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“Quattro tazze di tempesta”, tra tè, donne ed emozioni con Federica Brunini

“Quattro tazze di tempesta”, tra tè, donne ed emozioni con Federica BruniniQuattro tazze di tempesta (Feltrinelli, 2016) è il nuovo libro di Federica Brunini, scrittrice e giornalista che negli anni scorsi ha pubblicato alcuni manuali e resoconti di viaggi, la fortunata biografia romanzata di Kate Middleton Sarò regina. La vita di Kate Middleton come me l’ha raccontata lei (Sonzogno, 2011) e il divertente romanzo La matematica delle bionde (Giunti, 2013).

Questa volta ci racconta le vicende di quattro amiche quarantenni, che come ogni anno si ritrovano per trascorrere qualche giorno insieme e festeggiare il compleanno di Viola, che vive con la sua cagnolina Chai in una grande casa persa nella campagna francese. Nel vicino villaggio, Viola ha aperto un negozio in cui vende esclusivamente tè, provenienti da tutto il mondo, con cui prepara raffinate miscele, pensate per adattarsi alle emozioni di ogni cliente, e sperimenta insolite ricette di cucina. Mavi, Chantal e Alberta sono pronte a trascorrere come sempre una breve vacanza a base di sole, profumo di lavanda, chiacchiere e grandi bevute di tè, ma nessuna delle quattro donne si presenta a questo appuntamento in una condizione soddisfacente.

Viola non riesce a superare lo shock della prematura scomparsa del marito, morto tre anni prima in un incidente d’auto, e vive chiusa in un dolore cupo che le impedisce di fare progetti per il futuro, mentre Chantal conduce un’esistenza precaria, barcamenandosi tra un lavoro poco qualificato, l’insegnamento dello yoga e un rapporto sentimentale con un uomo più giovane di lei, di cui non riesce a fidarsi del tutto.

Alberta, architetto di successo, è sempre troppo concentrata su sé stessa, in particolare su un nuovo amore, e non riesce quindi a interessarsi più di tanto ai problemi delle amiche; quanto a Mavi, l’unica del quartetto ad avere un marito e un figlio, è affaticata e stressata dal tentativo di conciliare le esigenze familiari con un lavoro impegnativo.

Sotto gli occhi incuriositi di Chai e di Azalée, la giovane assistente di Viola, le quattro amiche trascorreranno giornate all’insegna dell’inquietudine, scoprendo ben presto che, in realtà, nessuna di loro conosce veramente le altre, ma soprattutto che, alla loro età, non è più possibile rinviare nuove e decisive scelte per il futuro.

Romanzo sull’amicizia femminile, prima di tutto, ma anche sull’analisi di vari tipi donna e, non ultimo, sul mondo del tè, che Feltrinelli ha lanciato in abbinamento con un ebook della collana Zoom contenente una serie di ricette a tema, giustamente intitolato Le ricet-tè , e che è stato presentato alla Fondazione Feltrinelli nel corso di un incontro molto informale, naturalmente accompagnato da uno squisito tè con biscottini.

 

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Qual è stata la prima idea di questa storia a più voci?

Parlare di un proprio romanzo non è mai semplice, soprattutto nel momento in cui lo lasci andare in libreria, che per me è sempre molto delicato. In generale, io sono molto curiosa di tutte le storie femminili, ma in questo caso sono partita raccontando di Viola, perché tempo fa ero rimasta colpita dall’incontro con una giovane vedova. Conosco donne separate, divorziate, o che hanno perso il marito verso la fine della loro vita, ma non mi ero mai confrontata con una persona rimasta vedova in giovane età. Mi chiedevo perché, dopo aver vissuto una storia molto bella col marito, avesse ancora voglia di cercare un nuovo amore: dopotutto, tante donne il vero amore non lo incontrano mai, e lei era stata fortunata, ma desiderava lo stesso rimettersi in gioco.

La mia grande passione per il tè, invece, non ero mai riuscita a inserirla in una storia, e Viola mi è sembrata il personaggio giusto per farlo. Il tè per me significa soprattutto condivisione, conforto, ma anche ricarica positiva. Non esiste un tè, ma ne esistono milioni, così come ci sono milioni di donne, perciò ho cercato di parlare della complessità dell’essere femminile scegliendo quattro protagoniste. Il numero quattro mi piace perché mi dà un senso di stabilità. E, anche se le tipologie in cui raggruppare i vari tipi di tè sono sei, in realtà i colori sono quattro: nero, rosso, verde e bianco.

“Quattro tazze di tempesta”, tra tè, donne ed emozioni con Federica Brunini

Il terzo elemento è il tentativo di rispondere a una domanda: come ci si riprende da un momento difficile della vita, come si esce da una tempesta? Quando ci sei in mezzo, pensi che non avrà mai fine, ma tutti noi, dopo un po’, ne usciamo e andiamo avanti.

La scrittura del libro ha coinciso con il mio trasferimento a Gozo, dove vivo attualmente, e posso dire che per farlo ho attraversato anch’io una tempesta personale, anche se oggi sono contenta che ci sia stata. La frase di Murakami posta all’inizio indica la ricerca sottesa al libro: «Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio… Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato».

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Viola e le sue amiche rappresentano quattro caratteri molto diversi tra loro. Qual è il personaggio in cui si identifica di più?

Non lo so, probabilmente non c’è. Nel senso che c’è una parte di me in ciascuna di loro: in momenti particolari della vita mi sono ritrovata in una, in altri in un’altra, ma credo sia così per tutti. A volte siamo razionali e decisioniste come Mavi, a volte svagate e spensierate come Chantal, ma siamo anche rivoluzionarie come Alberta, che supera confini e cerca nuove strade, illudendosi di avere sempre ragione, e naturalmente coraggiose come Viola. Nessuna di noi è solo e sempre A, B, C o D, ma possiamo esserlo in diversi momenti. Noi donne siamo più miscelate e complesse degli uomini.

 

Perché al centro del libro c’è proprio il tè, e non, ad esempio, il caffè?

A me il caffè non è mai piaciuto! Proprio non mi andava giù, così come il latte, perciò fin da bambina mi hanno cresciuta a tè e biscotti. Si tratta di una bevanda antica, con una storia e una tradizione che mi hanno incuriosita. Noi lo associamo per tradizione agli inglesi, ma in realtà olandesi e russi lo bevevano già molto tempo prima che venisse di moda in Inghilterra.

La tazza da tè ha qualcosa di femminile, è più grande di quella da caffè, più accogliente. Il rito del tè ne fa un mezzo per entrare in comunicazione, ma anche per meditare su sé stessi in solitudine, per accompagnare le letture. E nel suo negozio, Viola cataloga i tè e crea miscele non tanto in base al gusto, quanto in base alle emozioni che possono risvegliarsi nella persona che li beve.

“Quattro tazze di tempesta”, tra tè, donne ed emozioni con Federica Brunini

Nel libro si parla di amicizia, di nostalgia, di accettazione o rifiuto della maternità.

Il motivo della riunione delle quattro protagoniste è un compleanno, ma non uno qualsiasi: i quarant’anni per una donna sono un momento di passaggio significativo, soprattutto di bilanci. Compaiono la paura d’invecchiare, l’inevitabile riduzione del desiderio maschile e delle passioni, accanto alla nostalgia della propria giovinezza, di quello che hai fatto a vent’anni e che non puoi più fare, anche se nel frattempo hai anche acquisito qualcosa, e hai fatto altro. Il bilancio non è solo su quello che hai perso, ma soprattutto su quello che puoi fare oggi, e che non potevi fare prima.

Noi donne siamo bombardate da messaggi che ci spingono a trattenere quello che stiamo perdendo, pensate solo alla pubblicità dei prodotti antinvecchiamento, dimenticando che il passare del tempo è anche un’acquisizione. Attraverso la scrittura, in principio, io non volevo invecchiare, ma oggi vedo diversamente la situazione: è bello non essere più quella di prima, nonostante le rughe.

All’inizio, Viola e le sue amiche ci appaiono ferme, come in quadro statico, ma nel corso del romanzo si rendono conto che il loro quadro non era per nulla immutabile, e che è ancora possibile cambiare qualcosa della propria vita.

Credo di aver inserito qualche spunto poco ortodosso: gli amori di Alberta, la relazione di Chantal con un uomo più giovane, il rifiuto della maternità da parte di Viola.

Mi dà fastidio, ad esempio, il fatto che si accetti una coppia in cui l’uomo è molto più vecchio della sua compagna, ma non il contrario. Quanto alla maternità, ultimamente mi sono resa conto di non essere l’unica, tra le mie amiche, a non aver fatto figli: ne ho diverse che non ne hanno, ma soprattutto che sono decise a non averne. Continuare a dire che la vita di una donna si completa facendo i figli non spiega perché oggi siano così tante a non farne, ma questo tema rimane un tabù. Forse è la società attuale che ti porta a rifiutarli? Ma non me la sento di dare una risposta definitiva a questa domanda.

 

Nel romanzo, Viola appare piena di sensi di colpa per la morte prematura del marito, forse anche troppo.

Viola è un personaggio complesso: è pronta a riempire le tazze di tutti con la miscela di tè perfetta per ogni situazione, è bravissima a gestire le emozioni degli altri, ma non riesce a fare i conti con proprie, perché rifiuta di occuparsi davvero di sé stessa. Sostanzialmente, si sente in colpa nei confronti del marito perché lei sa di avere ancora una vita da vivere, nonostante cerchi di negarselo. In fondo è la più problematica delle quattro protagoniste, nonostante cerchi di apparire come quella che si occupa delle esigenze e dei problemi degli altri.


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