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"Ready Player One", il 2045 di Ernest Cline portato sullo schermo da Steven Spielberg

"Ready Player One", il 2045 di Ernest Cline portato sullo schermo da Steven SpielbergEsce nelle sale il 28 marzo Ready Player One, il film che Steven Spielberg ha tratto dal romanzo omonimo di Ernest Cline (DeA Planeta, 2018 – traduzione di Laura Spini), scrittore statunitense che ha collaborato col regista nella stesura della sceneggiatura.

Siamo in un futuro più distopico che mai: nel mondo sovraffollato del 2045 le città sono squallidi agglomerati di costruzioni fatiscenti, dove si campa alla meno peggio e si cerca di trascorrere il maggior tempo possibile indossando visore e guanti aptici per trasferirsi virtualmente in OASIS, un gigantesco mondo immaginario creato dall'eccentrico mago della tecnologia James Donovan Halliday (chiaramente ispirato a Steve Jobs), dove ognuno può crearsi un avatar e vivere le esperienze più disparate.

 

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È quello che fa anche Wade Watts, un ragazzo dall'aspetto anonimo, costretto dalla scomparsa dei genitori a convivere con una zia strampalata e i suoi amanti occasionali in un container accatastato in mezzo a molti altri a Columbus, Ohio, ma che in OASIS diventa Parzival, acconciato come un musicista dei Duran Duran e pilota spericolato di una DeLorean, l'auto immortalata da Ritorno al futuro. Sì, perché anche se siamo nel 2045, il film è un inno alla cultura pop degli anni Ottanta, di cui Cline è fan dichiarato, in un gioco continuo di rimandi cinematografici e musicali.

"Ready Player One", il 2045 di Ernest Cline portato sullo schermo da Steven Spielberg

Quando Halliday muore, lascia un video in cui lancia una gigantesca caccia al tesoro: chi troverà, risolvendo una serie di indovinelli complicati, le tre chiavi magiche che ha nascosto in OASIS conquisterà non solo l'immenso patrimonio di Halliday, ma anche la proprietà e il controllo del mondo virtuale. Mentre Parzival e i suoi amici si lanciano nell'impresa, si muove anche la mega azienda IOI, guidata da un capo che, oltre a essere cattivo, è naturalmente molto antipatico, e pronto a fare di tutto pur di ridurre in suo potere, attraverso il controllo di OASIS, la popolazione del pianeta.

"Ready Player One", il 2045 di Ernest Cline portato sullo schermo da Steven Spielberg

Anche in questo film Steven Spielberg mostra tutto il suo amore per il cinema, disseminando a piene mani citazioni di film famosi, sia pure rivisti con una certa ironia, che faranno la gioia dei cinefili (manca, purtroppo, la parte che nel romanzo si ispirava alla saga di Star Wars, per il veto posto dalla Disney che ne detiene i diritti), ma pur nella rigidità di una trama classica e scontata riesce a far riflettere lo spettatore sulla dicotomia tra reale e virtuale che sta diventando l'emblema della nostra contemporaneità.

 

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Nel mondo di OASIS tutti possono essere completamente diversi da come sono nella vita reale: più belli, più forti, più seducenti, senza quei lati negativi di cui il destino ha voluto caricare ognuno di noi. Ma, come saggiamente ammonisce Aech, uno degli amici a cui Parzival confessa il suo interesse per la bella centaura Art3mis, non si può prescindere dalla realtà: Hai una cotta per lei? Nella vita reale potrebbe essere un obeso con le nocche coperte di peli. E la lotta finale per la conquista di OASIS si giocherà proprio in un interscambio frenetico tra mondo reale e mondo virtuale, in un crescendo di rivelazioni, a volte anche comiche, ma con un richiamo costante al messaggio di fondo del film: cerchiamo di non diventare del tutto schiavi della tecnologia e restiamo ancorati il più possibile alla realtà.

"Ready Player One", il 2045 di Ernest Cline portato sullo schermo da Steven Spielberg

Spielberg dirige quindi un film che si rivolge in primo luogo ai giovanissimi, nati già nel mondo digitale, ma che strizza un occhio anche alle possibili nostalgie dei quarantenni di oggi, cresciuti in quegli anni Ottanta ampiamente celebrati nel corso di Ready Player One.

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