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RACCONTAMI (14) – “La settima vittima” di Robert Sheckley

La settima vittima e altri raccontiRobert Sheckley, maestro della fantascienza riproposto da nottetempo

 

Nei testi raccolti nella Settima vittima Robert Sheckley si avvale della fantascienza per esplorare tendenze e contraddizioni del presente, come altri maestri del genere suoi contemporanei: Ray Bradbury e Kurt Vonnegut – probabilmente non è casuale che siano nati tutti negli Stati Uniti degli anni ‘20. In Sheckley, però, viene accentuata la componente parodistica: si fanno scoperte la critica e l’irrisione della violenza gratuita, delle tendenze neocoloniali degli stati occidentali, della spettacolarizzazione che i mass media impongono alla realtà, della mercificazione dei sentimenti.

Il volume, pubblicato da nottetempo nella traduzione di Moira Egan e Damiano Abeni, si compone di sedici racconti e costituisce un ampliamento della selezione curata nel 1953 da Fruttero e Lucentini per Urania, fortunata collana mondadoriana che ha praticamente introdotto la fantascienza in Italia.

Lo stile di Sheckley è semplice senza essere sciatto, la narrazione è elementare, ma la capacità inventiva è sorprendente e talvolta quasi profetica, come nel Premio del pericolo, in cui la logica del reality è portata all’estremo: i concorrenti devono superare una serie di rischiose prove di coraggio e audacia per accedere a un famigerato programma che mette in palio una cospicua somma di denaro a chi sopravvive alla spietata caccia condotta da una banda di sicari; il tutto ovviamente ripreso dalle telecamere e con la possibilità per il pubblico di intervenire per aiutare il fuggiasco o viceversa per segnalarne la posizione ai killer.

Un altro dei racconti migliori è quello che dà il titolo alla raccolta, La settima vittima, e che mette parimenti in scena l’istinto assassino degli uomini, questa volta però non “sublimato” dalle telecamere. Per ridurre le guerre ma dare comunque sfogo alla brutalità, viene legalizzato l’omicidio in un “gioco” a cui chiunque può partecipare purché accetti l’alternanza del ruolo di cacciatore e vittima e sia in grado, in ogni caso, di far fuori il rivale.

Ricalcano con efficacia i tòpoi del genere fantascientifico S’alza il vento e Lo scacco dell’imbecille. Il primo narra di un avamposto su un lontano pianeta dove gli umani intendono impiantare una stazione di rifornimento, ma le condizioni climatiche sono proibitive: soffia un vento incontrollabile a cui gli autoctoni riescono a opporsi solo grazie ai loro numerosi e possenti tentacoli. Il secondo vede lo scenario statico di una guerra interstellare combattuta prevalentemente sui monitor di potenti calcolatori che danno i terrestri per spacciati, a meno che, a sparigliare le proiezioni, non intervenga un imprevisto o un atto avventato.

È anche suggestivo rilevare le frequenti associazioni che accomunano due o più testi. Ad esempio, intorno a una rischiosa competizione ruota anche La trappola per uomini; sono invece una satira sulla ricerca dell’amore ideale attraverso i servizi offerti da fantomatiche agenzie L’armatura di flanella grigia e Pellegrinaggio alla Terra; il rapporto tra uomini e robot sempre più sofisticati, ma ugualmente imperfetti, è lo spunto di Ad acque tranquille e Strada di sogni, piedi di argilla. Proprio da quest’ultimo attingo una citazione: «Il vero artista utilizza ciò che è necessario, sia che abbia mille anni oppure un solo secondo di vita»; a sostenerlo è però una città ideale dotata di qualcosa di simile alla coscienza. E già, in Sheckley occorre stare sempre attenti alle apparenze.

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