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Quando la letteratura racconta gli anziani. Intervista a Minna Lindgren

Quando la letteratura racconta gli anziani. Intervista a Minna LindgrenFuga da Villa del Lieto Tramonto (Sonzogno, 2016 – traduzione di Irene Sorrentino) è il secondo volume della “Trilogia di Helsinki” di Minna Lindgren, giornalista e scrittrice finlandese, di cui la stessa casa editrice aveva pubblicato nel 2015 il primo volume Mistero a Villa del Lieto Tramonto (sempre tradotto da Irene Sorrentino).

Protagoniste di entrambi i romanzi sono alcune irresistibili vecchiette, ospiti di una casa di riposo nella capitale finlandese, alle prese con una serie di problemi relativi all’età e alla loro collocazione: se nel primo volume si ritrovavano a scoprire, dopo la morte violenta di un giovane cuoco, una serie di traffici equivoci legati alla gestione della residenza, nel secondo sono costrette a trasferirsi temporaneamente altrove. Imponenti quanto poco comprensibili lavori di ristrutturazione sventrano infatti la Villa del Lieto Tramonto, obbligando Siiri, Irma e Anna-Lisa a rifugiarsi in un lussuoso ma equivoco appartamento cittadino, che si rivela ben presto fonte di ulteriori problemi e di sconcertanti scoperte.

Scritti in uno stile che mescola umorismo, mistero e riflessioni non trascurabili sulla vecchiaia e sulla società finlandese, questi romanzi hanno avuto molto successo e sono stati tradotti in numerosi Paesi. Ne abbiamo parlato con Minna Lindgren, ospite de I Boreali, il più grande festival italiano dedicato alla cultura del Nord Europa che si è tenuto a Milano dal 20 al 23 aprile.

 

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Come mai questa scelta così particolare di tre protagoniste in età così avanzata, che affrontano tutta una serie di problemi e di impedimenti, legati alla loro età, che ovviamente non avremmo con un detective più giovane?

Volevo scrivere di anziani, e dei problemi legati alla terza età, perché si tratta di un argomento importante, che riguarda tutti noi. La vecchiaia è l’unica età che non può più essere illuminata dalla patina della nostalgia, come succede per esempio con la giovinezza, in cui tutto è edulcorato. Nei media finlandesi gli anziani vengono rappresentati in chiaroscuro, sostanzialmente in negativo, mentre io ho un’idea molto allegra della terza età: ho un’immagine dell’anziano diversa da quella che ci viene proposta.

 

A proposito di come ci racconta la vita degli anziani in questa casa di riposo, che in definitiva ci appare abbastanza terrificante, le cose stanno davvero così in Finlandia, oppure lei ha reso la situazione un po’ più grottesca?

Purtroppo è tutto vero. ma un romanzo non va letto cercando solo ciò che è vero o falso. Da giornalista mi sono occupata per circa due anni del mondo degli anziani; mentre lo facevo, ho cominciato a ricevere telefonate e lettere da parte delle persone e mi sono resa conto del fatto che la realtà fosse molto peggiore di come la potessi descrivere nei miei articoli. La situazione era molto drammatica, ma le cose più scioccanti io non le avevo ancora raccontate e non lo potevo fare. Per questo ho seguito il consiglio di una mia insegnante che mi ha detto “quando vuoi raccontare la verità, scrivi un romanzo”. Questo è un romanzo, certo, ma è tutto basato sulla realtà, sulla verosimiglianza.

Sono andata molto in giro a presentare il libro in Finlandia, anche nelle fondazioni che si occupano degli anziani, e la cosa più gratificante è stata che alla fine delle presentazioni gli anziani venivano a stringermi la mano e a dirmi “questo è più vero della verità”.

 

Colpisce molto la critica negativa che fa al suo Paese e di alcune sue scelte di vita, come questa sorta di crudezza che c’è nei confronti delle persone, e soprattutto degli anziani.

Questo romanzo non è una biografia ma una satira. L’umorismo è uno strumento delicato, perché il riso è molto vicino al pianto, non può essere solo divertimento. Quando fai ridere una persona, subito dopo puoi proporle un argomento difficile, che quella persona è più pronta ad accogliere. Io sono convinta che la lettura possa influenzare davvero le persone. In Finlandia noi non abbiamo problemi di soldi, ma di atteggiamenti verso gli altri.

 

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Questi romanzi sembrano esprimere anche una pesante critica sociale del sistema sanitario e assistenziale della Finlandia, ad esempio pensando anche alle infermiere descritte come troppo giovani e impreparate, oppure al disinteresse dei parenti. Come si è arrivati a questa situazione? Esiste una possibilità di miglioramento?

La Finlandia è un Paese di ingegneri, molto efficaci e molto tecnici. Tutto deve essere molto efficiente e basato sui documenti. Tu guardi i documenti, vedi quello che c’è da fare, e lo fai.

Nessuno ha progettato di arrivare a una situazione del genere, ma questo è il risultato dell’agire nella maniera più efficace, per fare in modo che il deficit di bilancio sia il minimo possibile. Così si arriva all’estremo che per le cure non servono più le persone capaci, ma quelle che fanno spendere meno.

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Quando la letteratura racconta gli anziani. Intervista a Minna LindgrenIn entrambi i libri è molto forte il tema di come gli anziani affrontano la morte, soprattutto nel secondo libro si parla di eutanasia. Qual è la sua posizione su questo argomento?

Ho scritto un articolo sulla morte di mia madre, che desiderava morire di vecchiaia, ma in questa società finlandese di ingegneri la morte dev’essere sempre controllata, dev’essere qualcosa che viene messa da parte e non si può parlare di avere una “bella morte”.

Nel 2015 è stato detto che da quel momento in poi in Finlandia si poteva morire semplicemente di vecchiaia, ma fino ad allora questa non era ammessa come causa di morte, ci voleva una motivazione di decesso. A me sembrava una cosa ridicola, che non si potesse morire di vecchiaia. In tutti i miei libri c’è qualcosa di divertente e un argomento serio: qui l’eutanasia è l’argomento serio.

Quando si parla di morte degli anziani, l’eutanasia non è nemmeno messa in discussione:la si associa soltanto a una persona relativamente giovane, che abbia un male terminale, come un tumore ai polmoni, che può avere un decorso lungo e doloroso. Negli anziani, dopo una certa età, la morte può diventare un desiderio.

In questo secondo libro ho raccontato di un personaggio che ha completamente perso la sua personalità a causa della demenza: la moglie parla di eutanasia perché non sopporta di vedere il marito in quelle condizioni.

 

Nei libri c’è qualcosa di lei? Un personaggio, oppure quei viaggi in tram da cui Siiri e le sue amiche traggono spunto per riflessioni sulla città e renderla protagonista?

Qualunque libro di qualsiasi scrittore parla di lui e del suo mondo: io mangio lo stesso cibo, ascolto la stessa musica e prendo gli stessi tram dei miei personaggi. Scrivendo di loro, io prendo queste anziane e le faccio uscire nel mondo. E quando sono al computer a scrivere con la musica d’opera in sottofondo, anch’io esco fuori dalla mia condizione ed entro nel loro mondo.

Mia nonna a vent’anni è rimasta vittima di un incidente, è finita sotto un tram e ha perso una gamba. Aveva una protesi che era un aggeggio molto pesante, che non si piegava, ma mia nonna non voleva a rinunciare a fare quello che facevamo noi, a stare con noi bambini. Ogni tanto prendeva uno dei nipoti, soprattutto io che abitavo più vicina, e ci portava in giro. Guardava una cartina di Helsinki per decidere dove andare, poi prendevamo i tram e giravamo, mentre lei mi raccontava dei palazzi che ci passavano davanti. È stato allora che ho imparato, e ancora oggi questa è una cosa che amo moltissimo fare.

 

Nel romanzo si tocca anche il tasto dell’immigrazione, che in questo momento è un problema delicato per l’Europa. Qual è la realtà che lei vive nel suo Paese a questo riguardo?

Credo che le cose non vadano molto bene, e la politica dell’immigrazione è molto criticata.

La prima persona che in Mistero a Villa del Lieto Tramonto aiuta le anziane è uno che vive ai margini della società. In Fuga da Villa del Lieto Tramonto compaiono degli immigrati, le anziane si ritrovano a cucinare insieme a loro, e questo assume quasi una vena erotica. In Finlandia sanno cucinare solo gli anziani e gli immigrati, e in questo caso s’incontrano le due categorie che sono ai margini della società.

Frequentando gli anziani mi sono resa conto che sono aperti agli altri, che vanno spesso oltre le apparenze. La vecchiaia si lega a una sorta di apertura dello spirito. Da una statistica ho appreso che gli anziani hanno due caratteristiche: la curiosità e il senso dell’umorismo. Non si sentono minacciati da niente, ma sono molto interessati da quello che gli accade intorno.

 

In fondo, le sue tre nonnine è come se non avessero tanto tempo per preoccuparsi per quello che ci sarà dopo: sono ancora molto ancorate al presente. Questo rispecchia la sua visione delle cose, o è stata una scelta precisa per non entrare troppo in un discorso religioso, focalizzandosi su una storia satirica, umoristica?

Il mio è un Paese molto laico. L’ottantacinque per cento della popolazione appartiene alla chiesa ma nessuno ci va. Per gli anziani la morte è un fatto naturale e non si lega alla religione.

In Finlandia appartenere alla chiesa significa versare una quota annuale alla congregazione, non è come in Italia andare semplicemente a messa, si fa proprio parte della parrocchia. La quantità di persone che paga e fa parte della comunità è comunque bassa.

Un anziano ancora attivo e vivace come le mie protagoniste vuole sapere cosa succede nel mondo “adesso”, mentre spesso agli anziani si chiede di parlare della gioventù, del periodo del Depressione o della guerra. Mio padre era un eroe di guerra, ma negli ultimi anni stava diventando pazzo perché tutte le attività che gli offrivano erano legate al ricordo degli anni passati.

Io comunque ho un amico che ha una suocera italiana, adesso ricoverata in una casa di riposo nell’alta Italia, e ho già deciso che quando sarò vecchia verrò qui: nelle vostre case di riposo si sta meglio, e poi ci sono buon cibo e buon vino.

 

Lei è lettrice oltre che scrittrice? E quali autori hanno influenzato la sua scrittura?

Non ho un modello particolare. però sono sicuramente una lettrice, soprattutto di narrativa finlandese e dei Paesi nordici. In finlandese viene tradotto poco, principalmente dalla Russia, dai Paesi anglosassoni e dalla Germania.

 

Ha delle abitudini particolari come scrittrice, o regole che segue?

Lavoro come giornalista e ho tre figlie… Sono molto invidiosa di Virginia Woolf che aveva una stanza tutta per sé. In casa mia c’è un grande tavolo dove mi metto a scrivere tra un pasto e l’altro, sgombrando tutto ogni volta. Però, per fortuna, ho un’ottima capacità di concentrazione.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori.

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