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Quel Ferragosto di Jorge Amado a Milano

Jorge Amado e Zelia GattaiL’annuncio di poter riscuotere i propri diritti d’autore della casa editrice Bompiani arriva a casa di Jorge Amado, probabilmente a Parigi – dove con moglie e figlio si rifugiò in esilio politico – qualche tempo prima del Ferragosto 1949. Jorge e Zelia Gattai, la sua compagna di tutta la vita, di origine italiana (i genitori s’imbarcarono a Genova per San Paolo), non hanno dubbi su come utilizzare quel denaro. Fare un viaggio in Italia di almeno un mese.

La cifra non è alta, ma Jorge è fiducioso, ce la faranno, bisogna solo andarli a intascare quei benedetti soldi, direttamente a Milano. Raccoglie il denaro giusto per pagare i biglietti del treno in seconda classe, e poi, avendo già prima mandato due righe per avvertire che sarebbe andato a ritirare i soldi di persona, sarebbe cominciato quel viaggio che tanto desideravano, spingendosi sino a Genova, per visitare le origini dei genitori  di Zelia. E poi su e giù per la penisola, uno sballo.

Non avevano fatto i conti con il Ferragosto.

In tasca un po’ d’argent de poche, per una pizza e due notti di albergo a Milano.  Appena arrivati, in albergo li avvertono che proprio quella mattina lì, nella quale Jorge vuole andare alla Casa Editrice Bompiani, è Ferragosto. «Noi non sapevano neppure che cosa fosse il Ferragosto» scrive Amado. Non un solo giorno ma: «Una settimana che parte dal 15 agosto in cui le industrie, le banche, gran parte dei negozi chiudono e la vita si ferma».

Jorge ha 37 anni e Zelia qualcuno di meno, oggi diremo una giovane coppia, ma nel ‘49, in esilio politico, perseguitati, con una vita impegnata nella società mondiale, collegati con i dissidenti delle dittature dell’America Latina, e di altre parti del mondo, i due in vacanza in Italia dovevano veramente essersi presi una pausa meritata. Se non ci si fosse  stato di mezzo… il Ferragosto.

Jorge tempesta di telefonate la casa editrice, nessuno risponde al telefono. E qui comincia l’avventura. Nella Milano assolata, dalle strade deserte, nel 1949 o come oggi, Jorge e Zelia attraversano a piedi il centro storico e si attaccano al portone chiuso di Via Durini 14. Nessuna risposta. Ma un certo punto, racconta Amado: «Faccio tanto di quel bussare e gridare che alla fine appare il guardiano». La risposta è la medesima: è Ferragosto.

«Ma siamo fortunati», continua Jorge, il guardiano è una persona disponibile e si attacca al telefono, tenta di raggiungere il capo,  Sua Eccellenza il Conte Valentino Bompiani.

La storia potrebbe finire qui, se fossimo ai tempi d’oggi: ve lo immaginate uno scrittore brasiliano, sconosciuto in Italia che a Ferragosto pretende di riscuotere i propri diritti d’autore, e cerca di chiamare il proprietario della sua casa editrice? E ve lo immaginate il guardiano, che tenta di telefonare? Ma di che stiamo parlando? The story is dead, per dirla alla British.

Amado diventerà popolare in Italia, solo negli anni Ottanta quando arrivarono i film tratti dai suoi romanzi più famosi in Brasile, Dona Flor, o Gabriela. Nel ‘49, rappresentava l’investimento che una casa editrice illuminata e visionaria come la Bompiani faceva su un autore dell’allora “terzo mondo” che interessava una nicchia di lettori con interessi politici o geopolitici ben determinati. Certo era  già nel réseau di Neruda, Picasso, Sartre e Moravia. Però... a Ferragosto.

Il telefono nella casa di campagna di Valentino Bompiani quel 15 agosto 1949  suona ininterrottamente, i domestici rispondono che non intendono  chiamarlo. Ma il custode insiste: «Ci sono due signori brasiliani, arrivano da lontano,  uno è un autore pubblicato dalla casa editrice, chiedono di essere ascoltati e dicono  che l'affare è serio».
Sono disperati. Insiste, insiste, con determinazione, il guardiano che vuole salvare Jorge Amado e signora, con una “tigna” tale che  Sua Eccellenza viene al telefono.
«Me lo passa e in questo modo finiscono i problemi», narra con sollievo Jorge Amado.

Il resto sembra un film di Frank Capra, ma chi ha conosciuto Valentino Bompiani giura che può esser vero (tra le ultime biografie: Il percorso di un editore artigiano, a cura di Ludovica Braida, Milano, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2003;  Valentino Bompiani. Un editore italiano tra fascismo e dopoguerra di Irene Piazzoni 2009 Edizioni Led).

Valentino BompianiLe righe che seguono potrebbero essere anche di monito non solo agli editori, ma ai datori di lavoro tutti, a chi opera nel settore della cultura dell’istruzione, delle arti, ma anche in altri campi,  con ruoli  di responsabilità. Forse gli capiterà di essere davanti a un giovane scrittore straniero  che vuole dei soldi il giorno di Ferragosto. Che si ricordino la storia di Valentino Bompiani e di Jorge Amado.

«Bompiani è gentile, gli spiego chi sono e del pasticcio in cui mi trovo. Il conte comprende la situazione, e mi tranquillizza». Gli chiede: «Sa a quanto ammonta la cifra?» È una somma modesta, sono i diritti del primo libro che Amado ha pubblicato in Italia Terre del finimondo. L’appuntamento è alle 10 in punto davanti all’albergo dove alloggiano gli Amado. Ecco il nostro: «Io e Zelia , salvi dal naufragio o meglio dall’accattonaggio, ci baciamo davanti al guardiano, andiamo a mangiare pizza e bere vino, innamorati e felici».

Puntuale, l’indomani, il conte Bompiani si presenta in limousine. Racconta Jorge Amado: «Con una valigetta in mano contenente i  miei diritti d’autore (a quei tempi la moneta italiana si distingueva per il formato delle banconote, che erano enormi). Mi paga in contanti, le banche sono chiuse: avrei voluto baciare le mani al mio benefattore. Mi dà i soldi ma non se ne va: è incredibilmente gentile, ci porta in un bar a prendere un cappuccino e parliamo per più di mezz’ora. Ancora oggi sono grato al conte Bompiani».

Oh gran bontà degli editori antichi…

Siamo davvero molto  grati anche noi al Conte Bompiani. Un caldo abbraccio ferragostano da quaggiù!


Il racconto è tratto dal libro di Jorge Amado, Navigazione di Cabotaggio. Appunti per un libro di memorie che non scriverò mai, Garzanti 2011.

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