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Quando la tecnologia sfugge al nostro controllo. “Nel grande vuoto” di Adil Bellafqih

Quando la tecnologia sfugge al nostro controllo. “Nel grande vuoto” di Adil BellafqihPuntata n. 76 della rubrica La bellezza nascosta

 

«Eckhart riprende la lunga marcia. Schermi e pop-up fastidiosi come zanzare gli saltano davanti agli occhi ed è costretto ad agitare una mano per frangere le immagini schizoidi delle pubblicità e chiudere le finestre. È come agitare la mano davanti a un mucchio di fantasmi stroboscopici e assordanti, pieni di colori e di musica e di promesse non mantenute. Io non ho mai sopportato la pubblicità e nemmeno Eckhart, ma io e lui siamo l’eccezione. Proprio ora gli sfreccia accanto la pubblicità del nuovo talent di volti per la pubblicità. Sell You, si chiama.»

 

Ci sono sogni irrealizzabili e incubi inimmaginabili. Ci sono i vantaggi della tecnologia e c’è una linea di confine che divide il bene dal male. Nel nostro mondo il progresso dovrebbe essere un’arma per migliorare la vita, dovrebbe essere un balsamo, qualcosa che possa renderci pronti al domani. Con il tempo, però, come ogni cosa che non viene maneggiata bene, la tecnologia è sfuggita al nostro controllo e il bene e il male si sono miscelati, tanto che la linea di demarcazione tra il bianco e il nero è diventata sempre più sottile.

 

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L’uomo è portato per un istinto naturale a distruggere tutto quello che gli è vitale, è un organismo che si auto sabota. La natura umana è come un movimento che non sa fermarsi, non riesce a riconoscere il momento in cui un passo avanti rischia di distruggere tutta la strada che c’è dietro le spalle.

Quando la tecnologia sfugge al nostro controllo. “Nel grande vuoto” di Adil Bellafqih

Adil Bellafqih è nato nel 1991 a Sassuolo, Nel grande vuoto è stato pubblicato da Mondadori.

Ogni essere umano vive connesso a un’onnisciente matrice che gli regala l’occasione di reinventarsi e, trincerandosi dietro profili dopati, nascondere i propri fallimenti e le proprie tristezze. Gli uomini si ritrovano circondati da guru e santoni, l’unica salvezza sono i debunker, detective privati che setacciano la Rete ripulendola delle fake news. Grazie a un difetto nell’impianto neuronale che gli permette di vedere la realtà spogliata dal filtro della matrice, Meister Ekhart è uno dei migliori del suo campo.

 

Adil Bellafqih ha scritto un romanzo che scava nel distopico, che affonda le mani in un futuro che potrebbe apparire lontano, ma anche estremamente concreto; lo fa con una scrittura fresca, veloce, con uno stile netto e una lingua semplice e immediata. Ci racconta di una tecnologia che è ormai sfuggita al controllo dell’uomo, in un mondo dove gli esseri umani prediligono una vita finta e artificiale a un’esistenza reale.

«Le loro voci sono tutte nella mia testa. Parlano di Eraser, dell’assassino, ma io non ho ucciso nessuno, io sono Eckhart, io sono un debunker, cerco la verità e la verità è che non ho ammazzato quei due ragazzi, non li conoscevo nemmeno, non avevo un movente, mi hanno incastrato, è stato Rosso, è stato lui a manipolare le prove e a farmi beccare sulla scena del crimine, magari è stato sempre lui ha imbrattarmi la fiancata dell’auto. Mi accascio sul pavimento della cella contratto in posizione fetale come un muscolo rattrappito. Mi schiaccio il palmo della mano sull’occhio zittendo le voci e le immagini. Gli occhi mi pizzicano per le lacrime. Non dormo da quattro giorni e le mie difese stanno cedendo una dopo l’altra. Sono stritolato dall’Aion, sono al centro di un concerto di tuoni e lampi, una tempesta che non accenna a fermarsi. Continuano a chiamarmi Eraser, ma io non sono Eraser, io sono...»

Quando la tecnologia sfugge al nostro controllo. “Nel grande vuoto” di Adil Bellafqih

Ci sono immagini che ricordano film famosi come Blade Runner, elementi punk e sequenze in cui si avverte il sapore della migliore letteratura hard boiled. Nel grande vuoto è senza ombra di dubbio un romanzo originale e somiglia a una boccata di aria fresca per la letteratura italiana di genere.

«Eckhart la guarda e pensa da dove diavolo sia spuntata fuori questa specie di folletto gotico. Vive da sola con un vegetale attaccato a una macchina per la Full Immersion, come dice la pubblicità. I sogni sono per sempre. Riesce a fare cose straordinarie ad appena quindici anni, se la cava da sola in una giungla di cemento e realtà aumentata. Non sembra porsi problemi di vero o falso, di cosa sia giusto o sbagliato. Va per la sua strada. Eckhart prova una strana forma di rispetto per lei. Eckhart prova... Non so cosa prova Eckhart. Non esattamente. Lasciamo perdere.»

Quando la tecnologia sfugge al nostro controllo. “Nel grande vuoto” di Adil Bellafqih

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Le cose che ci circondano e che ci vivono intorno sembrano, a tratti, non bastarci. Si cerca sempre qualcosa di più, qualche elemento che possa aumentare la realtà, donarle colori differenti, si cerca sempre un suono diverso, una diversa consistenza dei sapori, una maniera differente di stare al mondo, quando basterebbe, forse, disconnettere, disconnetterci, e provare a guardare in maniera reale tutto quello che c’è al di là di uno schermo.


Per la prima foto, copyright: Ari He su Unsplash.

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