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Raccontare la vita di tutti i giorni. Intervista a Sara Rattaro

Raccontare la vita di tutti i giorni. Intervista a Sara RattaroOgni giorno, senza sosta, lavoriamo per costruirci dei punti fermi, appoggi su cui fare sempre riferimento nella confusione delle città e delle nostre vite. Quando poi troviamo qualcosa a cui aggrapparci cerchiamo di tenercelo stretto e di non lasciarlo andare.

Ed è proprio per questa ragione che la protagonista del nuovo romanzo di Sara Rattaro, Fosca, quando suo marito la lascia rivelandole di essere omosessuale, è assalita da una sofferenza terribile. «Cos’è successo? Come ho fatto a non accorgermi di nulla?» si chiede.

Così fugge da Milano e torna a Genova, la città che le ha dato i natali. Qui incontra Valeria, sorridente e all’apparenza perfetta. Tra le due donne nasce una di quelle amicizie che salvano la vita.

Abbiamo intervistato Sara Rattaro, instancabile narratrice del quotidiano e dei moti dell’animo, tornata in libreria con Uomini che restano (Sperling & Kupfer).

 

Una storia di amicizia, quella tra Fosca e Valeria, che ci ricorda quanto bene faccia ascoltare. Un anziano signore una volta mi ha detto che non è un caso che abbiamo due orecchie e soltanto una bocca. Oggi, grazie alla tecnologia, comunicare è estremamente più facile rispetto al passato, eppure spesso abbiamo la sensazione che instaurare un dialogo reale, in cui ci sia comprensione reciproca, sia difficilissimo. Cosa stiamo sbagliando?

La verità è che non solo ascoltare è difficile ma lo è anche parlare. Molto spesso è molto più immediato e semplice confidarsi con qualcuno che non conosciamo piuttosto che coinvolgere le persone che dividono con noi la vita. Una delle cose che più mi fa riflettere è la quantità incalcolabile di account falsi che sono creati in rete. É come se riuscissimo a essere realmente noi stessi sotto falsa identità e, allo stesso tempo, dipingiamo i nostri profili reali come qualcosa di molto più entusiasmante di quello che forse sono.

La comunicazione, soprattutto quella personale, è una scienza molto sottovalutata, purtroppo.

Raccontare la vita di tutti i giorni. Intervista a Sara Rattaro

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Il “tempo” è spesso evocato nel corso della storia, come una sorta di personaggio dalla parte dei protagonisti. Perché nella vita di tutti i giorni ci pare un nemico invincibile?

Perché lo diamo per scontato. Non tanto il tempo in sé, ma le sue componenti come la giovinezza o la fugacità. Perdiamo più tempo a rammaricarci di non aver goduto di un attimo prezioso che a impegnarci a far sì che non ricapiti.

 

Genova, la sua città natale, è il luogo per Fosca per ricominciare. Quale immagine vuole dare di Genova nel romanzo?

L’immagine che conosco. Genova è bellissima ma non è una signora facile da gestire. É poetica nel suo essere distaccata e ruvida. Aver atteso otto romanzi prima di raccontarla, la dice lunga su di lei. Aveva bisogno di tempo per decidere di esporsi e dell’occasione giusta.

Raccontare la vita di tutti i giorni. Intervista a Sara Rattaro

Uno dei temi che affronta è il senso di colpa. In uno dei passi in corsivo che inframezzano la narrazione scrive: «Gli esperti definiscono il senso di colpa come un’emozione che ci aiuta a mantenere buoni rapporti sociali, è un monito che ci spinge a fare determinate scelte. In questo mondo, invece, sentirsi in colpa è la prima regola per essere una vera donna». In questo passo c’è una forte condanna alla società. Ce ne vuole parlare?

Me la prendo con la nostra educazione. Non esiste una sola donna che respira che non si sia sentita dire “Vedi di non andartela a cercare” almeno una volta. Questo assunto così scontato non mina soltanto l’obiettività dei grandi casi di cronaca ma contagia e inquina tutte le scelte che facciamo. Se non cambiamo il modo di educare i figli non combatteremo mai la discriminazione di genere.

 

Quali sono gli autori e le autrici a cui si ispira? Spesso ho avuto l’impressione che ci fosse anche il cinema dietro questa storia. Sbaglio?

Mi dicono spesso che i miei libri “si vedono” e questo mi lusinga. Sono appassionata di storie ben raccontate che sia cinema, teatro o narrativa poco importa. L’importante è che interessi e mi emozioni.

Ho avuto la fortuna di avere un nonno che ha integrato la mia cultura classica e scolastica con la letteratura Americana, primi tra tutti, Hemingway e Steinbeck. Oggi, però, leggo soprattutto le autrici. Dalla Munro alla Lessing, dalla Picout alla Dunne.

 

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La vita è costellata di prove dure che non avevamo messo in conto di dover affrontare. Eppure sono proprio quei momenti che non avevamo messo in conto a definire chi siamo e a finire al centro delle storie che amiamo. Da cosa prende ispirazione per le sue storie?

Racconto la vita di tutti i giorni. Per nessuno di noi è mai davvero semplice e priva di ostacoli. Certo, viviamo dei periodi di pace che però sono destinati ad accogliere nuove tempeste. Non bisogna andare lontano per fare della narrativa. Le storie sono già qui, hanno solo bisogno di essere raccontare nel modo giusto.


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Per la prima foto, copyright: Ivan Karasev.

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