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Raccontare l’inverno da una prospettiva diversa

Raccontare l’inverno da una prospettiva diversaL’invenzione dell’inverno è l’ultimo lavoro dello scrittore e giornalista canadese Adam Gopnik, pubblicato in Italia da Guanda nella traduzione di Isabella C. Blum.

Adam Gopnik scrive per il «New Yorker» dal 1986, ha curato l’antologia American in Paris durante il suo lungo soggiorno parigino per l’organizzazione no profit Library of America, e ha scritto le introduzioni alle nuove edizioni delle opere di Maupassant, Balzac, Proust e Alain Fournier. Gopnik è autore di diversi saggi molto originali che affrontano argomenti insoliti e originali, come ad esempio Da Parigi alla luna (2013), In principio era la tavola (2012) eUna casa a New York (2012) tutti editi da Guanda.

L’invenzione dell’inverno muove dall’idea che l’inverno sia una stagione tradizionalmente amata da pochi perché fredda e buia. Tuttavia, se guardiamo all’inverno da un’altra prospettiva, magari da una stanza calda e accogliente, allora l’inverno si trasforma, mostrando il suo lato altrimenti nascosto. Gopnik va alla ricerca del fascino dell’inverno e lo fa in un gioco di contrasti che vedono protagonisti la luce e il buio, il calore e il gelo, le albe e i tramonti.

Ecco quindi che le pagine si riempiono di paesaggi innevati, di cristalli di neve e di città imbiancate. Di vetri appannati e di focolari domestici, animati da luci soffuse, candele e intimità. Nella reinvenzione di Gonpnik l’inverno perde il suo rigore convenzionale e si carica di romanticismo. È la stagione del Natale, è l’attesa dell’estate che verrà.

Raccontare l’inverno da una prospettiva diversa

L’inverno secondo Gopnik non è una stagione come le altre: il freddo si ammira e apprezza solo se siamo al riparo, dietro un vetro o nel tepore di una stanza riscaldata perché «alla gente piace starsene al caldo e guardare scene invernali». Gopnik dunque scrive una vera e propria dichiarazione d’amore per l’inverno e mette insieme quelle che sono stati nel corso dei secoli i grandi omaggi alla stagione fredda: le musiche di Schubert e Vivaldi, i dipinti di Turner, Friedrich e dei fiamminghi come Bruegel (come dimenticare il bellissimo I cacciatori della neve o I pattinatori), le poesie di Puškin e di Cooper e i racconti di Dickens.

 

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Il libro si divide in cinque capitoli che Gopnik chiama «finestre» e sono l’inverno romantico, l’inverno estremo, l’inverno della rigenerazione, l’inverno ricreativo e l’inverno nel ricordo. Nel testo l’autore compone come un collage di tessere che come fossero dei riquadri raccontano l’inverno.

Tessere di questo mosaico sono Babbo Natale che vola sulla slitta, l’Inverno di Vivaldi, i quadri futuristi sugli iceberg e le stampe giapponesi, le fiabe tradizionali come La Regina delle nevi. E ancora, l’invenzione del riscaldamento nell’austera Gran Bretagna di inizio Ottocento, le esplorazioni polari di Ottocento e Novecento, le nuove tendenze urbanistiche come il winter cities movement, segno di un nuovo modello urbano che in piena epoca di surriscaldamento globale si sta facendo spazio dalla Finlandia fino al Canada.

Raccontare l’inverno da una prospettiva diversa

L’invenzione dell’inverno si legge come fosse un romanzo ma è un vero e proprio saggio e a dimostrazione di ciò c’è la dettagliatissima bibliografia, scandita per ogni singola finestra.

L’inverno di Gopnik fa sognare e fa tornare bambini perché leggendo si ripensa ai Natale trascorsi, agli inverni di quando si era bambini, ai riti della stagione fredda. In questo suo lavoro l’autore regala a chi legge un’idea di inverno nuova, diversa, insolita ma soprattutto è un invito a non fermarsi a guardare le cose da prospettive convenzionali. Bisogna cercare lo straniamento, il punto di vista insolito che mostra l’altro lato delle cose.

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