Come realizzare i propri desideri. I consigli di Bruce Lee

Intervista a Nicholas Sparks, ecco come nascono i suoi romanzi

In cucina con Leonardo da Vinci, cuoco provetto

14 scrittori famosi e le loro ultime parole

Quando la letteratura è alternativa alla violenza. Intervista a Giuseppe Miale di Mauro

Quando la letteratura è alternativa alla violenza. Intervista a Giuseppe Miale di MauroCi sono romanzi che ti entrano nel cuore, e si accoccolano lì per non andarsene via mai più. La strada degli americani di Giuseppe Miale di Mauro, edito da Frassinelli, fa parte della categoria a pieno titolo. La voce narrante è corale. Parla Carmine, un ragazzo travolto dalla vita. Parla anche Ciro, un uomo malato, psicologicamente e socialmente. E parla Martina, una ragazza dolce, appassionata di violino che, al mattino, di quel dannato giorno credeva di vivere uno dei più belli e fortunati della sua vita.

Giuseppe Miale di Mauro ci ha permesso di curiosare dietro le quinte della stesura di questo eccezionale esempio di letteratura, rispondendo a qualche nostra domanda.

 

Quanto è importante reagire nella vita e non restare inermi davanti agli eventi che ci coinvolgono? Dal romanzo si evince che sia molto importante, ma si tratta solo di un’esigenza narrativa o è anche un suo pensiero?

Ricordo che in accademia quando studiavo recitazione, mi dicevano che per essere credibili come attori bisogna sempre reagire a un’azione precisa. Il lavoro dell’attore (che tenta di riprodurre la realtà) è fatto di azione e reazione. Di conseguenza ho sempre pensato che reagire nella vita fosse importante quanto agire. Ma come bisogna reagire? D’istinto? O ragionandoci su? E se ci ragioni, quanto quella reazione è autentica? Io, personalmente, sono uno che reagisce poco, sono riflessivo, tendo a “togliere l’occasione” come si dice a Napoli, e spesso mi sono pentito di questo comportamento. Mi sono trovato tante volte a maledire il momento in cui non ho reagito, o ancora peggio, ho reagito male. In questo romanzo c’è quello che sono e quello che vorrei essere. Di sicuro, non farsi schiacciare dagli eventi, dal male, reagire, è fondamentale per alcuni personaggi di questo romanzo e oltre ad essere un’esigenza narrativa, è sicuramente il mio pensiero nei confronti di alcuni aspetti della città in cui vivono, agiscono e reagiscono i protagonisti del romanzo.

 

Bontà e cattiveria, sono solo una questione di prospettive. O di motivazioni. O di scuse. Se è vero, crollano le certezze millenarie e urge la domanda: quali criteri ci restano ancora per distinguere il buono dal cattivo? Per intenderci, il fratello di Carmine vuole aiutare, Ciro stesso ha l'intenzione di aiutare, eppure...

Non si può prescindere purtroppo dal contesto sociale e culturale in cui si muovono i personaggi. Quel contesto crea una mentalità distorta in cui la vendetta personale, o la violenza, diventano le uniche armi per combattere. Il fratello di Carmine, o lo stesso Ciro, non conoscono altri modi che quelli per vivere, per farsi giustizia. Le vie “legali”, il coinvolgimento dello Stato, ad esempio, sono strade sconosciute, in cui non si crede. Non è una questione di bontà o di cattiveria, ma di alternative alla violenza.

 

Vuoi collaborare con noi? Clicca per sapere come fare

 

Cosa può fare la letteratura, secondo lei, in situazioni come quella che si legge nel suo romanzo?

Raccontare è la mia arma. Io sono nato e cresciuto in un luogo in cui bisognava farsi i fatti propri per non passare guai. Bisognava fare finta di non vedere, abbozzare continuamente. E così facendo, per anni, abbiamo distrutto quel luogo, lo abbiamo consegnato nelle mani della gente sbagliata. Ci ha fottuto la paura. Eravamo imprigionati a casa nostra. Raccontare rende liberi chi lo fa e libera ciò che si racconta. Oggi, quelli che leggeranno il romanzo, sapranno che a Napoli nel 2013 è successo qualcosa di terribile, sapranno che esistono personaggi spregevoli, altri vittime di questi, e altri ancora che tentano di tenere la testa fuori dalle sabbie mobili ad ogni costo. Io, ad esempio, a proposito di capacità della letteratura, quando nel 2006 ho letto Gomorra mi sono sentito un napoletano illuminato. Una mia amica mi ha mandato la sua foto con il mio libro qualche giorno fa e ha scritto: «Incentiviamo la scrittura e la lettura, tra i pochi veicoli di libertà assoluta rimasti ancora in circolazione.»

Quando la letteratura è alternativa alla violenza. Intervista a Giuseppe Miale di Mauro

Dal punto di vista della scrittura, com'è stato immedesimarsi, entrare nella testa di Ciro?

Ne ho conosciuti tanti di Ciro nella mia vita. Alcuni anche molto bene. Ciro è una mentalità, è un modo di vivere, è un vuoto della società. Dal punto di vista narrativo mi sono divertito molto, perché Ciro poteva permettersi di fare tutto, come se fosse una specie di fumetto. Ciò che più spaventa però, è che tutto quello che fa Ciro appartiene a storie vere rubate ai Ciro che ho conosciuto nella mia vita. E allora quel vuoto diventa un buco nero con cui la società dovrà fare i conti, prima o poi. E proprio perché ne ho conosciuti tanti di Ciro, ho lottato affinché venisse fuori il dolore, la parte umana di questo personaggio che è quella delle persone che ho incontrato. Persone che dietro la corazza da guerrieri metropolitani nascondono grandi fragilità.

 

GRATIS il nostro manuale di scrittura creativa? Clicca qui!

 

Penso a Carmine e mi sembra di intravedere me stessa, sebbene abbia una storia totalmente diversa dalla sua. Ha raccontato una vicenda vera, ma ha creato un personaggio universale, tipico della finzione. Poteva capitare a chiunque, mi è sembrato di cogliere. Era questo il messaggio ultimo del romanzo oppure un altro?

Carmine è la Napoli che resiste, che si ribella, che non si lascia schiacciare. Carmine è un bravo ragazzo che si ritrova dentro un vortice di violenza quasi senza accorgersene e la subisce senza avere i mezzi per combatterla. L’unica liberazione può diventare la denuncia, a costo della libertà. Carmine è una condizione in cui potrebbe trovarsi un qualsiasi essere umano. Questa è una storia napoletana, ma attraverso questa storia ho provato a raccontare una condizione umana, a prescindere dal luogo in cui si svolge, anche se la storia di Carmine non può prescindere da Napoli.

Quando la letteratura è alternativa alla violenza. Intervista a Giuseppe Miale di Mauro

Qual è il libro (o l'autore) che le ha lasciato il segno più intenso o che ha contribuito a formarla come scrittore? E il libro che dovrebbe essere letto almeno una volta nella vita, a prescindere dalla professione che si svolge?

Sono un lettore vorace e leggo di tutto. Magari non tutti i libri li finisco perché non credo che debbano essere finiti a prescindere. Cito due italiani e due stranieri che hanno lasciato un solco dentro di me per motivi diversi: Italo Calvino, Cesare Pavese, Philip Roth e Gabriel García Marquez.

E, a proposito, Cent’anni di solitudine va letto a prescindere da tutto.


Leggi tutte le nostre interviste a scrittori e scrittrici.

Per la prima foto, copyright: Joshua Earle.

Il tuo voto: Nessuno Media: 3 (3 voti)
Tag:

Commenti

Invia nuovo commento

Image CAPTCHA
Se il codice inserito non è corretto, viene segnalato un errore (box rosso). Se il codice inserito è corretto e il tuo commento viene segnalato lo stesso come spam non ti preoccupare, non riscriverlo; la redazione lo pubblicherà al più presto.

Il Blog

Il blog Sul Romanzo nasce nell’aprile del 2009 e nell’ottobre del medesimo anno diventa collettivo. Decine i collaboratori da tutta Italia. Numerose le iniziative e le partecipazioni a eventi culturali. Un progetto che crede nella forza delle parole e della letteratura. Uno sguardo continuo sul mondo contemporaneo dell’editoria e sulla qualità letteraria, la convinzione che la lettura sia un modo per sentirsi anzitutto cittadini liberi di scegliere con maggior consapevolezza.

La Webzine

La webzine Sul Romanzo nasce all’inizio del 2010, fra tante telefonate, mail e folli progetti, solo in parte finora realizzati. Scrivono oggi nella rivista alcune delle migliori penne del blog, donando una vista ampia e profonda a temi di letteratura, editoria e scrittura. Sono affrontati anche altri aspetti della cultura in generale, con un occhio critico verso la società contemporanea. Per ora la webzine rimane nei bit informatici, l’obiettivo è migliorarla prima di ulteriori sviluppi.

L’agenzia letteraria

L’agenzia letteraria Sul Romanzo nasce nel dicembre del 2010 per fornire a privati e aziende numerosi servizi, divisi in tre sezioni: editoria, web ed eventi. Un team di professionisti del settore che affianca studi ed esperienze strutturate nel tempo, in grado di garantire qualità e prezzi vantaggiosi nel mercato. Un ponte fra autori, case editrici e lettori, perché la strada del successo d’un libro si scrive in primo luogo con una strategia di percorso, come la scelta di affidarsi agli addetti ai lavori.