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“Resistere non serve a niente” di Walter Siti

Resistere non serve a niente[Potete leggere anche un'intervista a Walter Siti nello speciale Premio Strega che abbiamo pubblicato di recente]

Nel recensire Resistere non serve a niente, ultimo romanzo di Walter Siti, arriviamo probabilmente un po’ tardi. Non tanto perché il libro è uscito per Rizzoli più di un anno fa, quanto piuttosto per gli eventi degli ultimi mesi. Parliamo chiaramente del premio Strega, che lo ha inevitabilmente e inesorabilmente posto sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Si aprono così di fronte a chi scrive due possibili percorsi. Il primo è quello che intende seguire il sentiero che ha lo Strega come punto di riferimento e che tiene così in considerazione la sterminata serie di interrogativi che esso apre; è un premio alla carriera per Walter Siti? Il suo era davvero superiore agli altri romanzi arrivati in finale, di autori notevolmente più giovani? Siti si piazza finalmente tra i migliori scrittori italiani in circolazione? Tutte domande per le quali chi scrive non nutre il ben che minimo interesse. Resta allora il secondo percorso; limitarsi a parlare di Resistere non serve a niente, del romanzo di Walter Siti, come se non avesse vinto nessun premio, come se nessuno ne avesse ancora sentito parlare. E scusate allora il ritardo.

L’ultimo interrogativo che ci tocca dribblare riguarda la natura del libro, se esso sia o non sia un romanzo, se non sia piuttosto un libro non-fiction “un po’ romanzato”. Perché il romanzo di Walter Siti racconta la storia di un personaggio, Tommaso, che chiede a Walter Siti di raccontare la sua storia personale sotto forma di romanzo. Ci sarebbe da confondersi, ma i lettori di Sul Romanzo (e qui dovete davvero scusarci il gioco di parole) sanno bene che si tratta solo di espedienti narrativi, “trucchi”, se vogliamo usare una parola banale, che la letteratura ha il potere di utilizzare per raggiungere i suoi scopi. In questo caso prende il nome di meta-narrativa. Con questo “trucco” l’autore si sdoppia di fronte ai suoi lettori; c’è il Walter Siti autore di Resistere non serve a niente e il Walter Siti personaggio che allo stesso tempo è autore del romanzo che Resistere non serve a niente ingloba e racchiude al suo interno. A questo si aggiungono alcuni spazi introduttivi e conclusivi che narrano ai lettori (sia i lettori reali di Resistere non serve a niente, che siamo noi, sia ai lettori immaginari del romanzo incluso nel romanzo) del suo incontro con l’agente finanziario Tommaso, della richiesta fatta da quest’ultimo di poter vedere raccontata la propria biografia.

Resistere non serve a niente è dunque il racconto della vita di Tommaso, della sua adolescenza di ragazzo obeso e appassionato di matematica, cresciuto in una famiglia borgatara e con un padre galeotto. In quegli anni matura la sua voglia di rivalsa e di rivincita nei confronti del mondo intero. L’implacabile bisogno di cibo si trasforma presto in spietata brama di successo, di riconoscimento, nel determinato desiderio di «mettere più cielo possibile tra il sole del futuro e le proprie radici avvelenate e analfabete». Quella che possiamo definire la seconda parte del racconto vede invece Tommaso, non ancora ventenne, divenuto magro grazie a un intervento chirurgico, impegnato a gestire il fondo di investimenti “Persona”. Il narratore percorre le vicende sentimentali di Tommaso, innamorato della modella Gabriella, che riuscirà a possedere carnalmente grazie al denaro, ma con la quale non riuscirà mai a instaurare il legame sentimentale che pure disperatamente vorrebbe. La sua vita si dividerà dunque tra la Gabry e la scrittrice Edith, che invece lo ama, ma per la quale lui non riuscirà mai a provare attrazione.

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Walter SitiE fin qui Walter Siti è bravo a trascinare i suoi lettori tra le fessure dell’alta finanza, fra i tavoli di potere, a guidarli dentro i dilemmi esistenziali di un povero ragazzo obeso che ha potuto sfiorare con mano l’onnipotenza del denaro, la sua forza dirompente. Il sesso, il rispetto, il prestigio, tutto può essere comprato. Siti si muove nei meandri del desiderio umano, tra le tumorali e catastrofiche pieghe della voglia di accumulazione senza sosta della società capitalistica. Il denaro viene allora mostrato per quello che è, metafora autoreferenziale, l’unico discorso rimasto possibile nella nostra epoca, la chiave per aprire tutte le porte. Il denaro è il veleno e la medicina, contiene tutte le gioie e ogni tormento. Eppure, nonostante la scrittura consapevole di Siti, non si riesce ad evitare, in queste prime sezioni del romanzo, la fastidiosissima sensazione che tutto lo sforzo narrativo, che tutta quella impalcatura romanzesca, non serva infine che a suggerire una banalissima perla di moralità, ovvero che il denaro compra tutto ma non la felicità («Si è chiesto tante volte, confusamente, quale onnipotenza potesse consentire il denaro – ora lo sa, l’onnipotenza sarebbe possedere davvero Gabriella; ma per possedere lei davvero il denaro non basta […] Il segreto dei soldi non è fare ma sapere di poter fare). E sarebbe davvero troppo poco. Non bastano le brevi, interessantissime illustrazioni del funzionamento del sistema finanziario globale, né alcuni splendidi aforismi filosofici di Siti a riscattare del tutto la lettura (potremmo anche dire che non basterebbero a giustificare lo Strega, ma abbiamo deciso di non seguire questo percorso).

Tutto questo però fino all’ultima parte, quando «il patto cambia». Quando cioè Tommaso decide di togliersi la maschera di fronte al Siti personaggio e narratore del romanzo riportato in Resistere non serve a niente, o forse sarebbe meglio dire che decide di indossare un’ulteriore maschera finzionale (pessimo anglicismo) di fronte ai lettori. Nelle ultime, potentissime cento pagine scopriamo chi è davvero Tommaso e per chi lavora, a quale piramide appartiene, come ha fatto a diventare chi è. A questo punto anche il Walter Siti autore di Resistere non serve a niente si toglie la sua maschera; smette di fingersi interessato alla storia che sta raccontando per dedicarsi al suo vero intento (o perlomeno quello primario); passare al setaccio la nostra società, la realtà in cui siamo immersi fino al collo, senza rendercene conto. Siti descrive, attraverso le parole dei suoi personaggi, con una tecnica che sta a metà tra il saggio giornalistico e il reportage, i rapporti tra la criminalità e la finanza, i giri illeciti di capitali sporchi, l’impotenza e la collusione della politica, gli scempi di Gioia Tauro e dell’Expo 2015, anticipa persino gli ultimi colpi di coda della marionetta Berlusconi. Siti ci mostra insomma, con precisione e competenza, la complessissima macchina che controlla la nostra società, questo poliedro dalle innumerevoli facce, alla cui base e alla cui altezza sta il denaro.

Le carte sono adesso tutte scoperte, tutte le tessere del puzzle sono sul tavolo; dentro Resistere non serve a niente ci sono tutti i temi cari a Walter Siti, l’interesse per il male nelle sue forme, l’agnostica convinzione che il mondo e l’uomo siano essenzialmente imperfetti e incorreggibili, l’ossessione per il desiderio, anche e soprattutto nelle sue forme più eccessive, la forza distruttiva delle passioni. E solo l’abilità di un grande scrittore può riuscire, come in effetti riesce, a tenere insieme tutti i pezzi in maniera solida ed efficace. Perché all’interno di questo arzigogolato mosaico c’è una voce ben riconoscibile, un suono di sottofondo che è forse la nota più bella e potente dell’intero romanzo; dentro questa nota, che risuona nelle parole ed echeggia nei gesti dei vari personaggi, si nasconde un profondo disagio, una disperazione acutissima e struggente, un senso di commiserazione per un dolore e un destino comune. Siti prova a essere cinico fino in fondo e per questo ci avverte subito che «resistere non serve a niente». Tutto è troppo viziato, corrotto, compromesso. Eppure quella malinconia armoniosa, quella rassegnazione serena lo tradiscono. Parlano più di quanto lui forse non vorrebbe. E resistere sembra allora l’unica cosa che possiamo fare, nonostante tutto, proprio perché è un gesto disperato. Proprio perché non serve a niente.

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