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Quando si deve scegliere tra Giustizia e coscienza. “Case di vetro” di Louise Penny

Quando si deve scegliere tra Giustizia e coscienza. “Case di vetro” di Louise PennyFinalmente un romanzo giallo degno di questo nome! Case di vetro di Louise Penny è stato per me una rivelazione e, soprattutto, un modo, finalmente, per riavvicinarmi a un genere che purtroppo negli ultimi anni mi ha regalato notevoli delusioni.

Siamo in Québec; il commissario Armand Gamache è stato nominato capo della Sûreté e si trova a dover combattere contro forze avverse che sembrano davvero troppo grandi per lui; o meglio, troppo grandi per il sistema corrotto che ha costituito fin lì le forze di polizia canadesi. Sistema che proprio lui è stato chiamato a ripulire e ricostruire. Gamache si rifugia spesso in un paesino al confine con gli Stati Uniti, Three Pines: poche case, un B&B, una chiesa. Lì tutti si conoscono, tutti sanno tutto di tutti e la vita sembra scorrere serena tra serate al bistrot e baguette in compagnia. Eppure, anche dietro questa semplice normalità possono nascondersi oscuri segreti.

 

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Il romanzo si apre in un tribunale, durante il processo contro chi sembra essere il colpevole di un omicidio avvenuto proprio in quella ridente località. Un interrogatorio serrato: sul banco dei testimoni proprio il commissario capo, in un botta e risposta senza esclusione di colpi con il procuratore, che dovrebbe essere dalla sua parte, ma lo tratta con un disprezzo tale da metterlo in difficoltà, quasi a voler sbandierare la sua incompetenza. Durante questo interrogatorio, con una serie di salti temporali che si alternano magistralmente al presente, il lettore mette assieme i vari pezzi della storia. La parte centrale del libro stupisce con un colpo di scena davvero inatteso; solo la prima di una serie di rivelazioni che tengono l’attenzione (e la tensione) sempre altissime, tanto che le circa 550 pagine scorrono via in un lampo.

Quando si deve scegliere tra Giustizia e coscienza. “Case di vetro” di Louise Penny

Case di vetroè il tredicesimo romanzo della serie che Louise Penny ha dedicato a Gamache (e uno dei libri più venduti in Italia nell’ultimo periodo). Confesso che questo è il primo che leggo (anche perché in Italia, attualmente, ne sono stati tradotti solo tre: questo, appunto, pubblicato da Einaudi e tradotto da Letizia Sacchini, e poi i due usciti per Piemme rispettivamente nel 2013 e nel 2017, L’inganno della luce e La via di casa) ma, per quanto abbia intenzione di leggere anche gli altri, non ho avuto nessuna difficoltà né ad affezionarmi ai vari personaggi (e ce ne sono davvero per tutti i gusti) né a comprendere la profonda lealtà, la sensibilità e l’umanità di questo ispettore un po’ avanti con l’età, che cerca di fare al meglio il suo lavoro, anche scendendo a compromessi con se stesso, e che non vuole in alcun modo rinunciare alla sua integrità e al rispetto degli altri. A proposito del protagonista, ho trovato molto interessante la sua raffigurazione nella copertina di questa edizione Einaudi(illustrazione di Manuel Fior).

I personaggi, dicevo: la squadra di Gamache è composta da persone capaci, che hanno completa fiducia in lui, che riescono a lavorare in team per raggiungere i loro scopi e che, oltre alla grande capacità deduttiva, dimostrano notevole coraggio e prontezza all’azione.

E poi, gli abitanti di Three Pines. Tra i miei preferiti, certamente la “pazza” Ruth, che gira per il paese in compagnia della sua amata oca, declamando i suoi versi. E Clare, l’artista incompresa, che sembra non riuscire mai a terminare i suoi quadri e per questo viene apertamente (per quanto bonariamente) presa in giro dai suoi compaesani. E poi Reine-Marie, la moglie di Gamache, che lo sostiene con la sua tenerezza ferma.

«L’immagine avrebbe potuto emanare una pace perfetta. Addirittura un’aura sacrale. Non fosse stato per un singolo dettaglio. Al centro c’era un buco nero e netto, come se qualcuno avesse ritagliato con le forbici la foto e il pezzo di mondo che l’obiettivo aveva catturato.»

Quando si deve scegliere tra Giustizia e coscienza. “Case di vetro” di Louise Penny

La vicenda narrata in questo giallo davvero apprezzabile si dipana da un evento inquietante: a Three Pines arriva un losco figuro vestito di nero, una maschera sulla faccia. Per giorni, immobile, osserva inquietante gli abitanti, suscitando sgomento e risvegliando le coscienze.

Ecco, la coscienza. Chi di noi può dire di avere la coscienza pulita? Chiunque nasconde un segreto e il senso di colpa è sempre dietro l’angolo.

 

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A volte, la Giustizia – quella delle leggi, dei tribunali ecc. – non è sufficiente a punire i colpevoli (o coloro che noi riteniamo tali) e, a volte, può essere necessario scendere a compromessi con se stessi per rispondere (come direbbe Gandhi) a un tribunale più alto di quello delle leggi. È attorno a questo concetto che ruota tutto il romanzo: Gamache e i suoi collaboratori devono fare una scelta molto importante, che potrebbe avere conseguenze tragiche o strabilianti. Dunque, un libro che obbliga a riflettere, che non può lasciare indifferenti.

Una perfetta costruzione della trama, una suspense continua, spunti di riflessione e anche, nel finale, un po’ di azione. Cosa chiedete di più a un romanzo giallo? Io, niente. Case di vetro, che è valso a Louise Penny l’Agatha Award nel 2017, è uno dei migliori romanzi gialli che io abbia mai letto.


Per la prima foto, copyright: Denisse Leon su Unsplash.

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