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“Rais”, Simone Perotti racconta la pirateria nel Mediterraneo

“Rais”, Simone Perotti racconta la pirateria nel MediterraneoEsce per Frassinelli Rais, il nuovo libro di Simone Perotti, uomo di mare e scrittore eclettico, che negli anni scorsi ha pubblicato alcuni testi molto interessanti, occupandosi delle problematiche del lavoro, come nel saggio Adesso basta (Chiarelettere, 2009) e nel romanzo Un uomo temporaneo (Frassinelli, 2015), della condizione maschile con Dove sono gli uomini? (Chiarelettere, 2013) e del mare, sua grande passione, nel noir Uomini senza vento (Garzanti, 2010).

Con Rais Perotti affronta con grande bravura un territorio letterario complesso, quello del romanzo storico, raccontandoci la vita avventurosa di un personaggio realmente esistito: Dragut Rais, nato in Anatolia, rapito bambino per essere cresciuto come giannizzero, il corpo scelto delle milizie ottomane, e divenuto in seguito il più feroce pirata del Mediterraneo, contemporaneo e rivale dell’ammiraglio genovese Andrea Doria nel XVI secolo.

 

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Di questo romanzo, molto vasto e complesso, abbiamo chiacchierato in anteprima con l’autore, tra gli organizzatori del progetto Mediterranea, una spedizione che impegna un grande yacht a vela a navigare per cinque anni nel Mar Mediterraneo per studiarlo dal punto di vista nautico, culturale e scientifico.

Perché scegliere come protagonista proprio un pirata musulmano del XVI secolo? Come sostiene Perotti, uno dei paradossi della letteratura italiana è che i nostri scrittori, pur vivendo in un Paese con un ricchissimo passato culturale, hanno quasi del tutto ignorato il territorio del romanzo storico: paradossalmente, conosciamo le vicende salienti della storia di altri Paesi, che ci sono state raccontate da quegli autori stranieri che hanno ambientato i loro romanzi nel passato, meglio di tanti passaggi cruciali della storia italiana, in cui nessuno ha mai pensato di ambientare delle narrazioni.

“Rais”, Simone Perotti racconta la pirateria nel Mediterraneo

Il secondo paradosso è che, in un Paese bagnato per tre quarti dal mare, poco o nulla si sappia di tutto ciò che riguarda le imprese di generazioni di grandi navigatori. Nei Malavoglia di Giovanni Verga, sottolinea divertito Perotti, il mare, che pure determina le sorti dei protagonisti, non viene mai descritto; per non parlare di Emilio Salgari, maestro dei romanzi d’avventura, che però nei suoi libri ci racconta mondi del tutto inventati, come gli inesistenti pirati della Malesia o i trascurabili corsari che operarono per breve tempo nelle Antille. Non esiste, insomma, uno scrittore italiano che ci abbia effettivamente raccontato le storie della gente di mare, che sono state decisive nello sviluppo del nostro Paese.

 

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Chi si è mai occupato dell’affascinante storia dei veri pirati, perlopiù musulmani ma non solo, che per secoli hanno scorrazzato nel Mediterraneo? Chi conosce la vita di Andrea Doria, considerato il più grande uomo di mare del suo tempo? Chi si è mai chiesto quali siano state le vere motivazioni che spinsero Colombo a intraprendere i suoi viaggi verso Occidente fingendo di voler raggiungere le Indie?

“Rais”, Simone Perotti racconta la pirateria nel Mediterraneo

Perotti, che ha scritto questo romanzo dopo anni di ricerche storiografiche molto accurate, è affascinato dalla teoria, suffragata da molti documenti antichi, secondo cui Cristoforo Colombo doveva avere a disposizione molti elementi per teorizzare l’esistenza di un continente a ovest dell’Europa. La notizia delle sue scoperte gettò nel panico l’impero ottomano, che non era ancora in grado di costruire navi adatte ad affrontare l’Oceano e intuiva che il prevedibile sviluppo economico di Spagna e Portogallo, la cui potenza cresceva grazie alle ricchezze del Nuovo Mondo, avrebbe presto sconvolto gli equilibri di forza esistenti, riducendo il ruolo chiave del Mediterraneo. Di tutto questo anche nelle nostre scuole si studia ben poco, nonostante la cruciale posizione geografica dell’Italia, posta proprio al centro del Mediterraneo.

C’è veramente tanto, in Raisnelle cui pagine si alternano quattro voci diverse: un narratore che racconta la vita di Dragut, una donna molto vecchia che risponde alle domande di un inquisitore sui suoi rapporti con il pirata, una spia ottomana incaricata di scoprire la verità sui viaggi di Colombo, e infine lo stesso Dragut, ormai anziano, che si confida con il giovane aiutante nel corso della sua ultima impresa militare. Voci che Perotti è riuscito a rendere credibili e ben differenziate una dall’altra.

“Rais”, Simone Perotti racconta la pirateria nel Mediterraneo

Un po’ a sorpresa, Perotti dichiara di essersi immedesimato soprattutto nel personaggio femminile di Bora, la cui costruzione lo ha affascinato a tal punto da portarlo a sacrificare pagine riservate in origine agli altri personaggi per concederle uno spazio maggiore senza appesantire il libro (che sfiora in ogni caso le 500 pagine): non accade spesso di ascoltare una dichiarazione di questo tipo dalla voce di un autore di sesso maschile.

Con questo romanzo, Simone Perotti conferma la sua personalità molto sfaccettata di autore che scrive senza curarsi troppo degli schemi e dei cliché. Secondo lui, del resto, la narrativa contemporanea viene scritta soprattutto per ingraziarsi il lettore, nel senso di offrirgli un prodotto “facile” e rassicurante, che si legga senza difficoltà, fatto magari di frasi brevi e che non impegnino troppo. Un libro, insomma, uguale al precedente che si è letto e magari anche a quello che si leggerà dopo, dal quale però il lettore non imparerà nulla e non ricaverà niente di nuovo: ecco, Rais è l’esatto contrario di tutto questo.

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