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Raccontare il porno con ironia. Intervista a Gianluca Mercadante

Raccontare il porno con ironia. Intervista a Gianluca MercadanteCasinò Hormonal, libro che ha avuto già una tripla vita editoriale e adesso torna in libreria grazie a Las Vegas Edizioni, racconta con ironia un’amicizia che nata tra due bambini diventa il legame solido tra un attore porno e il suo regista.

Con la giusta dose di ironia, che gli permette di non scadere nel volgare, Gianluca Mercadante ci racconta l’evolversi di questo legame tra Diego e Sandrino e il loro inserimento nel mondo del porno, fino alle conseguenze finali.

 

Prima di entrare nel merito del suo ultimo libro, avrei una curiosità. Dal 2008 lei pubblica con Las Vegas Edizioni. Quali sono per uno scrittore i punti di forza di un rapporto così continuativo? E quali potrebbero essere invece i limiti?

I punti di forza stanno tutti nell’aver trovato una casa. Non una casa editrice, una casa vera e propria, quella che gli inglesi chiamano home. L’editoria indipendente è una realtà variegata e instabile, i piccoli editori nascono come funghi e altrettanti chiudono battenti. Chi resiste all’onda d’urto del mercato sono pochi, di solito altamente professionali e qualitativi a dispetto della modesta potenza di fuoco di cui dispongono. Ed è qui che forse sta il limite: tirature di mille copie o poco più non possono coprire l’intero territorio italiano, in termini di presenza nelle librerie. Ma gratta gratta non è che in tanti casi la cosiddetta grande editoria si comporti in maniera molto diversa, perciò è un limite fino a un certo punto. La vera forza è la squadra a farla – e da questo punto di vista Las Vegas è una garanzia. Arrivato al quinto libro pubblicato con loro, posso sottoscriverlo senza dubbi, né men che mai piaggerie.

 

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Casinò Hormonal non è un inedito. In realtà il libro è apparso prima in ebook nel 2013, poi in una seconda versione cartacea e ora è di nuovo in libreria. È cambiato in qualche modo il suo approccio a questo romanzo nel corso degli anni? Ad esempio, nell’introduzione al libro leggiamo che la seconda edizione era una versione ampliata e approfondita…

La versione attuale non differisce dalla seconda, che comunque ha circolato pochissimo ed è stata penalizzata dall’improvvisa chiusura dell’editore che l’aveva in catalogo. La storia, nella mia testa, è ovviamente più datata rispetto alla tripla vita che il romanzo parrebbe aver finora avuto, e non essendomi in questi anni mai fermato, ho sempre scritto, mi son perso per strada dettagli che in qualche caso mi hanno sorpreso. Per esempio durante la lettura delle bozze per l’uscita di questa nuova (e spero ultima) edizione ho ritrovato un particolare che avevo del tutto rimosso. Il padre del protagonista suona la fisarmonica, come il mio, mancato nel 2015. Mi piace pensare che proprio mio padre abbia rassettato i miei cassetti mentali, in modo che potesse suonare la sua fisarmonica un’ultima volta – e soltanto per me. Ecco, credo che quando succedono cose così, un libro sia valsa la pena di scriverlo, a prescindere da quelle che sono state o saranno le reazioni di un eventuale pubblico di lettori.

Raccontare il porno con ironia. Intervista a Gianluca Mercadante

Diego e Sandrino, due adolescenti e il passaggio da Holly e Benji a «Super Sex». Fino a che punto questo passaggio segna per i due protagonisti l’ingresso nel mondo adulto? O è forse un prolungamento dell’adolescenza?

Non è né l’una né l’altra cosa. Ai tempi il passaggio dai cartoni al porno era parte dello stesso rituale che ti portava a fumare la prima sigaretta, a spostare le mani dai fianchi al seno della “simpatia” di turno. Ed era un rituale strettamente legato a quell’epoca, a quella generazione, che è in fin dei conti la mia. Oggi è tutto più a portata di mano, o meglio ancora di click, mentre all’epoca facevi la colletta e mandavi in missione il fratello maggiorenne di qualcuno di noi alla Mecca chiamata edicola, o videoshop. Tanto per citare uno dei mille escamotage cui si ricorreva per procurarsi un po’ di donnine nude da guardare in privato. Beato il primo, poveretto l’ultimo a ricevere in prestito il prezioso plico cartaceo contente tutto e il contrario di tutto quello che avremmo voluto vedere e toccare. Per cui non penso a un passaggio significativo da un’età della vita all’altra, quanto a un qualcosa che è andato perso e mi fa piacere ricordare, con immutata giocosità.

 

Diego diventa attore porno e Sandrino regista di film hardcore… Cosa vuol dire per uno scrittore cimentarsi con questi argomenti? Quali rischi si possono correre?

Beh, la trappola è dietro l’angolo, l’argomento si presta alla più bieca volgarità, ma non puoi nemmeno trattarlo coi guanti bianchi. Occorre molta consapevolezza nel dosare i vari elementi attraverso la scrittura e non penso stia a me decretare se sono riuscito o meno nell’impresa. Non volevo scrivere una storia volgare – e credo di non averla scritta. Volevo partire dalla pornografia per parlare di valori quali l’amicizia che lega Diego e Sandrino, gli effetti del pressing che l’industria del porno esercita sulle figure professionali che vi lavorano all’interno, la tragicomica parabola di un quasi quarantenne a un passo dal divenire padre di un bambino che non arriva. Quando scegli un tema imbarazzante, perfino scomodo, e ci metti accanto qualcosa di universale, è sempre interessante lavorarci e vedere un po’ come va a finire la faccenda. Questo sono certo di averlo fatto e di essermi divertito tantissimo nel farlo. Il resto, ripeto, non sta a me. Per fortuna.

Raccontare il porno con ironia. Intervista a Gianluca Mercadante

Il racconto è attraversato da una forte dose di ironia. Ecco, cos’è l’ironia per Gianluca Mercadante e che ruolo occupa nella sua scrittura?

Se scrivi, e soprattutto pubblichi, di ironia te ne serve tanta. Personalmente mi sento di dire questo: dal momento che la scrittura porta via tempo e pazienza, chiede una decisa abnegazione, non necessariamente ripagata da un successo di vendite e da un relativo conto in banca con gli zeri posizionati dove fa piacere trovarcene tanti, cosa scrivi a fare se nemmeno ti diverti? Certo, puoi farlo lo stesso poichè spinto da motivazioni più viscerali, ma cosa c’è oggi come oggi di più viscerale, e rivoluzionario di una bella risata?

 

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Oggi si parla di sesso e di porno con maggiore apertura di un tempo. È segno di una libertà più sostanziale o è solo una moda che però incide superficialmente?

Il porno non è una moda, il porno è. Dalla notte dei tempi, perfino nella Bibbia, nei geroglifici. La maggior apertura credo si debba al fatto che l’epoca odierna, e il progresso tecnologico, ha reso infinite offerte più accessibili, inclusa la fruizione della pornografia. Quando discuteremo di certe questioni in maniera distesa e serena, senza chiederci per quale motivo siamo tanto distesi e sereni nel farlo, allora sì che ci sarà apertura. Non maggiore, non minore. Apertura vuol dire assenza di pregiudizio, apertura vuol dire conoscenza, conoscenza vuol dire accettare – e non necessariamente condividere – ciò che fino a prima si rifiutava per partito preso, senza ragionarci. E ragionarci vuol dire confrontarsi, con se stessi e col prossimo, in modo diverso da come fingono di farlo nei talk-show. Aspettando che l’altro abbia finito di parlare.


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Per la prima foto, copyright: Asaf R.

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