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Quei segreti di famiglia che non vediamo. “Foschia” di Anna Luisa Pignatelli

Quei segreti di famiglia che non vediamo. “Foschia” di Anna Luisa PignatelliFoschia è il nuovo romanzo di Anna Luisa Pignatelli. La storia è ambientata in Toscana, dove aleggiano e dominano intricati e ambigui rapporti familiari. Marta è una donna adulta e, scoperto il male che l’affligge, decide di lasciare per la figlia – e per noi lettori – una sorta di testamento, di diario di bordo, nel quale racconta la sua vita nel casolare la Lupaia in Toscana, con un padre concentrato sul proprio successo, un fratello indolente e una madre con seri problemi di depressione ed esaurimento nervoso.

La narrazione ricostruisce la sua esistenza e quella della sua famiglia, proprio per dipanare quella foschia che le ha sempre impedito di percepire in modo chiaro e netto la vera natura delle persone con le quali è cresciuta. Nel libro edito da Fazi si parte dalla nascita di Lapo, con padre italiano e madre borghese di Boston. Lapo studia lettere, s’innamora di Teresa, finisce in America e poi torna per sposarsi con la sua amata (non molto ben vista dalla suocera americana). Dalla loro unione nasceranno due bambini: Antonio e Marta.

 

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Il romanzo di Pignatelli si sviluppa come un’opera familiare dalle tinte forti, nella quale le persone – soprattutto certi adulti – nascondono aspetti e comportamentali del tutto inaspettati. O meglio, la protagonista vede le cose e chi le sta attorno a modo suo e questa visione da ragazzina, non ancora pienamente matura, le impedisce di comprendere in modo completo e immediato l’ambiguità comportamentale del padre Lapo.

Fin da piccola Marta ha un rapporto di affetto e poi di attrazione/infatuazione verso il genitore, importante storico dell’arte, ma uomo incapace – e lo si scopre pagina dopo pagina – di provare amore per le persone. L’unico interesse che ha Lapo è il suo successo, la sua affermazione personale e il possesso di opere d’arte.

«I miei figli… son stati, nella mia vita, incidenti di percorso, mi sento padre di me stesso e della collezione che ho messo su con l’aiuto di mia moglie: sarà quella, con i miei scritti, il mio lascito su questa terra».

 

Il candore e la mancanza di tatto con cui l’uomo pronuncia queste parole è spiazzante, ma è indice di quel puro egoismo che lo porta a perdere ogni tipo di inibizione e fare qualsiasi cosa in funzione della propria popolarità.

Quei segreti di famiglia che non vediamo. “Foschia” di Anna Luisa Pignatelli

Da piccola Marta non si rende conto di questo e la sua “cecità” le impedisce di vedere in modo chiaro la natura di Lapo e la induce a posizionare l’ago della sua personale bilancia più verso il padre che la madre. Il padre è una specie di eroe che la porta in giro a conoscere antiche opere d’arte, mentre la madre è quella asociale.

Per Marta, mamma Teresa è debole, è una perdente rispetto a Lapo, è una donna che si chiude in se stessa, è una fiacca che non reagisce alle provocazioni del marito, del tutto disinteressato a lei e a quello che fa. La narratrice vede la madre come una sconfitta, come una donna incompatibile con l’egocentrico Lapo, ed è del tutto anaffettiva. Sarà solo poi che Marta si accorgerà che quell’incapacità di amare era dettata dalla malattia.

Dopo Ruggine, Pignatelli torna con una storia cupa, fatta di incomprensioni, di conflitti tra generazioni e dolorose verità nascoste che mi hanno richiamato alla memoria il romanzo Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi, nel quale il protagonista è simile alla ragazza di Pignatelli. Entrambi sono immaturi e hanno una visione offuscata del mondo e un rapporto di contrasti con un padre che impone sempre e solo le sue volontà.

Pietro Rosi di Con gli occhi chiusi fatica a prendere coscienza della realtà delle cose, mentre la creatura di Pignatelli, quando comincerà a diventare consapevole della vera natura del mondo e di chi lo vive, vedrà tutte le spigolosità della realtà. Questo avviene quando Lapo si crea una nuova famiglia, e porta i due figli a vivere nella seriosa Torra al Salto.

Qui la ragazza, alla ricerca del suo posto nel mondo, si sentirà sempre più un pesce fuor d’acqua e spaesata, perché per lei la vera casa è il casolare di campagna che il padre li ha obbligati a lasciare. La matrigna e la sorellastra non perderanno mai occasione per far notare a Marta che lei e suo fratello Antonio lì dentro sono degli estranei. Lui è apatico, non agisce e reagisce, Marta invece prende posizione e vorrebbe ribellarsi a quelle due donne senza sentimenti.

Quei segreti di famiglia che non vediamo. “Foschia” di Anna Luisa Pignatelli

La giovane donna, sconvolta anche da una verità inaspettata, spera di trovare appoggio nel padre, ma quando quell’individuo che per lei è un papà, ora che è cresciuta vuole molto di più da quell’abbraccio consolatorio padre-figlia che si scambiano, ecco che la protagonista sente il bisogno di sradicarsi da un mondo oscuro e torbido che non è mai stato suo.

 

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Marta non perde l’occasione e parte per gli Stati Uniti e qui l’attenderanno nuove sfide. Una tra le quali affrontare l’indifferenza della nonna (madre di suo padre) davanti alla rivelazioni del comportamento deviato del figlio. Questo particolare non solo costringerà la protagonista a rimboccarsi le maniche e a costruirsi da sola la propria vita, ma la porterà a rendersi conto di come l’immaturità impedisca, a volte, la comprensione di ciò che ci circonda.

L’autrice toscana costruisce un romanzo eredità di una madre per la figlia. Scrivere della propria famiglia è un atto doloroso e terapeutico per Marta, perché attraverso la scrittura la protagonista di Foschia di Anna Luisa Pignatelli cerca affrontare gli spettri del proprio passato, nella speranza di togliere quella nebbia plumbea che le ha sempre impedito di comprendere la vera ambigua realtà della natura umana.


Per la prima foto, copyright: Daniel von Appen su Unsplash.

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