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Riprendere in mano la propria vita a settant’anni. Storia di una liberazione

Riprendere in mano la propria vita a settant’anni. Storia di una liberazioneSpesso sono felice, disponibile in libreria dalla seconda metà di gennaio, si preannuncia come l’atteso ritorno di Jens Christian Grøndahl, uno dei migliori autori contemporanei.

Edito da Feltrinelli e tradotto da Eva Kampmann questo romanzo cattura il lettore facendolo partecipe dei ricordi di un’anziana signora.

Una scrittura incisiva, elegante, capace di restituirci nella maniera più completa uno specchio dell’animo femminile e di una donna particolare, il ritratto di complicate relazioni famigliari, un affresco sul matrimonio e sulla borghesia.

Jens Christian Grøndahl nasce in Danimarca e vive attualmente a Copenaghen. Romanziere, saggista, scrittore per il teatro e per la radio. Ha vinto negli anni alcuni importanti premi come il Premio Jean Monnet nel 2007 e il Premio dei librai danesi nel 1998. Dalle sue opere sono state tratte alcune pellicole cinematografiche oggi in produzione, nel frattempo non resta che leggere Spesso sono felice.

Protagonista e voce narrante di questa storia è Ellinor, una donna di settant’anni. Dopo la morte del secondo marito decide di scrivere all’amica, Anna: danese ma di origini italiane, scomparsa moltissimi anni prima, prematuramente.

 

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L’intero romanzo consiste in questo: una lettera malinconica ma velata di positività e coraggio, un racconto sui ricordi e sugli avvenimenti che hanno segnato la lunga vita di Ellinor, sul suo legame con l’amica scomparsa e sulle speranze che ora la protagonista riversa all’interno di un futuro completamente nuovo nel quale potrà, forse e finalmente, essere se stessa.

Riprendere in mano la propria vita a settant’anni. Storia di una liberazione

Dopo la morte del secondo marito Ellinor sembra avere le idee chiare, ha deciso di cambiare vita e di vendere per questo la casa di famiglia tornando nel quartiere di Copenaghen, nel quale ha trascorso la sua infanzia.

Ci sono alcuni tasselli nella sua vita che l’hanno costretta a vivere una realtà che non le appartiene: da bambina ha sofferto l’assenza di un padre e il dolore di una madre preda dell’insofferenza per un amore impossibile.

Una volta cresciuta ha lasciato che gli anni passassero cercando di ricucire la famiglia che Anna si è lasciata alle spalle.Suo marito e i figli sono diventati per Ellinor anche i suoi, per essi ha speso ogni energia ed è per questo che ora, a settant’anni, sente il bisogno di staccare,  abbattere una piccola parete che possa restituirle la libertà.

Possibile? Ellinor pensa di sì, non solo: agisce per trasformare un desiderio in qualcosa di realmente tangibile.

 

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Più che un salto al futuro però la decisione di Ellinor sembra il tentativo di rimettersi in pari con il passato, lasciato alle spalle e colmo per questo di vuoti, conti in sospeso, rancori, delusioni, paure e sensi di colpa.

Forse è questa la ragione che spinge davvero la protagonista di Jens Christian Grøndahl a fare un passo indietro e a tornare nel quartiere in cui è cresciuta.

Dalla nuova casa può persino vedere la sua vecchia porta d’entrata, una finestra sul tempo, questa è la vera essenza nascosta fra le pagine di Spesso sono felice.

Attraverso la storia di Ellinor, Grøndhal scrive un romanzo emozionante, forse anche troppo, un intricato groviglio di voci che affiorano l’una dopo l’altra grazie a un unico flusso di pensieri.

 

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La ricerca consiste nel portare alla luce una moltitudine di significati, scatole ingiallite dal tempo, sporche di polvere e coperte dalle ragnatele di una soffitta chiusa a chiave.

Primo fra tutti è il significato della vita, una vita al femminile in questo caso, rivelata parola dopo parola nel lento fluire delle pagine che Ellinor dedica all’amica scomparsa.

L’autore scrive con un linguaggio diretto, quotidiano ma allo stesso tempo elegante. Particolarmente abile nell’entrare all’interno di una mente così dissimile dalla sua e nel saperne cogliere ogni sfumatura suscitando nel lettore un’empatia completa e a volte dolorosa.

Seconda nota positiva è la ricerca dell’essenziale, in tutto.

Riprendere in mano la propria vita a settant’anni. Storia di una liberazione

Essenzialità di linguaggio, nella scelta delle parole e nel numero di pagine. La forma della “lettera” è decisiva in questo senso e costringe l’autore a esprimere in poche righe un’intera vita, racconta una storia d’amore afferrando in breve ogni elemento chiave e la regala al lettore ricca di emozioni e passione.

Grøndhal è dotato di un incredibile equilibrio in questo, essenzialità e contenuti, qualità di scrittura e di ricerca nell’ottenere con il minimo dispendio di parole una storia simile a una poesia, delicata e efficace al tempo stesso.

Spesso sono felice è un romanzo sulla vita, sull’amore, sul dolore, sui valori della famiglia ma anche una ricerca sfiancante della libertà. Una ricerca che prende lentamente forma attraverso questa lettera e che al termine del romanzo, a settant’anni, Ellinor può dire di avere a malapena cominciato.

Con Spesso sono felice Jens Christian Grøndahl non delude il lettore e anzi, riconferma la sua presenza fra i migliori autori europei del ventunesimo secolo.

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