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RACCONTAMI (15) – Michail Bulgakov, Anton Čechov, Nikolaj Gogol’

I racconti russi nella collana Sírin Classica della Voland

Diavoleide

 

La collana Sírin Classica della Voland si propone di offrire al lettore le opere meno note di alcuni dei più celebri scrittori russi, da Bulgakov a Dostoevskij, dalla Cvetaeva a Turgenev, in un’accurata traduzione accompagnata da una breve postfazione d’autore. La scelta di dare ampio spazio ai racconti – ciò di cui da oltre un anno si occupa Raccontami – in Sírin Classica è stata certo propiziata dal piccolo formato dei volumi (10,5 x 15,5), così già il secondo della collana è Tre racconti (tradotto e commentato da Pia Pera) di Anton Pavlovic Čechov: si tratta di testi poi confluiti nella raccolta Crepuscolo, che, sebbene distanti e distinti l’uno dall’altro, alludono a due temi molto cari a Čechov, la solitudine e l’incanto dinanzi alla natura. Ecco, ad esempio, l’estatica descrizione del cielo stellato in Notte di Pasqua: «Il mondo era illuminato dalle stelle sparse a profusione nel cielo. Non ricordo di avere mai visto così tante stelle! Da non poter letteralmente infilarci un dito. […] piccole e grandi, tirate a lucido, rinnovate, gioiose, e tutte quante vibravano dolcemente i raggi».

A Cesare G. De Michelis si devono la traduzione e l’analisi di Due storie pietroburghesi di Nikolaj Vasil’evič Gogol’ (quinto in collana), in cui si fondono mirabilmente dramma e satira: Corso Nevskij narra di due infelici infatuazioni, quella di un pittore per una misteriosa passante (che scoprirà presto essere una volgare prostituta) e quella di un tenente per la moglie di un corpulento fabbro tedesco; Brandelli dal memoriale di un matto si compone, invece, dei frammenti del diario di un funzionario che giunge a intendersela con i cani e a credersi il Re di Spagna – opportunamente, De Michelis rileva che il matto «è anche la figura d’un filone letterario che conosceva all’epoca una ricca fioritura» e ce ne indica i possibili ascendenti. A differenza di quelli di Čechov, i racconti di Gogol’ hanno un’ambientazione urbana e la fatua società ottocentesca russa, o meglio pietroburghese, rappresenta il suo campo di osservazione prediletto, delineato con cinico divertimento così come nel più noto dei capolavori gogoliani: Le anime morte.

Diavoleide di Michail Afanas’evič Bulgakov, ottavo e penultimo volume, include Le avventure di Čičikov, oltre all’omonimo racconto che Andrea Tarabbia, traduttore e curatore, legge come una sorta di anticipazione del Maestro e Margherita: «forse è proprio con Diavoleide che il “seme del diavolo” si impossessa definitivamente di Bulgakov». Ad ogni modo, le due storie pubblicate nell’ottavo titolo della collana sono caotiche e deliranti e al tripudio del fantastico affiancano la satira della burocrazia sovietica, recando già i tratti peculiari della scrittura di Michail Afanas’evič.

Con Racconti di Odessa di Isaak Babel', nono e ultimo volume, si è da poco concluso il percorso di Sírin Classica, iniziato con Chadži-Murat di Lev Tolstoj e interamente curato da Daniela Di Sora con la collaborazione di Emanuela Bonacorsi; gran merito, oltre che a loro, va attribuito alla Voland che ha saputo investire e scommettere su questo progetto culturale di grande valore e controcorrente rispetto ai parametri di un mercato che, per contenere i costi, spesso trascura la qualità delle traduzioni, con risultati talvolta imbarazzanti – ma qui si aprirebbe un altro discorso che su Sul Romanzo e su altri lit-blog è già stato più volte affrontato.

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