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RACCONTAMI (18) – “Qualcosa capiterà, vedrai” di Christos Ikonomou

Qualcosa capiterà, vedraiI racconti sulla crisi greca di Christos Ikonomou

 

Per la prima volta il pubblico italiano può avere tra le mani un’opera di Christos Ikonomou, di cui Editori Internazionali Riuniti ha pubblicato la raccolta di racconti Qualcosa capiterà, vedrai (traduzione di Alberto Gabrieli): un libro di grande intensità emotiva, poiché capace di narrare lucidamente la deriva sociale e morale che una crisi economica può comportare, ridefinendo i margini della quotidianità, e quelli tra ciò che è dignitoso e ciò che non lo è, tra ciò che è giusto e ciò che è illecito – ossia quanto sta accadendo in Grecia (dove sono ambientati tutti i testi) e si prospetta in Italia.

Non a caso, quasi tutti i racconti hanno due protagonisti: Ikonomou sembra volerci suggerire a ogni pagina che, qualunque sia la relazione tra esseri umani, l’amore e l’amicizia e l’affetto non possono in realtà colmare né i vuoti dell’animo, né tantomeno lo stomaco; così la miseria diventa anche uno stato interiore: «è strano essere poveri, mi disse Petros, è essere come quei pinguini che mostrano alla televisione che vedono sciogliersi i ghiacci intorno a sé e non sanno a che cosa aggrapparsi e come fuggire a una smisurata follia e per la paura si scagliano l’uno contro l’altro per mangiarsi». Come si può già intuire da queste poche righe, quella di Ikonomou è una scrittura che rende rarefatta la punteggiatura per riprodurre i ritmi concitati dell’oralità, incurante di ogni artificiosa armonia e consapevolmente antiletteraria; una piacevole sorpresa, se si considera che Qualcosa capiterà, vedrai è solo la seconda pubblicazione dell’autore, di professione giornalista.

La raccolta include sedici racconti, tutti di buona fattura e molto significativi, ma sono tre quelli che mi hanno particolarmente suggestionato. Innanzitutto quello che dà il titolo alla raccolta, Qualcosa capiterà, vedrai: storia di amore e di sconforto, in cui un uomo e una donna, che hanno contratto un debito con una banca, temono di perdere la propria casa, ma non sono ancora entrambi rassegnati, perché Niki ha visto due giovani che pur di non essere separati si sono letteralmente incollati le mani, e allora qualcosa è certa che sapranno inventarsela anche loro. È un tema che torna anche in altri testi, quello del timore di dover abbandonare la propria dimora, di perdere quanto con immensi sacrifici si è costruito durante un’intera esistenza.

Gli altri due sono Soldatino di piombo e I pinguini fuori dall’ufficio contabilità (da cui ho tratto la precedente citazione): sia nel primo che nel secondo un uomo deve tirare fuori dai guai il fratello, che in realtà non ha alcuna colpa se non quella di non volersi sottomettere a una realtà sempre più iniqua, opprimente e disumana.

Meritano almeno qualche riga anche Ehi Elli dai da mangiare al porcellino, sui sacrifici vani di una ragazza per “nutrire” il suo salvadanaio e rendere felice il compagno; E un ovetto kinder per il bambino, che ha per protagonista un padre che ha perso il lavoro e non sa come fare a trovare qualcosa da far mettere sotto i denti al figlio; Le cose che si portavano appresso, in cui cinque vecchi si apprestano a trascorrere una notte all’addiaccio pur di ricevere assistenza sanitaria il giorno seguente; Cose estranee. Esotiche, che ha ancora per protagonista una coppia alle prese con la precarietà economica e di conseguenza affettiva; Per la povera gente, su un uomo che è stato licenziato insieme all’amico Aris: «Essere cacciati dal lavoro è come fratturarsi un osso. All’inizio non senti niente, disse Aris, la frattura è ancora calda e non fa male. Il dolore e la paura vengono più tardi quando il trauma si è raffreddato. Quando ti ricorderai dell’affitto e delle bollette e degli annunci sui giornali».

Tuttavia, l’atmosfera generale di Qualcosa capiterà, vedrai è meno catastrofica di quanto si possa immaginare, perché un afflato di speranza, di determinazione a non lasciarsi andare, sopravvive, tanto che quasi tutti i racconti hanno un finale aperto, come a lasciare uno spiraglio a un domani migliore.

 

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Commenti

I toccanti racconti di Christos Ikonomou si snodano tra il presente e il passato recente che li ha generati, i personaggi agiscono e ricordano, parlano al lettore come a cercare un interlocutore fuori scena, a cui narrare se stessi, con cui cercare forse un senso a ciò che accade. .Parlano per trovare se stessi ma anche per scacciare la paura, perché il silenzio genera mostri. Si dibattono tra la memoria e il suo valore esistenziale e la consapevolezza che la vita a volte, per rigenerarsi, richiede proprio il contrario.
Ma ricordare è trattenere nel cuore e non si può non ricordare ciò che si ama, si è amato; è anche un debito verso la verità, è fare salvi i valori in cui si crede e per i quali si è disposti anche al sacrificio, alla scelta da altri ritenuta stupida, folle. E' una memoria necessaria alla vita e che muove all'azione, richiede l'azione, di ognuno, per il bene.
Bellissimi i personaggi, dolorose le loro vicende, struggente il loro amore per la vita e per gli altri. Sembrano un'umanità di vinti in un mondo di ombre, di caverne, di odio e di paura. Ma non sono perdenti perché sanno rimanere umani in un mondo di mostri, osano cercare la luce nell'oscurità, si fanno guidare e alimentano la speranza, anche quando tutto sembra finito, crollato, perso. Sembrano gli eroi di Omero o della tragedia greca classica, ma sono uomini di oggi, fuggiti dalla crisi in un'isola in cui avevano cercato un futuro e dove invece sono solo considerati invasori, dove per rimanere umani e non diventare mostri, devi lottare, duramente, a volte anche contro quello che eri. Si fanno fieri profeti di un messaggio di pace e di fraternità coraggioso che richiede il perdersi per ritrovarsi, per continuare a vivere, richiede la ricostruzione, da parte di ognuno, del proprio essere, prima della ricostruzione del mondo.
La natura ha un posto fondamentale in questo libro bellissimo, vi è un continuo richiamo ad essa nella vita dei personaggi: ne diventa metafora, specchio, cornice, sfondo, salvezza per l'anima, bellezza da cercare, incontrare trattenere, stimolo anche nelle manifestazioni più paurose. Con lei i personaggi dialogano immergendovisi, ricercando in essa un significato per cui continuare a vivere. Per rifondare la speranza.
Sperare è riconoscere la luce. E' una luce che ti avvolge anche nell'ombra e che segue i tuoi passi per scacciare l'oscurità che tenta di entrarti dentro. Sperare è ballare assieme, in cerchio, tenendosi per mano, in una luce che fa le ombre bianche e sperare che il mondo caschi si, ma per risorgere.
Sperare è lanciare aquiloni quando tutto è bruciato tranne il tuo sogno e inventare così nuove tradizioni, riscrivere il mondo.
Sperare è un sedersi davanti al mare a guardare il cielo e le isole e le luci tremolanti nell'oscurità.. "Il bene verrà dal mare", dice Tassos, e lo ripete con forza più e più volte. Lo ripetono anche i suoi amici.
Il sogno di Tassos e di Artemis è quella luce tremolante nell'oscurità, che non si affievolisce e che guida il tuo sguardo, oltre l'orizzonte.

Salve Sabrina,

grazie mille per il commento e quest'articolata opinione sui bellissimi racconti di Christos Ikonomou.

Un caro saluto.

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