Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

Come leggere un libro

Perché è importante leggere

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

Quelle pietre che ci portiamo dentro. Intervista a Laura Sabatino

Quelle pietre che ci portiamo dentro. Intervista a Laura SabatinoS’intitola Le pietre in tasca, il nuovo romanzo di Laura Sabatino, pubblicato da Augh! Edizioni.

È la storia di Guido, un uomo alle prese con un lavoro che ama – quello di sceneggiatore – che però non riesce a svolgere per il cinema ma per la televisione (e questo per lui rappresenta un fallimento), una moglie che l’ha abbandonato e del cui “fantasma” sembra non riuscire a liberarsi e un’amica, la regista Luisanna, con cui condivide la frustrazione per non essere riusciti a emergere nel mondo del cinema.

Le pietre in tasca sono tutte quelle ferrite che Guido si porta dietro, ma dalle quali prova a evadere in tutti modi, approfittando della sua attività di sceneggiatore, quasi a volersi rinchiudere in un altro mondo, in un gioco in cui finzione e realtà si sovrappongono.

 

Il suo primo romanzo, La distrazione, risale al 2013. Sono trascorsi dunque sei anni prima di pubblicare Le pietre in tasca. Com’è cambiata nel frattempo la sua scrittura in qualità di romanziera?

Non credo che la mia scrittura sia cambiata tanto, penso che ci sia continuità e che i due romanzi, pur nella loro diversità, siano complementari, sia come tematiche sia come stile. Ho impiegato parecchio tempo a scrivere il primo proprio per cercare di lavorare di sottrazione il più possibile, senza però risultare troppo scarna (o almeno questa era l’intenzione), e per il secondo mi sono mossa sulla stessa strada. Questo perché credo di non essere fatta per una prosa complicata, non mi ci riconosco, e qualsiasi ricercatezza venga da me finisce per suonarmi falsa e pretenziosa, e quindi alle successive riletture viene tagliata.

 

Vuoi conoscere potenzialità e debolezze del tuo romanzo? Ecco la nostra Valutazione d’Inedito

 

Prima ho fatto un esplicito riferimento all’attività di romanziera, perché lei pratica la scrittura anche in altri ambiti, come la sceneggiatura per il cinema e per la televisione. Che difficoltà ha incontrato nel passaggio dalla sceneggiatura al romanzo? E in cosa è stata agevolata?

La sceneggiatura è una forma di scrittura difficile, più di quanto venga riconosciuto, molto tecnica e al tempo stesso necessariamente artistica, uno strumento di lavoro e allo stesso tempo di seduzione. È un discorso lungo, ma è chiaro che in una sceneggiatura si “pensa” poco, perché la domanda base è: cosa vedo sullo schermo? Qual è l’immagine? Da alcuni è ritenuta e definita una scrittura di servizio, per me non lo è, però è vero che la lingua usata ha un’importanza relativa. In definitiva una sceneggiatura non è fatta per essere letta dal pubblico, i fruitori sono gli addetti ai lavori. Nel momento in cui si prova a scrivere un romanzo, invece, la lingua, le parole, diventano di primaria importanza. Non ci sono più mediazioni, le parole sono quelle che arriveranno al lettore, e mi è capitato di avvertire un po’ la “sfida della lingua”, il peso e la responsabilità delle parole usate. Come sceneggiatrice ho ben presenti i meccanismi della narrazione, quelli che mi hanno sempre appassionato sin da ragazzina e dai tempi del Centro Sperimentale, e questo forse può avermi agevolata nel momento in cui ho deciso di scrivere un romanzo. Più nel comprendere la giustezza di alcune critiche che nello scrivere le prime versioni dei romanzi, a dir la verità.

Quelle pietre che ci portiamo dentro. Intervista a Laura Sabatino

Tornando al nuovo romanzo, cosa sono le pietre in tasca? Cosa rappresentano per Guido, il protagonista del libro, e per ognuno di noi?

Le pietre in tasca sono gli ostacoli, i non detti, le ferite che ognuno di noi si porta dentro e che prima o poi deve affrontare per andare avanti. Guido è uno scrittore/sceneggiatore che vive di immaginazione e tende a procrastinare e a evadere dalla realtà, a fare finta che queste pietre non esistano e ad aggirare ed eludere i problemi, tanto da risultare a volte invisibile, o anche immobile. Invece le pietre ci sono, e bisogna metterle in conto, possibilmente senza rinunciare alla forza dell’immaginazione.

 

Nella vita dello sceneggiatore Guido, così come ce la racconta, sembra essere in gioco il rapporto tra realtà e finzione. Quanto può essere legato questo alla professione svolta da Guido? E succede anche a lei?

Sì, la finzione, l’invenzione (e la capacità di proiettarsi nella finzione) è la valvola di sfogo, l’essenza stessa di Guido, oltre che il motore della sua vita professionale. E anche la mia. Il romanzo non è strettamente autobiografico, anche se è basato su osservazioni, esperienze e sensazioni provate nel corso degli anni. E direi che come sceneggiatori non si ha un orario fisso, ma non si smette mai di lavorare, perché tutto può essere materia di sceneggiatura, tutto può entrare in una storia, l’osservazione è continua, come un pensiero fisso in un angolo della mente.

Quelle pietre che ci portiamo dentro. Intervista a Laura Sabatino

Guido e Luisanna, rispettivamente sceneggiatore e regista, lavorano molto per il cinema indipendente. Per ragioni economiche accettano di prestare la loro opera per le serie televisive, vivendo questo però quasi come uno svilimento dei loro sogni. Perché svolgere la stessa attività per la televisione anziché per il cinema è vissuta come una mancanza?

Il romanzo abbraccia un arco temporale piuttosto ampio, più di dieci anni, e all’inizio Guido e Luisanna si nutrono del sogno comune dei cineasti indipendenti, lasciare un segno, anche se con mezzi limitati. C’è stato poi un periodo in cui la televisione – che era quasi a zero – ha cominciato a produrre in grande quantità, e il passaggio da cinema a tv era quasi naturale. Personalmente, amo la telvisione, ne sono un’appassionata da sempre. Ma per i personaggi del libro la tv coincide con una sorta di discesa agli inferi, perché il meccanismo – tra produttori e committenti vari, tante voci che s’intrecciano e sovrappongono a quella dello scrittore – può risultare limitante, castrante. Non è detto che sia così, non capita sempre, ma può capitare, ed è quello che Guido scopre sulla sua pelle.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Tra le altre sceneggiature, lei ha collaborato a quella tratta da Il resto di niente di Enzo Striano. Quant’è complesso confrontarsi con un romanzo così importante per una sceneggiatrice che è anche una scrittrice?

La mia è stata una collaborazione con Antonietta De Lillo a una sceneggiatura scritta primariamente da Giuseppe Rocca. È stato qualche anno fa, quando avevo già in animo le idee per i due romanzi, ma ancora non li avevo scritti (hanno avuto un’incubazione lentissima). Anche la scrittura de Il resto di niente ha preso anni, e mi ha insegnato molto. Il romanzo era ricchissimo e complesso, con tanti personaggi ognuno dei quali avrebbe meritato la sua storia “a parte”. Era un romanzo che intimidiva e nella cui prosa era difficile “entrare”. Il lavoro di Giuseppe è stato monumentale, a mio parere, così come è stato fondamentale il punto di vista destrutturante di Antonietta. Da quel romanzo si sarebbe potuto trarre un film molto diverso, è stato molto interessante per me partecipare e vedere come si è arrivati al risultato finale, secondo me molto bello, anche a distanza di anni.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: Mariano Nocetti su Unsplash.

Il tuo voto: Nessuno Media: 5 (2 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.