In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Raccontare l’amicizia femminile. Intervista a Ruth Ware

Raccontare l’amicizia femminile. Intervista a Ruth WareCorbaccio riporta in Italia Ruth Ware con il suo nuovo romanzo Il gioco bugiardo (2017 – traduzione di Vincenzo Perna e Sara Puggioni), dopo il notevole successo dei suoi libri precedenti, L'invito (2015 – traduzione di Valeria Galassi)  e La donna della cabina numero 10 (2016 – traduzione di Valeria Galassi).

Protagonista è, come nei romanzi precedenti, una giovane donna che si ritrova coinvolta in situazioni impreviste. Questa volta si tratta di Isa, poco più che trentenne, che lavora in un ente pubblico e vive a Londra con il compagno Owen e Freya, la loro bimba di sei mesi, in un contesto apparentemente sereno ed equilibrato.

Un giorno, però, Isa riceve un breve sms da Kate, ex compagna di scuola con cui è rimasta in contatto, anche se non si vedono da diversi anni: «Ho bisogno di voi» recita laconicamente il messaggio, ma queste poche parole bastano a convincere Isa a lasciare Londra, Owen e il lavoro per salire su un treno, portando con sé Freya che sta ancora allattando, e raggiungere la casa di Kate, un vecchio mulino in rovina sul mare, non lontano dalla cittadina di Salten e dal collegio dove si sono conosciute.

Qui arrivano anche Thea e Fatima, con cui diciassette anni prima Isa e Kate avevano formato un quartetto inseparabile: la loro specialità era "il gioco delle bugie", una gara continua, con tanto di punteggio e classifica, a chi inventava frottole sempre più grosse e riusciva a farle passare per verità. Insieme, però, condividono da sempre un segreto pesante, anche se ora le quattro ragazzine sono cresciute e appaiono cambiate, soprattutto Fatima e Isa, che si sono fatte una famiglia e avvertono molto l'importanza della maternità: non esitano tuttavia a mettere a rischio le loro vite consolidate per aiutare Kate ad affrontare un grave problema che riemerge improvvisamente dal passato.

Ma si può rischiare di perdere tutto in nome dell'amicizia?

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Thriller psicologico ad alta tensione, Il gioco bugiardo immerge il lettore nell'atmosfera cupa e desolata di un luogo selvaggio che appare fuori dal tempo e dallo spazio, pur essendo collocato geograficamente non molto lontano da Londra, e dove le forze della natura tendono ad avere spesso il sopravvento. 

Ne abbiamo parlato con Ruth Ware, giunta a Milano in occasione dell'uscita italiana del libro.

Raccontare l’amicizia femminile. Intervista a Ruth Ware

Come ha scelto l'argomento del romanzo?

Quando è uscito il mio primo libro, L'invito, ho letto una recensione che diceva che avevo fatto per l'amicizia tra donne quello che L'amore bugiardo di Gillian Flynn aveva fatto per il matrimonio, in pratica che avevo descritto un'amicizia assolutamente tossica. Ero molto colpita da questo paragone, ma mi sono anche sentita in colpa verso le mie carissime amiche. Il mio secondo libro tratta argomenti del tutto diversi, ma quando ho iniziato a scrivere questo ho deciso che volevo parlare dei lati belli dell'amicizia femminile, parlare di cosa sono capaci di fare delle donne quando sono amiche tra loro.

Nei primi due libri le protagoniste erano giovani donne, una sui vent'anni e l'altra di qualche anno più vecchia, ma non mi capitava spesso di leggere dei libri che avessero come protagoniste donne della mia età, ultratrentenni e che avessero avuto da poco dei figli: desideravo scrivere qualcosa su una donna che si trovasse ad affrontare le mie stesse sfide, come gestire la maternità, la famiglia, il lavoro, gli amici, le pressioni che si ricevono. Volevo poi scrivere un libro in cui si parlasse di quello che si è disposti a fare da quando si diventa genitore. È quel momento particolare della vita in cui si affronta il passaggio dall'essere giovane e disposto a fare di tutto per gli amici, a quando ti nasce un figlio, e improvvisamente l'asse si sposta verso il partner, la famiglia, i figli.

 

Si parla tanto di amicizia femminile e sono molti i romanzi che la mettono al centro. Questo succede perché un gruppo di donne presenta personalità più sfaccettate, permettendo a un autore di lavorare di più sui sentimenti, mentre l'amicizia maschile rappresenterebbe un altro tipo di sfida? È abbastanza raro leggere storie di amicizie maschili.

Forse scrivo di amicizie femminili semplicemente perché sono una donna e questo mi porta a essere più interessata all'argomento, mi rende più facile capire cosa può pensare una donna e quali possono essere le dinamiche che nascono in un gruppo di amiche. Se devo parlare di un uomo, devo provare a mettermi nei suoi panni e questo mi costa uno sforzo maggiore.

A me sembra che i libri sull'amicizia femminile non siano poi tanti, si parla molto di più dell'amore romantico. In Italia avete Elena Ferrante, che mi piace moltissimo, i cui libri sono proprio incentrati sull'amicizia femminile. È vero che sono ancora meno i libri sull'amicizia maschile, ma non saprei dire perché.

 

Qual è il limite dell'amicizia?

Questo è proprio il nocciolo del libro, quello che si cerca di esplorare. Quando smetti di andare in soccorso di un amico? Ho amici per cui farei qualsiasi cosa e darei fino all'ultimo euro, ma ad altri non affiderei mai neanche il mio gatto. Il romanzo cerca di definire i limiti dell'amicizia per ciascuno dei personaggi, ma anche cosa succede quando ci si avvicina troppo a quei limiti, soprattutto quando crolla il senso di fiducia che si nutre verso gli amici.

 

Com'è nata l'idea del gioco delle bugie?

Quando ho iniziato a scrivere il libro sapevo che volevo parlare di amicizia, e che volevo creare come contesto un collegio, perché i personaggi dovevano essere lontani dalle famiglie, dai genitori, per creare un'atmosfera molto intensa, dove il gruppo di amiche era destinato a sostituire la famiglia. Volevo anche inserire un elemento tossico, all'inizio lo avevo chiamato "il gioco dell'affondare", perché le ragazze dovevano fingere di affogare per vedere che reazioni suscitavano, ma quest'idea non funzionava granché. Poi ho pensato che sarebbe stato più interessante raccontare delle menzogne su cui i personaggi finivano per costruire le loro vite, in realtà facendone una specie di muro per sopravvivere in opposizione al resto del mondo. Del resto, qualsiasi scrittore è un bugiardo professionista, perché deve inventare delle storie.

Raccontare l’amicizia femminile. Intervista a Ruth Ware

Come ha creato i quattro personaggi e perché ha scelto di raccontare la storia in prima persona dal punto di vista di Isa?

Ho sempre voluto creare quattro personaggi, perché desideravo mostrare come la storia centrale del libro potesse avere effetti diversi su persone diverse, ed è vero che le vite delle protagoniste seguono percorsi differenti. Isa sembra aver sepolto tutto sotto la sabbia, Kate si porta sulle spalle il peso del passato, Fatima sembra aver trovato rifugio nella fede, Thea si è data all'alcool. Isa è la narratrice perché è diventata madre da poco, e m'interessava mostrare fino a che punto una madre può rischiare di mettere in discussione persino il proprio figlio.

Avevo pensato di dividere il libro in varie parti e farne raccontare ciascuna a un personaggio diverso, ma siccome i personaggi partivano da esperienze comuni, e non erano poi così lontane tra loro, sarebbe stato difficile dare a ciascuno una voce ben distinguibile e identificabile. Spesso io stessa trovo difficile seguire le narrazioni di personaggi diversi all'interno del medesimo romanzo.

 

Desideri migliorare il tuo inedito? Scegli il nostro servizio di Editing

 

Il luogo è il quinto protagonista del romanzo, così isolato e angosciante. Mi ha fatto pensare a certi romanzi gotici, ad alcuni capolavori come Jane Eyre, Il mulino sulla Floss, ma anche alla saga di Harry Potter.

L'amibientazione nel vecchio mulino l'ho decisa subito. Qualche anno fa ero in vcanza ni Francia, in un un paesino della Bretagna dall'aria molto caratteristica ma un po' gotico, un po' tetro, dove mi è capitato di vedere una palude in cui sorgeva un vecchio mulino, che mi ha colpito molto, tanto che ho pensato che avrei potuto ambientarci un romanzo. Ci sono voluti alcuni anni, ma poi l'ho fatto.

Ho studiato letteratura inglese e quindi ho letto tanti romanzi classici. Jane Eyre è stata di sicuro una fonte d'ispirazione, Il mulino sulla Floss purtroppo non l'ho letto e adesso mi sento in colpa! Grandi speranze, con la scena iniziale in cui cercano il carbone nella palude, e poi Il mastino dei Baskerville dove c'è anche lì una palude, mi hanno senz'altro ispirato. A Harry Potter non avevo pensato, ma forse sì, nel mio subconscio avevo in mente tutte quelle scale e torri che compaiono nella saga.

 

Qual è stata la difficoltà di caratterizzare i quattro personaggi, che hanno un forte background comune? E cosa c'è di suo in loro, a parte Isa che ha scelto come narratrice?

Non è stato difficile creare i personaggi. Nessuno di loro copia qualcuno che esiste realmente, perché non lo trovo etico, però tutti hanno qualche elemento mio o di persone che conosco. Anche Isa non è del tutto me stessa, ma ad esempio Kate ha perso i genitori così come ho perso i miei, e c'è qualcosa di mio nel suo modo di reagire a questa perdita.

 

Visto che scrive thriller psicologici, che rapporto ha con la psicologia?

Mi interessa ma non certo in modo scientifico: m'interessa più che altro capire cosa fa scattare determinati comportamenti della gente in certe situazioni. Sono la classica persona che al ristorante ascolta le conversazioni dei tavoli vicini per cercare di comprendere le motivazioni che stanno dietro quei dialoghi!

Raccontare l’amicizia femminile. Intervista a Ruth Ware

In tutti e tre i suoi romanzi si ripete lo schema di un gruppo di persone in un luogo più o meno ristretto. Succederà anche nel prossimo?

Non mi ero resa conto che fosse proprio così. I miei libri devono comunque essere ambientati in posti insoliti, mi piace viaggiare e raccontare luoghi che non siano quelli dove vivo di solito. Le ambientazioni sono per me come un altro personaggio. Deve essere sempre un luogo isolato? Forse sì.

 

Esistono davvero amicizie femminili così forti, in grado di resistere a tutto per tanti anni?

Ho tante amiche con cui sono legata dai tempi delle scuole elementari. Una volta ho preso mio figlio piccolo e mi sono trasferita per un po' a casa di una mia amica che si era ammalata per aiutarla, perciò non credo che sia insolito mantenere certi legami nel tempo.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: rawpixel.com.

Il tuo voto: Nessuno Media: 4 (1 vote)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.