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Quando la verità è solo un ricordo falso. “Il libro degli specchi” di E.O. Chirovici

Quando la verità è solo un ricordo falso. “Il libro degli specchi” di E.O. ChiroviciIl libro degli specchi di E.O.Chirovici (il nome completo dell’autore è Eugen OvidiuChirovici), pubblicato da Longanesi quest’anno nella traduzione di Luca Bernardi, è un romanzo in cui la verità è deformata dal punto di vista dei singoli personaggi. Ma esiste una verità limpida e oggettiva in questa storia? O, citando Marcel Proust, «il ricordo delle cose passate non è necessariamente il ricordo di come siano state davvero»?

Peter Katz è un agente letterario. Un giorno riceve un manoscritto firmato da un certo Richard Flynn, il quale afferma di conoscere l’identità dell’assassino del professor Wieder, un illustre docente universitario di Princeton. L’omicidio risale alla fine del 1987 e il colpevole non è mai stato identificato: Richard Flynn promette di svelare tutti i retroscena di quel tragico episodio in un libro, di cui Katz può leggere solo un’anteprima. L’agente è rapito dal racconto: in quelle poche pagine, Flynn introduce il personaggio di Laura Baines, brillante studentessa di psicologia con cui condivideva l’alloggio a Princeton e di cui era follemente innamorato. Secondo la ricostruzione, la Baines collaborava con Wieder a un misterioso manoscritto; inoltre era stata lei a presentare Richard al professore, il quale aveva proposto allo studente di guadagnare qualche soldo riordinando la sua libreria.

 

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Flynn aveva poi incontrato Derek Simmons, uno strano individuo che lavorava per Wieder. Quattro anni prima Simmons era stato accusato di aver ucciso sua moglie Anne: l’uomo aveva chiamato i soccorsi, affermando di aver trovato Anne già morta nell’ingresso della loro abitazione. Dopo le prime indagini, i sospetti si erano concentrati su di lui (Wieder faceva parte del pool di esperti chiamati a giudicare le condizioni psichiche dell’imputato). Il professore aveva riscontrato nel paziente un disturbo dissociativo, insistendo affinché Derek potesse essere sottoposto a una rivoluzionaria terapia, utile a ricostruire la sua identità. Nel 1985, Simmons era stato dimesso dall’ospedale psichiatrico e affidato alle cure di Wieder, che gli aveva trovato un alloggio e un lavoro come custode presso la sua villa.

Quando la verità è solo un ricordo falso. “Il libro degli specchi” di E.O. Chirovici

Nelle pagine del manoscritto Flynn anticipa il ruolo chiave di Simmons nel caso dell’omicidio di Wieder. Ma il racconto si blocca: Richard ha appunto consegnato solo una parte della storia, senza il finale. Così l’agente letterario si mette sulle tracce del suo autore. Scopre però che Flynn è molto malato e, tempo dopo, Katz apprende la notizia della sua morte. Il problema però è un altro: il resto del suo racconto è introvabile. Eppure quel testo è eccezionale e promette di far luce su un efferato fatto di cronaca di cui si è molto discusso in passato. Inizia così un’indagine complessa, nel tentavo di recuperare le pagine mancanti e di trovare finalmente delle risposte.

Il risultato è un intricato gioco di specchi, che confonde e fa dubitare di tutto (e di tutti). I superstiti (Laura Baines e Derek Simmons) raccontano le loro versioni, che non coincidono per nulla con quella di Richard. Chi sta dicendo la verità? Flynn, che ormai non può più difendersi, la ex amante (ma lo è realmente stata?) o, ancora, il tuttofare di Wieder, l’instabile Derek? Oppure la memoria gioca brutti scherzi e riscrive il passato a suo piacimento? Chirovici tiene alta la suspense fino all’ultima pagina, mentre il lettore si perde in un labirinto di menzogne e inganni, all’apparenza privo di una via d’uscita: a un certo punto, si ha come la sensazione che non esistano nemmeno dei bugiardi in tutta la storia, ma solo individui che raccontano la propria verità, quella che nel tempo, per una serie di dinamiche e ragioni, si è consolidata nella loro mente.

 

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Quando la verità è solo un ricordo falso. “Il libro degli specchi” di E.O. Chirovici

Determinati episodi vengono in parte dimenticati e, in seguito, ricostruiti, ma non nella maniera in cui si sono svolti. Nella nota dell’autore, lo stesso Chirovici dichiara di ricordare alla perfezione il funerale di un giovane calciatore, anche se al tempo era solo un bambino e, secondo le testimonianze della madre e del fratello, non aveva nemmeno partecipato alla funzione: certi dettagli dell’episodio gli erano noti (la bara aperta e un pallone posato sul petto del defunto) perché gli erano stati riferiti da altri, ma, in seguito, lo scrittore aveva trasformato le memorie altrui nelle proprie. È proprio questo il punto di partenza del suo romanzo: l’assenza di oggettività nel ricordo. Di conseguenza, il medesimo fatto può assumere diverse forme, a seconda di chi lo racconta.

Il libro degli specchi di E.O. Chirovici è appassionante, capace di portarci in una direzione e, all’improvviso, di cambiare rotta; un testo che disorienta, confonde e regala un ritratto distorto e mutevole di quanto ci circonda.

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