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Rialzarsi dopo la caduta. “Nei miei panni” di Steve Fortunato

Rialzarsi dopo la caduta. “Nei miei panni” di Steve FortunatoSono trascorsi quasi novant’anni da quell’evento del 1929 che sconvolse gli Stati Uniti e di conseguenza l’intero pianeta. Sto parlando della grande depressione che portò al crollo della borsa di Wall Street e che degenerò in una crisi economica che sconvolse l’intera economia mondiale e che si protrarrà per circa una decina di anni.

Gli anni che sono venuti dopo sono stati caratterizzati dalla guerra, dalla ricostruzione, dal terrorismo fino ad arrivare gli anni Ottanta dove l’ottimismo dilagava in ogni ambito. Anni in cui sembrava che tutto fosse possibile, anni in cui chi aveva uno straccio d’idea poteva realizzarla e magari anche guadagnarci qualcosa, anni in cui feste, eventi erano all’ordine del giorno e tutti sembravano felici e appagati. Le crisi del passato erano lontane e si era certi che non potessero più tornare.

 

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Tucidide diceva che “la storia si ripete”. Bastò qualche decennio e nel 2007, a causa della crisi del mercato immobiliare, gli Stati Uniti si ritrovarono nel baratro di una seconda crisi finanziaria e anche questa ebbe ripercussioni su tutta l’economia mondiale. Ora di quella crisi nessuno parla, alcuni dicono che non è mai esistita, alcuni sostengono che è già passata e altri, che magari l’hanno sentita, l’hanno vissuta, portano ancora i segni sul proprio corpo e nella propria esistenza. Uno di questi è Steve Fortunato.

Di origini piemontesi, ma ormai milanese a tutti gli effetti. Ho avuto l’occasione di incontrarlo, conoscerlo e scambiare qualche chiacchiera davanti a due birre e devo dire che la sua storia mi ha molto colpito. Mi raccontò della sua esperienza da imprenditore di successo che, a causa della crisi del mercato e del marketing in generale, si vede costretto a chiudere la propria attività perdendo non solo il lavoro, ma anche sicurezza, fiducia e salute.

Rialzarsi dopo la caduta. “Nei miei panni” di Steve Fortunato

Una sera si ritrova davanti al proprio computer, apre Word e quel foglio bianco quasi lo invita a scrivere e nel giro di qualche mese completa e propone ai vari editori il suo romanzo d’esordio.

Nei miei panni – A true story (Link Edizioni) è la storia di un uomo di successo che a un certo punto perde tutto quello che ha e in più scopre di avere un brutto male che minerà ulteriormente la sua già difficile condizione di vita. Usando un linguaggio scarno e duro, il protagonista racconta la sua vicenda fatta di anni difficili, situazioni avvilenti, momenti di sconforto che portano a frantumare tutta la determinazione e la caparbietà che aveva quando era ancora un imprenditore di successo.

Essere disoccupati a Milano non è certo una cosa facile. Il protagonista racconta che questa situazione lo porta a diventare impermeabile e indifferente a tutti gli stimoli e, a mano a mano che il tempo passa, comincia a chiudersi in se stesso. Il tutto è un viaggio alla ricerca di una consolazione e di una motivazione che lo aiutino ad affrontare il domani.

Un libro sorprendente, non solo per com’è scritto, ma soprattutto perché si ha la continua impressione che il protagonista ti apra la porta di casa e ti racconti la sua vita senza alcuna inibizione, senza paura, senza dare giudizi e senza giustificare nessuno.

Rialzarsi dopo la caduta. “Nei miei panni” di Steve Fortunato

Steve Fortunato non ha paura di ammettere che il protagonista della storia è lui stesso, che quello che racconta è il suo vissuto e che gli episodi narrati sono accaduti realmente. Si potrebbe quindi parlare non di un vero e proprio romanzo, ma di un’autobiografia, eppure l’autore riesce a coinvolgere il lettore con una capacità e una padronanza della scrittura talmente affascinante che pagina dopo pagina rimani catturato dalla storia che non è più la storia di un personaggio, ma è la voce di tanti che urlano il loro dolore e il loro male interiore. Citando Pirandello, Steve Fortunato è uno, nessuno e centomila.

 

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Un’altra cosa che mi è piaciuta del libro è che l’autore racconta il suo passato fatto di successi, denaro e tutto quello che un imprenditore può desiderare e sullo sfondo si vede una Milano che non c’è più, una Milano che era “da bere”, una Milano che non ha saputo trarre vantaggio dalla sua nomea di capitale morale d’Italia e che nel giro di pochi anni si è trasformata in un luogo arido, mortificante, menefreghista e con una prospettiva di futuro incerto.

Anche gli amici spariscono, ognuno pensa solo a se stesso, al proprio tornaconto, ma il protagonista continua la sua vita sempre con il sorriso ed è così che ricordo Steve Fortunato quando ci siamo visti l’ultima volta. Un uomo che ne ha passate tante, che te le racconta senza alcun problema, anche se sono pugni allo stomaco che fanno davvero male.

So che Steve ha già completato la stesura di un secondo romanzo, forse il nostro protagonista ha trovato la sua rinascita attraverso il potere delle parole.


Per la prima foto, copyright: Taylor Nicole su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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