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Questioni Meridionali a Foggia e In_Chiostri a Brindisi: la Puglia è in festival a settembre

Brindisi In_ChiostriDa Nord a Sud della Puglia è un fiorire di festival nel mese di Settembre. Tra questi, Questioni Meridionali a Foggia e In_Chiostri a Brindisi sono due espressioni peculiari di un territorio variegato e ricco di stimoli culturali.

Terminate le vacanze, dunque, è ancora tempo per partecipare a queste manifestazioni che fondono linguaggi e forme d’arte, che puntano a sollecitare (e non a provocare), a seminare idee e proposte, a garantire un’offerta di cultura liberta e aperta a tutti per la crescita delle comunità.

Questa volta abbiamo pensato di far raccontare i festival direttamente dalla voce degli organizzatori e promotori, in un periodo storico in cui la crisi economica ha tagliato fondi e ha segnato la diminuzione del sostegno a iniziative di questo genere. L’intervista di oggi è doppia ed è rivolta a Sergio Colavita, organizzatore di Questioni Meridionali, a Foggia, giunto alla sua terza edizione (dal 4 al 7 settembre), e Raffaella Sabra Palmisano, che ha seguito direttamente l’organizzazione di In_Chiostria Brindisi (dal 3 al 5 settembre).

 

Qual è il senso e l’obiettivo di una manifestazione come Questioni Meridionali e In_Chiostri?

Colavita: «Con Questioni Meridionali vogliamo veicolare attraverso più linguaggi, da quello della narrativa al teatro a quello musicale, messaggi di forte incidenza sociale. Abbiamo attraversato nelle passate edizioni i temi del lavoro, della fabbrica e dell’inquinamento ambientale focalizzandoci sul sistema Taranto-Ilva, e delle storie di rivendicazione dei diritti e di emancipazione ospitando una mostra a fumetti su Sankara, il presidente rivoluzionario del Burkina Faso. Quest’anno abbiamo percorso il tema della legalità entrando nel ‘O Sistema della Napoli di De Giovanni e Sanzone e quello dell’immigrazione e della speranza con Alessandra Ballerini che si occupa di diritti umani. Le storie del suo libro che partono da Lampedusa si sono chiuse a Foggia con Mario Spallino che le ha recitate nel suo Viaggio Italiano. Sottolineo questo legame tra Lampedusa e Foggia, che cerchiamo da sempre di portare avanti perché quasi tutti i migranti che lavorano nelle campagne del foggiano sono sbarcati a Lampedusa dalla Libia. Parlarne attraverso un Festival in modo diverso può innescare momenti di riflessione importanti. Non vogliamo risolvere i problemi, ma dare input perché si conoscano queste dinamiche».

Sabra Palmisano: «Per quanto riguarda il senso e l’obiettivo della manifestazione, essi sono in primo luogo la necessità, da più parti sentita, di promuovere la cultura letteraria e artistica italiana e in particolare mediterranea, soprattutto in città "di frontiera", che da sempre hanno servito da punti di contatto fra aree culturali differenti e di grande interesse storico e politico. Brindisi è una città chiave in questo senso, forse sta vivendo un suo risveglio. Non dimentichiamo che è l’ultima città vista dagli occhi del grande poeta Virgilio. La manifestazione partiva del resto dalla scalinata delle colonne della Via Appia (scalinata che è stata decorata con un testo sulla morte del poeta latino) e si è sviluppata su un percorso di circa 800 metri interessando sei meravigliosi chiostri in contemporanea (ecco il senso di In_Chiostri) coinvolgendo per tre giorni consecutivi decine di autori e commentatori, artisti, performer e musicisti che hanno dato vita a un’intensa attività artistico-culturale. Non dimentichiamo che anche i giovani hanno partecipato numerosi in veste di volontari alla complessa organizzazione di questa serie di eventi (come le ragazze del Liceo Artistico e tanti altri). È stato così possibile ascoltare autori di romanzi come Erica Arosio, ma anche saggisti come Piero Dorfles o autori di testi mistici come l’Esicasta Guidalberto Bormolini, e scrittrici di drammi come Ariane Baghai. In questa manifestazione sono stati presentati romanzi, saggi, testi poetici, ma anche riviste on-line come DADA Rivista di Antropologia Post-Globale, presentata dal noto economista Vitantonio Gioia e dall’antropologo Antonio L. Palmisano dell’Università del Salento».

 

Che cosa le ha fatto avere l’intuizione di organizzare questo evento culturale?

Colavita: «Con tutti i soggetti coinvolti siamo partiti da una mancanza. La mancanza di eventi che abbiamo poi deciso di costruirci su misura. Molti di noi operano a vario titolo in Ong e associazioni di volontariato e si occupano durante tutto l’anno dei temi che trattiamo in Questioni. È stato, diciamo, uno sfogo naturale. Personalmente, sono convinto che per mettere a punto un Festival culturale si debba studiare tanto. Conoscere altri festival, imparare, cercando di adattare al nostro territorio formule già consolidate altrove. Personalizzandole. Penso al Libro Possibile di Polignano, al Rive Festival di Civitanova Marche, al Lampedusa in Festival, allo Sherwood di Padova. Manifestazioni che abbiamo frequentato e conosciuto, cercando di imparare da chi ha più esperienza e un’organizzazione già rodata».

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Questioni MeridionaliSabra Palmisano: «L’organizzatore principale è stato il sociologo Emanuele Amoruso – sostenuto dalla moglie Elena col suo spiccato senso dell’organizzazione e dell’estetica e dalla figlia Carla – da sempre molto attivo nel panorama culturale brindisino e attento agli stimoli culturali nazionali e internazionali soprattutto nel campo del teatro. Durante le giornate di lavoro che hanno preceduto l’evento di In_Chiostri, abbiamo potuto vedere come numerosi giovani animati da un forte spirito di volontariato si sono mobilitati spontaneamente per collaborare all’organizzazione di un evento culturale che ha interessato tutta la cittadinanza. Così è stato possibile creare delle epigrafi lungo tutto il percorso (grazie all’instancabile Piero Gradella), una biblioteca immaginaria in volumi di polistirolo che replicavano testi classici – sotto la supervisione del manichino Augusto –, una biblioteca costituita dai volumi donati dalla cittadinanza e affascinanti biblioteche in miniatura di Annalisa Decastro, un grande puzzle di graffiti ad opera di Giovanni Argentieri, un Arcimboldo itinerante e una tavola di alfabeti dal mondo ad opera dell’architetto francese Vladimir Fillioux in piazza del Duomo, ricoprendo centinaia di metri quadrati dello splendido lastricato. Inoltre, in uno dei chiostri, oltre a manifestazioni teatrali, si sono tenute le performance elettroniche di Giuseppe Caprioli. Ecco il perché di un’iniziativa del genere: far sì che le attività culturali diventino una festa sociale a grande partecipazione di pubblico e di attori. Sono state perfino aperte numerose case private, intere palazzine, per permettere la realizzazione di installazioni artistiche».

 

Quali sono le difficoltà che incontrate?

Colavita:«Le difficoltà maggiori sono nel dialogo con le Istituzioni. Un dialogo che a volte neanche c’è perché non veniamo ascoltati. Ma la difficoltà più grande è quella del reperimento di fondi. I fondi servono ad allargarsi sempre di più, a farsi conoscere altrove, ad abbracciare la provincia, il territorio regionale e andare anche oltre. Servono ad avere visibilità e a fare le cose con calma».

Sabra Palmisano: «Le difficoltà incontrate sono derivate principalmente dai fondi modesti – almeno in questa prima edizione – e dalla pioggia incessante che ha interessato soprattutto la prima giornata».

 

Che cosa pensa del fiorire di queste manifestazioni culturali? Possono servire a stimolare un serio dibattito e a coinvolgere anche nuove fette di pubblico?

Colavita:«I Festival, le iniziative culturali come questa, che mettono in circolo determinati temi servono alla città per crescere e allargare i confini, conoscere, per poi approfondire. E la cultura fa vivere meglio con se stessi e con gli altri. Per cui la crescita del territorio passa attraverso iniziative del genere. Poi c’è l’aspetto economico, quello dell’attrattività, che un Festival forte e importante può rappresentare per un territorio».

Sabra Palmisano: «Certamente sì, ed è proprio quello che è accaduto tanto che ci siamo trovati in un milieu molto variegato, interattivo, apertissimo al dialogo e ricco di stimoli reciproci fra artisti, autori, pubblico e organizzatori. Del resto queste reti sociali e culturali nate da questo incontro si sono dimostrate così responsive e solide da far già pensare all’organizzazione di altri eventi culturali e artistici nel giro dei prossimi mesi e sicuramente alla seconda edizione di In_Chiostri nel 2015».


Per la seconda foto (a destra), si ringrazia Angelo Talia - SmallTown Foggia.

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