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Quando un libro non è solo un libro. “Cercando Virginia” di Elisabetta Bricca

Quando un libro non è solo un libro. “Cercando Virginia” di Elisabetta BriccaQuanto è importante la lettura e quanto questa possa renderci persone migliori nella società in cui viviamo è un argomento ancora dibattuto con diverse scuole di pensiero. Se poi volgiamo lo sguardo a secoli passati o alla situazione femminile, non certo rosea, proprio nel campo delle lettere l’argomento si fa ancora più spinoso.

Il romanzo Cercando Virginia di Elisabetta Bricca affronta tale argomento entrando sin dalle prime pagine nel cuore del problema. Autrice romana che dopo aver esordito con Il rifugio delle ginestre nel 2017 è tornata dallo scorso maggio in libreria, sempre con Garzanti.

L’ambientazione è precisa: il 1976. Ciascun capitolo inizia con una citazione tratta da alcune delle opere principali di Virginia Woolf, e non a caso, in quanto il titolo rimanda a lei.

Al centro della storia però c’è Emma, una ragazza toscana, di Cortona, che vive in famiglia. Ma la sua non è una famiglia in cui regna l’amore. Il padre è un uomo violento che disprezza e umilia moglie e figli. L’istruzione viene concessa al maschio, Settimio, all’unico scopo di tenere i conti della piccola azienda agricola di cui è proprietario. L’uomo infatti lo costringe a studiare ragioneria e non i classici come lui vorrebbe. Anche a Emma piace studiare e leggere come al fratello ma è costretta a lavorare nei campi.

Quando un libro non è solo un libro. “Cercando Virginia” di Elisabetta Bricca

Tra i due si crea un sodalizio per sopportare meglio la situazione in cui vivono e sperare in un futuro migliore. Provano così e allo stesso modo a dare un significato alla loro vita abbruttita tramite il mondo immaginario che trovano nei libri. Lui appassionato dei classici russi e lei di testi scritti da donne che parlano di donne.

 

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Quando un giorno subisce un’aggressione da un lavorante Settimio la aiuta ad abbandonare la casa familiare trovandole un lavoro come domestica presso una ricca signora, sola e con un passato misterioso alle spalle, nonché sua vecchia conoscenza, che si fa chiamare signora Dalloway.

La donna intuisce subito che Emma è una ragazza particolare, nella quale si rivede molto. Iniziano una conoscenza reciproca attraverso timide e iniziali confidenze. Un percorso che comincia con la lettura di alcuni capolavori della scrittrice londinese, primo fra i quali Una stanza tutta per sé. Il celebre saggio-manifesto di denuncia della sottomissione femminile e conseguente ruolo marginale, con specifico riferimento alla storia della letteratura, e quantunque della voglia di riscatto che c’è dietro.

«La sera prima, presa dalla curiosità, aveva cominciato a sfogliare qualche pagina, ma le era risultato difficile. I concetti che Virginia Woolf esprimeva, in forma di saggio e non di romanzo, come le aveva spiegato la signora Dalloway, sulla questione femminile, i diritti, l’indipendenza economica, l’opportunità di poter avere un’istruzione adeguata e di seguire le proprie inclinazioni, le risultavano completamente nuovi, nonostante non fosse digiuna di letture. Una donna poteva e doveva avere tutto ciò cui aspirava, sosteneva la Woolf, e a Emma appariva come una rivelazione. Soprattutto la visione che aveva la scrittrice a riguardo era così distante da ciò che Emma aveva vissuto fino a quel momento che la affascinava e la destabilizzava allo stesso tempo».

 

La ragazza impara ad accostarsi in maniera più critica alla lettura e con ciò alla vita, con maggiore consapevolezza come donna e come persona. Le due prendono l’abitudine di vedersi nei momenti liberi fino a creare una comunità di sole lettrici per tramandare i valori trasmessi.

«Il tempo correva veloce e altre donne si erano unite al club, chi per curiosità chi per vero interesse: casalinghe, ragazze nubili, mogli annoiate. Emma si era buttata in quell’avventura con tutta la passione e l’impegno che poteva, sorprendendosi di quanto quelle riunioni le facessero bene: si sentiva meno sola e riconosceva nella solidarietà femminile una grande risorsa. Né lei né la signora Dalloway si erano aspettate una simile adesione e la lucida consapevolezza con cui le partecipanti rispondevano, discutevano, facevano proprie le parole che ascoltavano, le stupiva di volta in volta. S’informavano, sembravano non essere mai sazie, parlavano di diritti, di parità, di aborto, di figli, di mariti. Emma e la signora Dalloway raccoglievano lentamente e con gioia i risultati di quegli incontri a cui si dedicavano solo per amore e che le rendevano testimoni di straordinarie rinascite. Quelle donne erano entrate nella loro vita come crisalidi e ora si stavano tramutando in farfalle».

Quando un libro non è solo un libro. “Cercando Virginia” di Elisabetta Bricca

L’ulteriore e importante momento di Cercando Virginia e del viaggio iniziatico che rappresenta è costituito dalla ricerca del passato della signora Dalloway in seguito a un evento imprevisto quanto drammatico che la riguarda. Emma parte così prima a Firenze, e poi in Inghilterra. Un’esperienza del tutto nuova per una giovane che non si era mai mossa dal suo paese e grazie alla quale capisce che a volte dietro un'apparenza dorata si nasconde dell’altro e al contempo scopre qualcosa in più di se stessa e del bisogno legittimo di autonomia e di affrancamento. Le si presenta, per giunta, l’occasione preziosa di visitare i luoghi della sua beniamina letteraria.

«Pensava che, in fin dei conti, era stata una ragazza fortunata. Quando arriva, a volte, il dolore ha uno scopo: dare una direzione diversa, inaspettata. Se si è abbastanza forti da attraversarlo. Lei si portava addosso ancora cicatrici che, forse, sarebbero rimaste per tutta la vita, ma se il dolore non fosse apparso quel giorno, nella stalla, non avrebbe mai avuto l’occasione di conoscere la signora Dalloway e, con lei, Virginia Woolf. Era servito, dunque, a renderla la donna che era».

 

Evidente quindi lo spunto narrativo e il messaggio principale sotteso. Tuttavia si corre il rischio, a seconda di come parli di libri e di lettura, di cadere nella trappola dello stereotipo o del mondo fatato col lieto fine sempre dietro l’angolo. Un potere “taumaturgico” e una visione romantica della letteratura che sembra pervadere anche la vita di Emma. Comunque sia, e a prescindere da come la si pensi, leggere stimola la fantasia e l’immaginazione, e sviluppa il senso critico. D’altro canto, se non sono la cultura e l’istruzione le armi in nostro possesso, di cui ora più che mai si avverte l’esigenza, in grado di costituire un nuovo umanesimo è difficile individuarne altre.

 

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Oltre a questo, abbiamo visto come tappa importante nello sviluppo della protagonista, i gruppi di lettura. Momento di condivisione e dialogo in cui si discute non soltanto di libri ma dove si cerca di dare un senso alla realtà, interpretandola, hanno preso piede soprattutto negli ultimi anni fino a divenire una bella prassi ormai consolidata. A questo proposito viene in mente Bloomsbury Group, ideato proprio da Virginia Woolf, dove intellettuali e amici si incontravano per discutere con occhio liberale e anticonformista dell’ambiente circostante.

Si vuol dire che Cercando Virginia, pur essendo un romanzo di formazione molto giovanile che, con un linguaggio semplice e diretto va dritto al cuore dei lettori e soprattutto delle lettrici,pone delle questioni di rilevanza sociale. Non solo, come si è già avuto modo di affermare, nel collocare i libri al centro e parlando di quanto essi possano incidere nel concreto nella vita, ma altresì nell’ambientazione in un periodo non semplice della nostra storia recente in cui le donne scendevano in piazza tra cortei e sit-in per rivendicare dei diritti e costruire una società che, rappresentandole tenesse conto, in ambiti diversi quali il lavoro, la famiglia e la maternità, delle loro esigenze e non soltanto di quelle degli uomini. Ciò che abbiamo adesso è eredità e conquista di quelle lotte.


Per la prima foto, copyright: Annie Spratt su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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