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RACCONTAMI (9) – “Baci Scagliati Altrove” di Sandro Veronesi

Baci Scagliati AltroveLa prima raccolta di racconti di Sandro Veronesi
 
Quelle di Baci Scagliati Altrove (Fandango Libri), prima silloge di racconti di Sandro Veronesi, sono storie di uomini inadeguati ad affrontare circostanze e sentimenti – ordinari o meno che siano, inetti dinanzi ai propri sogni o alle aspettative altrui; prevale una sensazione di sospesa drammaticità, acuita dalla prosa asciutta e dalla punteggiatura essenziale, che rendono il ritmo teso e vorticoso. Viene spontaneo pensare a Carver, sebbene Sandro Veronesi, al contrario del minimalista americano, prediliga mettere subito a suo agio il lettore con incipit magistrali che introducono protagonisti e situazioni, lasciando già presagire gli esiti. Basti soffermarsi su quello dello straordinario racconto di apertura, Profezia: «Io so chi sei, Alessandro Veronesi, conosco l’animo tuo, e ti dico che ti adopererai e ti industrierai affinché tuo padre non muoia in un letto d’ospedale bensì, secondo le sue volontà, nel suo, nel cuore della sua dimora, al primo piano della palazzina razionalista di via Bruno Buozzi 3 in Prato, da lui stesso progettata nel 1968, dove sei stato ragazzo». Poco importa se la biografia dell’autore e quella del protagonista coincidano realmente, l’effetto dell’utilizzo della seconda persona è comunque di tragico realismo, perché a quasi tutti spetta prima o poi la struggente assistenza dei propri genitori malati, e il confronto con il burocratismo delle strutture sanitarie e l’algido cinismo dei medici.
Similmente il secondo e il terzo racconto sono incentrati sul rapporto di dipendenza/rivendicazione della propria identità nei confronti dei padri: Morto per qualcosa traccia una mefistofelica metabolizzazione del lutto paterno, Quel che è stato sarà prende invece spunto dagli imprescindibili condizionamenti che l’affetto genitoriale comporta, finendo spesso per portare a inattese conseguenze. Sono le emozioni ambivalenti a prevalere anche in altri testi, come in Sotto il sole ai Campi Elisi, dove l’amicizia tra scrittori è intessuta di invidie confronti e amarezze, o come nel grottesco Il ventre della macchina, in cui un uomo si affeziona a un accendino dopo averne smarriti innumerevoli con noncuranza, ma come tutti gli idilli qualcosa è destinato a incrinarsi.
Assistiamo così a una carrellata di figure che non cessano di dibattersi pur riconoscendo l’inutilità dei propri sforzi a definire un equilibrio, come il poeta-parassita di Baci Scagliati Altrove o come l’incredulo innamorato di Elemosina per me stesso. E lì dove i personaggi non dimostrano una lucida consapevolezza delle proprie tare, interviene una piccola distorsione del reale, del quotidiano a ingenerare la dolente epifania (è ancora torna in mente Carver): è il caso della Voce vecchia, con un’inattesa telefonata, di Sorella, in cui un articolo di cronaca suggerisce l’irrevocabilità della morte, ma anche di Una telefonata dal cielo e della Scarpa.
Protagonisti adolescenti, con le proprie ambigue pulsioni, quelli di Un pesce rosso e La gatta, poco più che un bambino invece il soggetto dell’altro racconto capolavoro della raccolta: La furia dell’agnello, dove l’angosciante gioco con una carabina e un’ostinata tartaruga si tramutano in iniziazione al male e all’età adulta.
Baci Scagliati Altrove di Sandro Veronesi, il più quotato dei finalisti del Premio Chiara, è probabilmente una delle migliori raccolte di racconti pubblicate negli ultimi mesi, impreziosita per giunta dalla presenza in appendice di un bel racconto di David Foster Wallace, Amore – peccato manchi però per quest’ultimo un’introduzione che lo contestualizzi.
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