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Riflessioni sulla curiosità, il suo ruolo nella storia umana e nella società digitalizzata

Riflessioni sulla curiosità, il suo ruolo nella storia umana e nella società digitalizzataLa curiosità può essere sicuramente considerata una tra le principali caratteristiche della realtà umana. Essa, quindi, può essere intesa, riprendendo un termine spinoziano, come un appetito, una forte tensione e necessità di scoperta che l’uomo ha nei confronti di ciò che gli è, inizialmente, sconosciuto. Numerosi furono i pensatori e gli intellettuali che si interessarono di tale entità psicologica; tra di essi vi fu anche lo scrittore russo Nabokov, il quale la definiva come una “insubordinazione allo stato puro”. Questa posizione apre la strada a una definizione della curiosità come non accettazione di verità definite una volta per tutte e rottura totale delle regole per il raggiungimento di verità e realtà sconosciute, in linea dunque con quella data all’inizio.

La curiosità ha permesso, nel tempo, un accrescimento e un miglioramento delle facoltà cognitive dei singoli individui, in quanto essa tende a sollecitare proprio queste capacità intellettive umane. Lo sviluppo storico e la realtà quotidiana hanno dimostrato che, senza l’essenziale fonte di desiderio, conoscenza, sapienza e scoperta che tale appetito rappresenta, non vi sarebbero stati lo sviluppo e il progresso sociali, culturali, economici e politici attuali. È per questo motivo che è opportuno sostenere l’essenzialità di questa caratteristica umana e concentrarsi soprattutto sulla sfumatura positiva delle sue molteplici definizioni.

 

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Dal punto di vista delle varie epoche storiche, è possibile sostenere che quelle più proficue, che hanno permesso un rapido sviluppo della civiltà, siano state epoche caratterizzate da numerosi pensatori, intellettuali e scienziati “curiosi”. Si pensi, per esempio, al movimento illuminista: esso è stato uno dei movimenti più all’avanguardia della storia umana e si è distinto per numerose scoperte di carattere tecnico-scientifico da un lato, e di carattere filosofico-culturale dall’altro. Basti considerare l’invenzione del cronometro, dell’orologio da tasca o del sestante, strumento utilizzato nei viaggi per mare per misurare l’altezza degli astri all’orizzonte e necessario per la continua volontà dell’uomo settecentesco di scoprire nuovi territori da poter conquistare. L’Illuminismo è anche il periodo dei grandi intellettuali, quali Voltaire, Rousseau, Kant, Beccaria, e dei grandi valori da essi professati come la tolleranza universale o una filantropia mondiale, entrambe frutto di una nuova idea del mondo provocata dalla curiosità. Anche l’epoca successiva a questo periodo, l’Ottocento, fu caratterizzato da numerose scoperte e da un progresso economico molto rapido, merito soprattutto delle due Rivoluzioni industriali che trasformarono, in primis, la concezione del lavoro e, secondariamente, quella degli spostamenti. Entrambe furono una conseguenza logica della continua ricerca di soluzioni per il miglioramento lavorativo e dei trasporti.

Riflessioni sulla curiosità, il suo ruolo nella storia umana e nella società digitalizzata

Come si può notare, la società odierna è di sicuro figlia della “curiosità” delle epoche precedenti, le quali hanno permesso il perfezionamento del vivere sociale, del lavorare in modo più efficiente e di avere come obiettivo primo il progresso continuo. Tale avanzamento incessante, però, non ha avuto solo unapars costruens, in quanto, oggigiorno, la tecnologia è in costante sviluppo e l’uomo non riesce nemmeno a stare al passo con essa. Inoltre, l’introduzione di apparecchi tecnologici quali televisore, cellulare e computer può essere considerata come la pars destruens del processo evolutivo umano, poiché l’uso errato di queste tecnologie non ha portato a un aumento concreto della curiosità nei singoli individui, ma a una sua soppressione. Questo avviene in quanto, avendo sempre a portata di mano uno dei tre strumenti sopracitati, ci si accontenta semplicemente della singola nozione alla portata di un clic senza ricercare connessioni o approfondimenti. Riprendendo le parole della lettera di Umberto Ecoinviata al nipote il 14 gennaio 2014, è necessario che, durante la propria vita, si coltivi la memoria leggendo più libri possibili affinché, al termine del proprio percorso vitale, si possa affermare di “aver vissuto mille vite”. Ciò su cui si concentra lo scrittore è proprio l’essere guidati dalla curiosità al fine di leggere il maggior numero possibile di libri per poter dire di aver vissuto a pieno la propria esistenza.

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Anche Sartori, nel suo trattato Homo Videns, comunica un messaggio intrinseco riguardo alla curiosità: egli sostiene che i singoli individui, all’interno di una società, debbano rielaborare le immagini e le informazioni che derivano dai programmi televisivi per distinguere il vero dal falso; per far ciò devono necessariamente informarsi, analizzare situazioni e fenomeni e, quindi, guidati dal loro essere curiosi, conoscere sempre più cose circa un evento per poter giudicare personalmente, infine, la veridicità o meno del fenomeno considerato. Ciò che si deduce da quanto affermato dai due scrittori è che la curiosità si trova alla base del nostro Io ed è una caratteristica costitutiva del pensiero critico e razionale dell’individuoe che le nuove tecnologie, frutto di una continua ricerca e della stessa tensione alla novità, non fanno altro che sopprimere questo fondamentale attributo dell’intelletto umano. È per questo motivo che sarebbe opportuno utilizzare con maggior raziocinio questi doni della curiosità, affinché essa non venga repressa ma venga esaltata al suo acme per far sì che essa non “divori” sé stessa.


Copyright delle foto, in ordine di inserimento: Joseph Rosales, Emma Frances Logan e Wil Stewart.

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