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Quando siamo stati da loro senza aiutarli. “La casa della fame” di Dambudzo Marachera

Quando siamo stati da loro senza aiutarli. “La casa della fame” di Dambudzo MaracheraLa casa della fame è il primo libro pubblicato dallo scrittore Dambudzo Marechera nel 1978, oggi ripubblicato da Racconti Edizioni con la traduzione di Eva Allione.

«Quella notte mi balenarono in testa tutte le luci che avevo conosciuto in vita mia. […] La fame era diventata la stanza. C’era una tenebra densa nel posto dov’ero diretto. Era una prigione. Era l’utero. Era sangue impaludato nelle pianure foderate d’erba della mia vita. Era il cartello RISERVATO AI BIANCHI in un cesso pubblico.»

 

Il punto focale di questa lunga novella è la Casa di fame, luogo dal quale il protagonista vuole scappare. Ed è proprio così che inizia il racconto: «Presi le mie cose e me ne andai».

La lettura di questo libro ci porta alla scoperta di un giovane studente di colore immerso in una realtà difficile. Il fratello Peter è un uomo aggressivo e insensibile che maltratta la sua giovane ragazza Immaculate, la quale aspetta un bambino. Il protagonista con quest’ultima ha un rapporto controverso ed è una delle poche persone con cui si confida; il padre invece, come Peter, è violento e non esita a picchiarlo e a guardarlo con disprezzo.

 

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Vari racconti in diversi lassi temporali ci descrivono una parte della vita di questo giovane ragazzo nero che scrive versi. Pian piano s’iniziano a scoprire le varie sfumature del suo carattere. Avanzando con la lettura si scopre che durante il suo ultimo anno di scuola il giovane iniziò ad avere delle allucinazioni, vedeva infatti tre uomini e una donna che nessun altro vedeva; cominciò a prendere tranquillanti e pastiglie, ma senza successo perché quelli uomini continuavano a essere lì. Col tempo la sua condizione iniziò a peggiorare, credeva che qualcuno stesse prendendo possesso del suo corpo, non controllava più il suo linguaggio, non riusciva a parlare bene, risultando incoerente.

Quando siamo stati da loro senza aiutarli. “La casa della fame” di Dambudzo Marachera

Un tema scottante che viene toccato in La casa della fame è la vita che conducono le ragazze nere. Discriminate, usate e trattate ingiustamente. Si narra la storia di Anne, una giovane stuprata e picchiata da un ragazzo. Scoperto l’accaduto, il fratello della donna si vendica pestando brutalmente l’uomo.

Questo romanzo breve è ambientato nella Rhodesia degli anni Settanta, durante il dominio coloniale e segregazionista, dove al governo c’erano i bianchi i quali credevano di avere ogni diritto di esercitare il proprio dominio su altre razze. I neri erano separati dai bianchi, trattati in modo spregevole e insultati. Vivevano nei ghetti dove si svolgeva tutta la loro vita, nella povertà e nella brutalità.

«No, non è che odio essere nero. Sono solo stanco di dire che è bello. No, non è che odio me stesso. Sono solo stanco della gente che si ammacca le nocche sulla mia faccia. Sono stanco di lambiccarmi il cervello sulla soglia.»

Quando siamo stati da loro senza aiutarli. “La casa della fame” di Dambudzo Marachera

Un racconto che è un flusso continuo di pensieri di un personaggio che non accetta di essere considerato un inferiore dalla società di quel tempo, che sente una fame che non sarà mai in grado di placare.

La casa della fame ha una prosa onesta e brutale che sfiora quasi il poetico. Un esordio che tocca temi fortissimi da parte di questo scrittore che è morto troppo giovane e che fin da subito si è contraddistinto nel panorama della letteratura africana. Un uomo che ci fa entrare con i suoi occhi in un mondo fatto di paura ma che ha avuto il coraggio e la volontà di raccontare. 

In chiusura di volume è riportata un’intervista allo scrittore che ci permette di cogliere meglio la storia narrata e lo stesso autore.

 

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Dambudzo Marachera ha vissuto in un ghetto per molti anni della sua vita. La sua situazione familiare era terribile: il padre fu ammazzato e sua madre era una bambinaia che doveva crescere da sola nove figli. Lo scrittore insieme ai suoi amici andava spesso a frugare nella spazzatura, lui principalmente a caccia di libri per poter leggere. Ed è in quel momento che inizia a nascere il suo sogno di diventare un giorno scrittore.

«Ma la connessione era avvenuta. Capito? Ero molto piccolo, parliamo di un periodo in cui stavo ancora alle elementari, quando avevo tra i sei e i dieci anni. Al tempo non pensavo che i neri potessero diventare scrittori.»

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