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“Quello che hai amato”, undici donne, undici storie vere

“Quello che hai amato”, undici donne, undici storie vereÈ appena uscito per Utet Quello che hai amato, a cura di Violetta Bellocchio, editor e scrittrice milanese, già autrice del fortunato memoir Il corpo non dimentica (Mondadori, 2014).

Sono tutte storie vere, scritte da undici donne che hanno scelto di raccontare, seguendo il filo conduttore che ha dato il titolo al progetto editoriale, le cose, le persone, i momenti che hanno assunto, per i motivi più disparati, una particolare rilevanza nelle loro vite.

Si tratta, dunque, di una raccolta che appartiene al filone ribattezzato non-fiction, termine venuto in uso in tempi abbastanza recenti per classificare tutta una serie di libri che non possono essere considerati saggi ma non rientrano nella narrativa classica, come diari, autobiografie e biografie.

Giuliana Altamura, Mari Accardi, Violetta Bellocchio, Serena Braida, Carolina Crespi, Claudia Durastanti, Raffaella Ferré, Flavia Gasperetti, Giusi Marchetta, Chiara Papaccio e Nadia Terranova sono tutte trentenni o poco più, e sono donne che appaiono anche parecchio distanti tra loro, non solo geograficamente ma anche per origine e background culturale, ma sono accomunate dalla passione per la scrittura, a cui si sono accostate in tempi diversi e seguendo percorsi differenti. Alcune sono esordienti, altre hanno già alle spalle anni di lavoro in ambito culturale e pubblicazioni di saggi, romanzi o racconti.

Il libro che ci è stato presentato a Milano dalla curatrice Violetta Bellocchio, affiancata da Giuliana Altamura e Carolina Crespi, nasce da un’idea abbozzata in precedenza in rete, soprattutto attraverso il sito www.abbiamoleprove.it, creato dalla stessa Bellocchio nel 2014 come punto di riferimento per una letteratura non-fiction tutta al femminile.

Perché si parla così tanto di non-fiction? Perché raccontare di sé è un bisogno avvertito spesso da chi scrive, ma non sempre è possibile trasferire nell’invenzione narrativa ciò che nasce dal profondo e chiede di essere portato alla luce come liberazione dai propri fantasmi. Ci sono momenti, fatti, persone che in qualche modo ingombrano il nostro vissuto e spesso risultano anche d’impedimento all’invenzione narrativa pura, come ci hanno confessato le autrici nel corso della piacevole e informale chiacchierata introduttiva.

Presentando Quello che hai amato, Violetta Bellocchio ci ha spiegato di aver scelto personalmente le autrici, che ha invitato a partecipare al progetto basandosi solo sul proprio gusto personale, a volte senza nemmeno conoscerle, ma semplicemente dopo aver letto qualche loro scritto presente in rete, già edito, o anche solo l’incipit di un romanzo.

Come ormai avviene spesso nei progetti letterari che nascono sempre più di frequente in rete, tutto il lavoro di selezione e di editing è stato fatto via Internet, senza che le autrici, che vivono sparse in varie città d’Italia, s’incontrassero di persona.

Almeno metà di loro, tra l’altro, ha partecipato al progetto “al buio”, dialogando solo con la curatrice senza nemmeno conoscere il nome delle altre partecipanti, se non nella fase finale di costruzione del libro.

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“Quello che hai amato”, undici donne, undici storie vereDi cosa si parla allora in questi racconti? Di vicende familiari, di esperienze giovanili, di amori falliti, ma anche di fobie personali o di disastrosi viaggi all’estero, in un’alternanza di situazioni che incuriosiscono e rendono piacevole la lettura, oltre a farci scoprire in un colpo solo un gruppo di autrici molto interessanti.

Il timore di Violetta Bellocchio di trovarsi tra le mani una storia troppo “forte”, che potesse creare problemi alla sua autrice o apparire troppo differente dalle altre per fortuna si è rivelato infondato. Non ci sono storie eccessivamente drammatiche o “casi umani”, come ha sottolineato con molto spirito Giuliana Altamura, autrice di un racconto emblematico sulla voglia di fuga dal luogo in cui ci è capitato di nascere, ma dove non riusciamo a sentirci a nostro agio.

Un altro rischio poteva essere quello di avere storie tutte uguali, ma anche se molte autrici raccontano fatti e vicende inerenti alla famiglia, i singoli approcci appaiono molto differenti, così come gli stili di scrittura.

È certo che, anche se le autrici sono tutte donne, non siamo per nulla in presenza di racconti “al femminile”, o che possano essere considerati in qualche modo “di genere”, proprio perché le donne non devono essere considerate alla stregua di una minoranza etnica o religiosa.

Violetta Bellocchio, da editor professionista, si è impegnata molto per arrivare a un prodotto editoriale di alta qualità, perché, come ci ha detto, un conto è decidere se un testo che riceve per www.abbiamoleprove.it sia attinente o meno agli obiettivi del sito, un altro curare un libro destinato ad andare in stampa, perciò ha ammesso di aver curato in modo particolare i racconti delle autrici esordienti, che avrebbero potuto apparire più grezzi dei testi scritti da chi vantava una maggiore esperienza in campo letterario.

È diverso scrivere un testo di non-fiction rispetto a un romanzo o a un racconto di narrativa pura? Per Giuliana Altamura si tratta di due esperienze differenti: non dovendo costruire uno o più personaggi da collocare in un mondo immaginario, la scrittura non-fiction risulta più fluida e immediata, mentre per Carolina Crespi si è trattato di ripensare alla sua storia personale come se fosse stata vissuta da qualcun altro.

Secondo Violetta Bellocchio, scrivendo non-fiction spariscono le parole e i gesti che molto spesso vengono fatti dire e fare ai personaggi, con l’intento di calibrare le pause o di rendere più realistico un dialogo: insomma, non c’è bisogno che il protagonista si accenda sigarette in continuazione o apra e chiuda troppe finestre, come ci troviamo a leggere spesso nei racconti e nei romanzi.

Se però per alcune di loro la scelta del momento particolare della propria vita da narrare è stato immediato, come ad esempio per Carolina Crespi, altre hanno avuto dubbi e ripensamenti: Giuliana Altamura ci ha confessato di aver iniziato scrivendo una storia molto più intimista di quella che poi è stata pubblicata.

L’esperienza sembra comunque essere stata molto positiva: le autrici sono tutte impegnate nella stesura di nuove opere di narrativa, così che le ritroveremo presto in altre pubblicazioni. Quello che hai amato può senz’altro rappresentare un buon inizio per chi volesse accostarsi per la prima volta alla non-fiction.

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