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Quei giovani a cui hanno rubato il futuro. “E i figli dopo di loro” di Nicolas Mathieu

Quei giovani a cui hanno rubato il futuro. “E i figli dopo di loro” di Nicolas Mathieu«A casa erano licenziati, divorziati, cornuti o malati di cancro. Erano normali, insomma, e tutto quello che esisteva al di fuori passava per relativamente inammissibile. Le famiglie crescevano così, su grandi gettate di rabbia, su sotterranei di dolori agglomerati che, sotto l’effetto del Pastis, potevano tornare su di colpo, nel bel mezzo di un pranzo festivo. Sempre più Anthony si immaginava superiore. Sognava di squagliarsela».

 

È uscito in Italia, per Marsilio editori, il secondo romanzo di Nicolas Mathieu: E i figli dopo di loro nella traduzione di Margherita Botto.

Vincitore del prestigiosissimo Premio Goncourt 2018, l’opera racconta le vite di tre adolescenti che crescono nella provincia francese di Heillange ‒ nome di fantasia ‒ mentre sulle loro esistenze si proietta, come un’ombra, la criminalità, la crisi, le fabbriche dismesse e la droga.

È su questo sfondo che Anthony, Stephanie e Hacine fanno le loro prime esperienze. I primi baci, le canne e il sesso diventano così un modo per evadere da quella valle a cui hanno rubato il futuro. A casa infatti ci sono le liti, le urla, la violenza.

 

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Come spiega l’autore quest’opera è molto più di un romanzo di formazione, «è anche il ritratto di un luogo, di una valle, di un tipo di Francia», quella periferica. È un racconto generazionale che già dal titolo tiene insieme più vite, più storie, più voci.

Quei giovani a cui hanno rubato il futuro. “E i figli dopo di loro” di Nicolas Mathieu

Quella di Anthony, Stephanie e Hacine è la storia di tre adolescenti che iniziano a vivere mentre il loro piccolo mondo sta poco a poco morendo. Dopo che per anni le acciaierie Metalor «avevano drenato tutto ciò che di esistente conteneva la regione, ingoiando gli esseri, le ore, le materie prime» ora aveva lasciato i nuovi giovani allo sbaraglio, preda di loro stessi.

«In ogni città creata da quel mondo univoco e deindustrializzato, in ogni paesino decaduto, ragazzi senza sogni ora ascoltavano quella band di Seattle che si chiamava Nirvana. Si lasciavano crescere i capelli e trasformavano la loro malinconia in rabbia, la loro depressione in decibel. Il paradiso era perduto sul serio, non ci sarebbe stata nessuna rivoluzione; non restava che fare rumore».

Quei giovani a cui hanno rubato il futuro. “E i figli dopo di loro” di Nicolas Mathieu

Le vite raccontate in E i figli dopo di loro e la scrittura scarna di Mathieu mi hanno ricordato per certi versi La strada di Cormac McCarthy. Come nell’opera dello scrittore statunitense, nel corso della lettura, mi sono confrontata con la totale perdita di speranza qui allietata dalla gioventù bruciata che Mathieu ha deciso di raccontare. Se inLa strada, l’autore aveva addirittura scelto di rappresentare la disperazione lasciando che il lettore si perdesse nell’universale ‒ tanto che nemmeno i personaggi avevano un nome ‒ qui almeno l’autore ci lancia un’ancora permettendoci di aggrapparci a ciò che resta quando la disperazione sembra aver conquistato le nostre vite, come la ruggine sugli edifici di Heillange. Grazie alle prime volte dei protagonisti possiamo perderci in quel sogno senza sbocchi che però c’è, esiste e brucia.

«Anthony se la svignò subito. Per un momento avvertì i loro sguardi sulla schiena e bruciò lo stop prima di imboccare rue Clément-Hader. A quell’ora era completamente deserta e scendeva a precipizio verso il centro. All’orizzonte il cielo aveva preso colori esagerati. Inebriato, mollò il manubrio e spalancò le braccia. La velocità faceva sbattere i lembi della canottiera. Chiuse gli occhi per un istante, con il vento che gli fischiava nelle orecchie. In quella città mezza morta, fatta alla cavolo, costruita su un pendio e sotto un ponte, Anthony filava a tutta birra, pieno di brividi, giovane da morire».

 

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E i figli dopo di loro è uno di quei romanzi su cui bisogna stare (e sostare). Mi ha ricordato il già citato La strada di McCarthy e la gioventù bruciata che ho amato in On the Road di Jack Kerouac ma mi è mancata la disperazione del primo e la vertigine del secondo ed è ciò che mi ha lasciato più interdetta. Il romanzo di Mathieu è probabilmente uno di quei libri per cui non basta una sola lettura. Qualcosa nei personaggi non mi ha convinto o forse gli echi di questi due libri che ho molto amato erano troppo forti perché potessi apprezzarlo.


Per la prima foto, copyright: Sammie Vasquez su Unsplash.

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