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Quando la biblioteca incontra l’editoria digitale. L’esperienza della Sormani di Milano

Quando la biblioteca incontra l’editoria digitale. L’esperienza della Sormani di MilanoNon capita spesso che si parli di biblioteche sui giornali o alla radio, eppure grazie ad un’iniziativa relativamente recente, una biblioteca in particolare si è conquistata un posto nella cronaca culturale. Stiamo parlando della Biblioteca Sormani di Milano che, grazie alla digitalizzazione di testi altrimenti dimenticati, ha ottenuto l’attenzione, prima, della testata «La Repubblica» attraverso la penna di Marco Belpoliti e, successivamente, di Rai Radio 3 durante il pomeridiano Fahrenheit.

Nel solco di questo entusiasmo mediatico si è inserito anche Sul Romanzo che, nell’intervista di sotto, ha voluto indagare le origini e gli sviluppi di quello che è già stato definito un progetto di “editoria no-profit” ricco di potenzialità.

L’idea alla base dell’iniziativa è semplice: riproporre al pubblico dei testi letterari che, pur essendo ancora sotto diritti editoriali, non vengono più stampati dalle rispettive case editrici per svariate ragioni. A fronte di un mercato sempre più veloce, dove le novità si inseguono a ritmo battente alla ricerca del bestseller, dei bibliotecari, semplicemente, si oppongono e decidono di diventare qualcos’altro: editori. Così passano da svolgere un lavoro passivo rispetto al patrimonio librario, in quanto deputato alla conservazione, a svolgere un compito radicalmente diverso, attivo, che consiste nell’immettere in una piattaforma virtuale, sganciata da logiche di profitto, testi che, da bibliotecari ma soprattutto da lettori, ritengono meritevoli, al di là di vendite o download.

 

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Questa trafila editoriale sui generis passa dalla rocambolesca ricerca dei detentori dei diritti a quella del testo cartaceo (il più “pulito” possibile), per proseguire con un ocr da correggere ed editare fino all’uploading finale sul sito della biblioteca, dove chiunque sia dotato di una connessione internet potrà reperire gratuitamente testi ormai introvabili. Tra gli autori salvati si annoverano, per ora, i nomi di Oreste Del Buono, Camilla Cederna, Umberto Domina, Giuseppe Luraghi e Vincenzo Pappalettera, mentre altri - ci viene assicurato - sono in lavorazione.

L’ideatore del progetto, Sergio Seghetti, si è prestato a raccontarci qualcosa in più di quest’iniziativa che ha, alla base, non certo ricchi finanziamenti, ma la passione per la buona letteratura che ogni lettore conosce.

 

Quando le è venuta l’idea che la biblioteca, un ente tradizionalmente dedicato alla conservazione del patrimonio librario, potesse contribuire anche a un suo incremento?

Tutto partì addirittura negli anni Novanta, quando venni a conoscenza del progetto Manuzio. Il professor Roncaglia, un pioniere, ideò quest’iniziativa di editoria no-profit che si ispirava a un progetto americano, Gutenberg, mirante a ricavare testi elettronici da classici letterari fuori diritti. Si decise che Manuzio avrebbe fatto lo stesso per i testi italiani. Così, si iniziarono a pubblicare i classici più noti, dai Promessi Sposi e la Divina Commedia, fino agli autori minori. Il tutto era realizzato con l’aiuto di volontari che avessero familiarità col web. L’obiettivo era quello di rendere il testo disponibile a tutti. L’iniziativa era, come ora del resto, senza scopo di lucro e puramente divulgativa. Uno dei testi più noti, allora pubblicati su Manuzio, fu De Bibliotheca di Umberto Eco, che ebbe vasta risonanza. Per qualche tempo andammo avanti a realizzare circa un testo all’anno, poi purtroppo ci siamo addormentati. Il risveglio c’è stato nel 2014 quando, in occasione delle giornate di studio per il decennale della morte di Oreste Del Buono, decidemmo di pubblicare La vita sola, assente dal panorama librario, in formato ebook, non più sulla piattaforma Manuzio, ma in una piattaforma nostra.

 

Fin da subito lei ha definito questo progetto “no-profit”. Come è possibile e che vantaggi dà rispetto a logiche diverse?

Abbiamo la fortuna di essere “no-profit” perché il progetto rientra nelle attività svolte dalla biblioteca e, dunque, da suoi dipendenti regolarmente stipendiati.

Inoltre, se noi dovessimo pagare i titolari dei diritti, come succede nell’editoria, ci troveremmo in una situazione difficile: ci occorrerebbero delle risorse e dovremmo giustificare molto bene le nostre scelte di pubblicazione. Ad ora, invece, la selezione nasce in maniera spontanea, anzitutto dalla nostra passione di lettori. Forse dovremmo essere più rigorosi, invece siamo un po’garibaldini. Il fatto di non avere una logica di profitto ci consente di agire secondo libero arbitrio. Naturalmente poi, laddove c’è l’editoria che fa il suo mestiere, noi ci tiriamo indietro; anzi, vorrebbe dire che abbiamo raggiunto il nostro scopo. Qualora un testo tornasse in libreria grazie a quest’iniziativa allora non sarebbe più necessario, per noi, svolgere questo lavoro di supplenza e vi abdicheremmo. In un certo senso, il nostro è un lavoro di risensibilizzazione.

 

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Che tipo di problematiche vedete nell’editoria odierna?

Di certo, gli editori curano poco il catalogo e prediligono le novità a ritmo battente. Spesso molti libri vengono pubblicati nel tentativo di trovare il bestseller, ma di frequente finiscono per essere carta da macero. Rapidità e ragioni commerciali vanno a detrimento della qualità letteraria. Un ottimo esempio è il caso di Umberto Simonetta, di cui abbiamo ripubblicato in digitale Lo Sbarbato, dopo la sua scomparsa dalle librerie.

Quando la biblioteca incontra l’editoria digitale. L’esperienza della Sormani di Milano

Come è successo che abbiate deciso di ripubblicare proprio Simonetta?

Alla garibaldina, come al solito: un mio collega mi chiese se avessi dei testi da proporre per il sistema MLOL. Io proposi Simonetta, ma zero. Non c’era nulla in commercio: Umberto Simonetta era scomparso dal mercato editoriale. Così mi dissi “facciamo un ebook”. Il primo problema fu trovare il detentore dei diritti che, cercando online, scoprii essere il figlio adottivo, Luca Simonetta Sandri, allora in trattativa con due editori per Tirar Mattina. Alla fine, si decise che Baldini e Castoldi avrebbe ripubblicato Tirar Mattina e noi Lo Sbarbato, l’opera prima. In futuro, pare che la stessa casa editrice debba ripubblicare anche Lo Sbarbato. È uno dei casi, che citavo prima, in cui noi ci tireremmo indietro, felici del fatto che la nostra attenzione abbia riportato alla luce un autore meritevole.

 

Quindi non vi proponete in maniera concorrenziale rispetto all’editoria.

Assolutamente no, non possiamo pretendere di avere lo stesso impatto della distribuzione in libreria. Il nostro tentativo, con tutti i limiti del caso, è quello di contrastare l’obsolescenza accelerata provocata dalla moderna editoria. Lo scopo è modesto: tentare di costruire un argine a questa tendenza negativa, salvando degli autori.

Noi non ci proponiamo in maniera concorrenziale rispetto all’editoria, poiché il nostro lavoro resta un altro e, a ogni modo, non ne avremmo i mezzi. La nostra finalità è semplicemente svolgere un’attività complementare, laddove l’editoria mostri delle falle.

 

Rintracciare i detentori dei diritti è il primo passo. Di che strumenti vi servite per questa ricerca?

Il fatto di concentrarci per lo più su autori milanesi e di operare a Milano fa sì che ci si possa servire dell’anagrafe del comune, il che può essere utile. Il resto dell’indagine poi spetta a noi. Nel caso di Carlo Manzoni, che è in lavorazione, abbiamo dovuto procedere ad un vero e proprio inseguimento, quasi da indagine poliziesca, per rintracciare le figlie dell’autore, detentrici dei diritti: dall’anagrafe siamo passati alle pagine bianche e al passaparola tra vicini di casa. Tutto molto artigianale, insomma. Gli strumenti sono quello che sono, quindi molto dipende da noi.

 

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Ad ora, quali sono le difficoltà maggiori che avete riscontrato, dal momento che è un ambito diverso dal vostro?

La tecnologia e la distribuzione. Per la prima, influisce negativamente il fatto che, per questioni tecniche, siamo costretti a pubblicare su due piattaforme distinte; il che rende meno agevole la fruizione.

Per la seconda, ci avvaliamo di cartoline, poster e schermi presenti sui mezzi o nelle biblioteche comunali. Come eventi isolati, di recente, hanno dato qualche risultato Fahrenheit e l’articolo di Marco Belpoliti su «La Repubblica». Sul lungo periodo invece – si parla di tre anni ormai – gli ebook di nostra produzione hanno una certa visibilità nell’ambito di “Milano da Leggere”, che coinvolge anche l’editoria tradizionale. In quest’occasione, si rendono gratuitamente scaricabili dei testi, pubblicizzati soprattutto grazie ad ATM, che finanzia anche il progetto.

 

Come vi è venuta l’idea di coinvolgere i trasporti nella pubblicità dell’iniziativa?

Tutto è nato, curiosamente, da un’iniziativa commerciale coreana, di Seul. Avevo scoperto che lì i pendolari in attesa sulla banchina potevano occupare il tempo facendo la spesa: c’erano degli scaffali digitali con un qr code per ogni prodotto. Una volta a casa, il pendolare ritrovava quanto acquistato sulla banchina, prima del viaggio. L’idea mi affascinava. Così pensai a una cosa del genere, ma per i libri, in modo che i viaggiatori avessero qualcosa da leggere sui mezzi e gratis. Da qui l’idea di coinvolgere i trasporti non solo nel finanziamento, ma anche nella promozione. Unica pecca: io pensavo di collocare i poster dei libri scaricabili, con i relativi codici, nei punti più appetibili, mentre poi furono posizionati in corridoi laterali, perché gli spazi maggiori erano occupati dai grandi marchi. Le posizioni hanno un valore commerciale enorme e, naturalmente, le risorse fanno molto.

 

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Per concludere, pensate che il vostro progetto di “editoria no-profit” sia applicabile anche ad altre biblioteche?

Non vedo perché no, sarebbe bello. Dipende da mezzi e dalle risorse a disposizione, ma di certo sarebbe auspicabile. Non c’è nessun segreto: basta che il testo in questione non venga più pubblicato e che ci sia il consenso degli eredi, per i diritti; il che non è difficile se si considera che gli eredi, in genere, sono favorevoli, anzi assai contenti della ripubblicazione in digitale. Tra l’altro, spesso si tratta di testi presenti nelle stesse biblioteche; cosa che facilita notevolmente questa prima fase, per procedere poi con operazioni successive, come la scansione del testo cartaceo per produrre un ocr, che poi possa essere corretto ed editato di modo da creare un vero e proprio ebook.


Per la prima foto, copyright: freestocks.org su Unsplash.

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