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Referendum trivelle, ha vinto il vuoto democratico

Referendum trivelle, ha vinto il vuoto democraticoEra evidente fin dagli exit poll del mattino che l’affluenza non sarebbe stata alta e che avrebbe prevalso una disomogeneità politica tra le diverse regioni, soprattutto al sud dove la campagna referendaria ha visto attivarsi la contrapposizione interna al Pd tra il governatore pugliese Michele Emiliano e i seguaci del governo nazionale.

Il dato è certamente basso, ma rivela una frattura nel Paese e un consolidamento del non voto anche nelle aree “morali” della democrazia (come l’ambiente e le risorse energetiche). I commenti politici a caldo non riferiscono di questa frattura, la sorvolano, quando in realtà essa è il dato più interessante e più difficile da leggere di questa consultazione referendaria. Non erano in ballo soltanto i prolungamenti delle concessioni alla trivellazione, ma si è trattato di un test sulla tenuta dell’ambientalismo in questa delicatissima fase storica italiana. Mentre un terzo dell’elettorato si attiva e risponde fieramente che le trivellazioni non hanno più senso, i restanti due terzi preferiscono non esprimersi, lasciando al caso di risolvere la vicenda.

 

 

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Siamo dunque dentro un declino delle responsabilità popolari che fa spavento, che coinvolge fasce giovanili di astenuti e fasce adulte di astensionisti ormai cronici, che smonta la democrazia e dà ragione a chi, come il Presidente del Consiglio, fa dello spot politico lo sport quotidiano.

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Gli italiani voltano le spalle alle urne, si dirigono verso una specie di rimessa della partecipazione, restano in tribuna e non hanno voglia di giocare. Eppure questa volta sembrava essersi riattivata la partecipazione, con presidenti di regione sul campo, comitati, partiti a fare iniziative nei quartieri, nelle città. Non è bastato per recuperare la disaffezione cronica, non è servito a riportare a votare i delusi, gli scontenti e gli indifferenti.

Referendum trivelle, ha vinto il vuoto democratico

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C’erano tutti i presupposti per arrivare a un abbondante quaranta per cento, dignitoso e onesto, e invece ci si è fermati lungo una soglia che, a guardarla bene, mette in crisi il governo – perché ci son quasi quindici milioni di italiani che votano diversamente dalle indicazioni di Renzi – ma non soddisfano le opposizioni, che sono scivolate nelle ultime settimane dal dibattito meramente contenutistico sul referendum a quello più politicista di una battaglia contro il premier.

L’esito vero è una frantumazione ulteriore del quadro politico, di isolamento del Pd dalle altre forze e di impossibilità di dialogo tra le opposte fazioni dentro la società.

 

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Parte nel peggiore dei modi la campagna per la prossima prova referendaria dove, dobbiamo ricordarlo, il quorum non serve. E dunque a vincere non sono stati i lavoratori delle piattaforme, che avrebbero comunque conservato il lavoro, ma l’accelerato declino italiano verso un vuoto democratico ingovernabile.

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