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Quelle paure che ci bloccano e tormentano. Intervista a Valentina Farinaccio

Quelle paure che ci bloccano e tormentano. Intervista a Valentina FarinaccioValentina Farinaccio torna in libreria per raccontare la storia di Arturo, un ragazzo molto particolare che a un certo punto della sua vita ha lasciato che la paura dominasse su tutto. Paura di cosa? Della vita, del futuro, di andare avanti, di sbloccarsi e lasciar entrare anche l’amore nella sua dimensione affettiva.

Con Le poche cose certe, edito da Mondadori, Valentina Farinaccio ci regala un ritratto autentico di un personaggio che parla di noi, delle nostre paure, di quelle abitudini che sembrano rassicurarci ma in realtà ci inchiodano. E anche di questo abbiamo parlato con l’autrice nell’intervista che ci ha gentilmente concesso.

 

A due anni di distanza dal successo di La strada del ritorno è sempre più corta, torna in libreria con Le poche cose certe. Quali aspettative ha per questa nuova fatica?

Nessuna aspettativa, ma la speranza che chi lo leggerà possa salire sul tram numero 14, insieme ad Arturo. Mi piacerebbe che questo piccolo viaggio che ho scelto di raccontare si riempisse delle storie di chi, in un vagone affollatissimo che va lento sui binari della Prenestina, aspetta di trovare il coraggio per prenotare una fermata e scendere, andare, ritornare oppure, finalmente, diventare.

 

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Quelle paure che ci bloccano e tormentano. Intervista a Valentina Farinaccio

Il protagonista del libro è Arturo. Proviamo a presentarlo brevemente ai nostri lettori?

Arturo arriva tardi, sempre. Ha paura di tutto: dei topi, per esempio, e del futuro, anche. Pur di non dover rischiare, si nasconde, temporeggia, lascia perdere, resta immobile. Ha un fascino rovinato che gli fa da maschera: le donne ci cascano, il tempo di farle innamorare, poi le manda via, sempre prima che possa innamorarsi lui. Quando sale sul tram numero 14, all’inizio di questa storia, Arturo ha quarant’anni: galleggia sulle rotaie e, fermata dopo fermata, prova a mettere in fila i pensieri, i passi sbagliati, gli amori mancati, e a diventare un adulto.

 

Mi sembra che al centro del romanzo ci sia anche quello strano sentimento per cui desideriamo volare verso «una vita speciale» ma poi qualcosa ci blocca. Cos’è questo qualcosa? E come possiamo arginarlo, tenerlo a bada?

Questo qualcosa è spesso la paura. Ci fa paura il cambiamento, e allora ci teniamo quello che abbiamo, pure quando non ci basta. Ci fa paura dire a qualcuno quello che sentiamo, e allora ci teniamo il dubbio, pur di non rischiare di sentirci rifiutati. Ci fa paura la morte, e allora non viviamo, per paura di ammalarci. La vita di tutti è quasi sempre prigioniera delle paure, quelle piccole, e quelle grandi. Per tenerle a bada, bisognerebbe muoversi sempre, scegliere, rischiare… e lo so, non è facile.

 

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Come nel precedente romanzo, anche qui c’è una delusione d’amore, o meglio: un amore interrotto. Da dove nasce la sua attenzione per questo particolare aspetto?

L’esperienza più felice che vivo, da lettrice, è quella dell’immedesimazione, e forse è per questo che mi viene naturale scrivere soprattutto di cose che conosco e che, chi legge, possa a sua volta riconoscere. Mi guardo continuamente intorno, e non faccio altro che vedere che la vita, la mia e quella di tutti, è fatta soprattutto di relazioni: amori nuovi, amori che non riescono a cominciare, amori che resistono, e amori che finiscono. L’amore non è il centro di questa storia, ma c’è, come sempre c’è nella vita. Arturo rincorre Atlantide che, come lui, ha un’isola nel nome. La paura che ha di non arrivare in tempo, gli fa perdere altro tempo. E tutto si complica.

Quelle paure che ci bloccano e tormentano. Intervista a Valentina Farinaccio

Che consigli si sente di dare a chi si trova nella stessa situazione di Arturo?

Non aver paura di sbagliare, di rovinare, o di perdere qualcosa o qualcuno. Solo chi si muove corre il rischio di essere felice. Chi resta fermo, invece, fermo resterà. 

 

Quali sono per lei le poche cose certe della vita?

Che il telefono squilla, appena entri nella doccia; che la ricetta viene male, davanti agli ospiti importanti. E che la felicità bisogna andarsela a prendere, a costo di camminare per anni, e di rovinarsi i piedi.



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Per la prima foto, copyright:Anika Huizinga.

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