è fondamentale. Lo ha ben compreso Gherardo Colombo, giurista di lungo corso, che nel suo ultimo libro Anche per giocare servono le regole. Come diventare cittadini – edito da Chiarelettere – spiega a un pubblico di giovanissimi i principi fondamentali che regolano il nostro vivere comune. E il punto di partenza non poteva che essere la nostra Carta Costituzionale, attorno alla quale si innesca un dibattito relativo ai problemi più annosi del nostro tempo, per poi capire - come in un grande cerchio che si chiude - che è in essa che si nascondono le soluzioni migliori.

 

Nel libro si rivolge ad un pubblico molto giovane. A che si deve questa scelta?

Al fatto che i giovani sono meno condizionati dal loro passato. Sono dunque molto più disponibili a mettersi in discussione: prenda una persona di cinquant’anni che ha sempre risposto ad un certo modello di vita; per questa persona cambiare riferimenti corrisponde a negare le scelte che ha fatto nel corso della sua esistenza. I ragazzi hanno un passato molto breve, è raro che abbiano fatto scelte determinanti, sono più liberi di cambiare idea.

 

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Largo spazio è dedicato al racconto della Costituzione Italiana. Ecco, quale crede che sia il ruolo della Carta Costituzionale oggi?

La Costituzione è il principio da cui discende il nostro stare insieme, è il nostro punto di riferimento. La nostra Costituzione è il riconoscimento della pari dignità di tutte le persone, è il rifiuto della discriminazione. Se pensiamo che solo dieci anni prima della sua approvazione gli italiani avevano accolto, nella loro grande maggioranza, le leggi razziali che avevano invece come principio giustificatore la discriminazione, ci rendiamo conto di come si sia inserita in una cultura dal segno diametralmente opposto. La Costituzione mette al centro la dignità di ciascuno di noi perché ciascuno si possa realizzare quanto gli altri. Con il mio libro, “Anche per giocare servono le regole”, cerco di stimolare la riflessione sul fatto che se seguiamo la Costituzione viviamo tutti meglio.

Rispettiamo davvero la nostra Costituzione? Intervista a Gherardo Colombo

E perché, secondo lei, i protagonisti della vita politica danno così tanta importanza al procedimento di revisione della stessa? C’è davvero bisogno di una riforma sostanziale?

I tentativi di riforma della Costituzione hanno generalmente riguardato la seconda parte della Carta. Non si è mai provato a modificare organicamente la parte dedicata ai principi fondamentali, o quella relativa ai diritti e ai doveri; ci si è sempre concentrati sul Parlamento, le autonomie o la Magistratura. Parliamo quindi della parte dedicata alla gestione del potere, che si ritiene poco efficiente. Credo sia necessario guardare da un punto di vista diverso: magari l’inefficienza non dipende dal sistema adottato dalla Costituzione, ma dalla nostra incapacità di dialogo.

 

Lei afferma che libertà significa conoscere le alternative ed essere in grado di scegliere. Molto spesso ci troviamo di fronte a politici che comunicano concetti e provvedimenti forse troppo semplificati per poter essere in grado di scegliere coscienziosamente. È questo forse un cortocircuito del nostro tempo?

Vede, è vero che ci sono i politici, ma ci sono anche i cittadini che li votano. La politica si fa tutti i giorni attraverso i propri comportamenti. Se la maggioranza dei cittadini discrimina, cioè non rispetta ad esempio i diritti delle minoranze – qualunque esse siano –la politica si adeguerà. Siamo quindi di fronte a un problema educativo: nel libro io mi rivolgo ai ragazzi perché ritengo necessario il loro impegno affinché anche gli adulti cambino prospettiva. La storia ci mostra che i passi che abbiamo fatto, anche quelli verso la Costituzione, hanno avuto bisogno anche di cambiamenti generazionali. Sono le persone nuove che determinano i cambiamenti, purtroppo a volte anche in senso negativo.

 

In questi mesi abbiamo imparato a conoscere il dpcm, il decreto del presidente del consiglio, un atto normativo a tutti gli effetti. Uno degli ultimi dpcm, tuttavia, contiene anche una forte raccomandazione (non essere più di 6 persone in casa). Non c’è il rischio di creare confusione tra i cittadini, soprattutto considerando che l’inviolabilità del domicilio è un principio costituzionale?

Credo di no. Nel caso specifico parliamo di raccomandazione, non di imposizione, ragion per cui il principio costituzionale è salvo. In ogni caso il domicilio è inviolabile, salvo però che al suo interno si tengano comportamenti dannosi per sé o per gli altri. La polizia può entrare nel domicilio se c’è un provvedimento dell’autorità giudiziaria, che può essere preso nei casi previsti dalla legge.

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Un intero capitolo è dedicato alla scuola, che oggi è forse l’Istituzione più maltrattata del nostro Paese. Perché abbiamo smesso di darle l’importanza che merita? E quale crede possa essere la ricetta per darle nuova linfa?

Non si lavora a sufficienza sulla scuola per renderla coerente fino in fondo con la Costituzione, che prevede che i ragazzi siano educati alla capacità di gestire la propria libertà. Oggi la scuola vive giorni particolarmente difficili, anche per la necessità di ricorrere a strumenti alternativi alla didattica in presenza. Sia chiaro, la didattica a distanza può risultare uno strumento utile quando l’età comincia a crescere – parliamo in particolare delle scuole superiori. Ci vogliono però strumenti che consentano a tutti di accedere alla DAD, come la banda larga su tutto il territorio nazionale. Sarebbe anche necessario che i momenti di didattica a distanza, invece di essere presentati come un ripiego, venissero disegnati e proposti come occasioni attraenti.

 

Un tema molto vicino a quello della scuola è quello del rapporto tra giovani e mondo del lavoro. Una società più a misura di ragazzo è possibile? Quali possono essere le mosse più efficaci per salvaguardare il futuro delle nuove generazioni?

Esiste un problema più generale che consiste nella cultura dell’esasperazione del profitto, che contrasta pesantemente con il perseguimento di livelli accettabili di giustizia sociale, e con la nostra Costituzione. Questa, infatti, prevede – giusto per fare un esempio – che la retribuzione garantisca una vita libera e dignitosa al lavoratore, chiunque esso sia, e alla sua famiglia. Se la Costituzione fosse davvero applicata le giovani generazioni avrebbero tante garanzie in più anche per quel che riguarda il lavoro.

 

Da quando il covid ha fatto irruzione nelle nostre vite abbiamo assistito ad una diatriba continua tra Stato e Regioni, pensiamo alle innumerevoli ordinanze regionali. Come giudica questa parcellizzazione delle competenze e questo decentramento decisionale?

L’autonomia delle Regioni è molto importante, ma non può andare a discapito dell’unità della Nazione. L’articolo 5 della Costituzione afferma infatti che “la Repubblica è una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali”. Il nostro Paese è molto particolare, lungo e stretto. Esistono differenze culturali notevoli, e le regole vanno adeguate alla cultura e al luogo in cui si esprime. Esistono tante variabili, credo si debba trovare un equilibrio maggiore sia attraverso le regole – chiarendo ulteriormente l’attribuzione delle competenze – sia ricorrendo più frequentemente al dialogo. Però il fatto che viviamo in una campagna elettorale perpetua non permette una seria programmazione e non favorisce il dialogo.

 

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La pandemia ha avuto un grosso impatto anche sul funzionamento delle istituzioni. Persino il parlamento si è trovato a dover modificare alcune procedure a causa dei parlamentari in isolamento e mantenere il distanziamento. Quali crede che saranno gli sviluppi di questo processo?

Periodi come quello che stiamo vivendo producono grandi cambiamenti. Per esempio, tutto ciò che potrà esser fatto a distanza verrà fatto in questa modalità anche fuori dall’emergenza: credo che cambierà il nostro modo di vivere e di approcciarci alla quotidianità. Il che ha delle conseguenze davvero notevoli sulla vita delle persone e sull’economia. Pensiamo all’impatto dello smart working in questi mesi. Certo, è difficile fare previsioni, ma dovremmo avere una visione proiettata al futuro. Sembra però che si cerchi più il consenso immediato che l’interesse effettivo della popolazione. Ecco, l’impegno dovrebbe riguardare l’interesse complessivo della comunità e di ciascuno dei suoi membri, riuscendo magari a usare contenuti di comunicazione che aiutino a far sì che questo scopo trovi sempre maggiore consenso.


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Per la prima foto, copyright: Daniel Sharp su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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