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Riprendere in mano la propria vita. “La stoffa delle donne” di Laura Calosso

Riprendere in mano la propria vita. “La stoffa delle donne” di Laura CalossoLa stoffa delle donne di Laura Calosso (SEM, 2017) è un romanzo che porta il lettore all’interno della psicologia femminile, tra il dedalo di non scelte e condizionamenti che troppe donne, anzi troppi esseri umani, sopportano passivamente senza riuscire a ribellarsi.

Un’opera dove la bambina insegue la donna che l’ha dimenticata, dove l’irrisolto condiziona il presente offuscando il futuro, fino al punto in cui l’ossigeno non giunge più a polmoni infettati dalla malsana routine.

Tutto comincia per Teresa Guerrini l’otto marzo, giorno della festa della donna, data in cui riceve una bolletta esorbitante relativa ai cellulari dei figli Elena e Tommy: lo sconforto la invade e in un vicolo cieco, avvolta dalle tenebre, non le rimane che la fuga. A pensarci bene tutto era iniziato molto prima, quando da bambina aveva assistito alla caduta dell’amichetto Mauro dall’alto di un albero e non aveva avuto il coraggio di cercare aiuto, di confessare di essere stata spettatrice/causa dell’orribile vicenda. I soccorsi sarebbero poi giunti in ritardo e il coma del bambino, generato dall’intervento non tempestivo, ne avrebbe condizionato l’esistenza. Nell’arco del romanzo si alternano il presente della donna e flashback del passato, o meglio del suo passato con Mauro, che ci consentono di comprendere meglio quali sono i macigni che le schiacciano le spalle, il peso dell’omissione che ne ha modificato l’amore e il destino.

 

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Teresa, oppressa da un padre padrone che dispone della verità, la stringe dentro a pugni che mai si aprono in una carezza, serba il rimorso nel cuore, il senso di colpa per aver abbandonato Mauro in quel giorno maledetto. Lui dopo esser uscito miracolosamente dal coma è stato sottoposto a una pesante riabilitazione, senza nessuna garanzia di tornare a padroneggiare il corpo, tormentato da vuoti di memoria che disegnano voragini ingombranti. Gli anni sono trascorsi e dall’amicizia infantile è sbocciato l’amore, amore spontaneo e sincero da parte di Mauro, frenato e filtrato da parte di Teresa, costantemente preoccupata che lui ricordi chi era quella sagoma bianca che aveva assistito alla sua caduta senza chiedere aiuto. Mauro le confida di voler intraprendere la carriera nell’arma dei Carabinieri per donare giustizia, proprio quella che lui sente di non aver ricevuto.

Nel giorno in cui lui sembra aver ricordato, con gli occhi lucidi le chiede di sposarlo. La frattura della verità diviene insanabile e li manterrà lontani per venti lunghi anni. Due decenni di non vita per Teresa, in cui sposa un uomo che l’aveva tradita con la cugina, riprendendoselo indietro dopo averlo condiviso, in cui gli obblighi di mamma e moglie la portano innanzi meccanicamente, come un automa, sulla strada del dovere, dimenticandosi di sé.

Riprendere in mano la propria vita. “La stoffa delle donne” di Laura Calosso

Essere spettatrice della propria vita, di un’esistenza che non è quella che vorrebbe, dove bisogna prendersi cura di ognuno eccetto che di se stessa. Figli ormai grandi che danno per scontato che lei debba asservirsi alle loro necessità e ai loro desideri, un marito invasato che ha trasformato il loro salotto in una sala comizi sulla Trinità e che le richiede di sfamare frotte di finti filosofi e teorici del nulla. Deve continuare a farlo, è quello che tutti si aspettano da lei, che suo padre, che ha sempre dichiarato che la figlia non aveva qualità e non avrebbe mai ottenuto nulla di buono, crede sia il minimo sindacale per non essere catalogata come “insulsa”. Teresa piegata sulla scrivania del suo ufficio, ove la laurea in chimica l’ha condotta, certifica tessuti, sostanze, occupandosi di un controllo qualità atto al risparmio, alla riduzione dei costi, senza preoccuparsi di agenti tossici, sostanze chimiche dannose, che negli anni produrranno schiere di malati di cancro. Ne è addolorata, straziata, ma non può perdere quel lavoro, non può deludere chi si aspetta che lei da bravo soldatino sia la perfetta moglie, madre, lavoratrice. Tutto procede staticamente, tutto è avvolto da grigiume che puzza di pesce marcio, fino all’arrivo di quella bolletta, alla fuga, all’incontro di una manciata di secondi con Mauro in metropolitana, prima di salire, in pantofole, in preda alla saggezza emotiva, su un volo diretto a Amsterdam.

Riprendere in mano la propria vita. “La stoffa delle donne” di Laura Calosso

La protagonista persa in una città sconosciuta, che ai suoi occhi si palesa con poesia artistica, analizza il suo vissuto, facendo i conti con la sensazione di non essere più necessaria per i figli, affrontando l’impotenza verso le dinamiche delinquenziali a cui il suo capo, l’orribile Esoppato, la costringe a sottostare pena il licenziamento, certificando l’avvelenamento di tanti esseri umani. Lei, che cataloga le persone con i termini “naturale” e “sintetico” a seconda di quello che indossano, si ritrova in una piccola stanza d’albergo, dove grazie alla benevolenza di Anish le viene concesso di occuparsi delle pulizie delle camere per saldare il suo debito, dopo aver abbandonato i figli alla ricerca di ossigeno. Ma come dice il saggio Anish «senza passare dalla disperazione si è ciechi per sempre. È una fortuna la disperazione». Attraverso la sua disperazione di donna ritrova la Teresa dimenticata, attraverso la disperazione di due giovani tossicodipendenti riscatta la bambina rimasta immobile di fronte al corpo di Mauro senza vita, grazie al dolore della piccola incontrata nel bagno dell’aeroporto per la forte allergia ai tessuti che indossa una volta tornata in ufficio riscatta gli errori del passato. Di nuovo nei panni della madre, della lavoratrice, ma ascoltando i propri desideri e bisogni. I detti popolari sono saggi, sua nonna le diceva sempre «guarda cosa fanno le erbe grame: mettono lunghe radici sotto le piante buone, cosicché se le devi togliere sei costretto a tirar via anche i fiori. Se non togli le erbacce sul nascere, sarai costretta a strappare buono e cattivo, tutto insieme, e resterai senza niente», ma la storia di Teresa ci dimostra che non è sempre così.

 

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Un romanzo quello della Calosso che ci insegna che non è mai troppo tardi per tornare a essere centrali nella propria vita, riprendendone le redini, un’opera che lascia un sapore dolce tra le labbra che sperano di aprirsi in preda allo stupore di un amore, quello vero, quello che Teresa ha avuto per venti lunghi anni al suo fianco, senza però riuscire ad onorarlo con la verità di una confessione. Non ci è dato sapere se ciò avverrà o meno, ma a me piace sperarlo.


Per la prima foto, copyright: Marcelo Matarazzo.

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