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Quando il disordine della vita vince. “Il signor Cardinaud” di Georges Simenon

Quando il disordine della vita vince. “Il signor Cardinaud” di Georges SimenonOgni cosa è al suo posto, nell’ordine che il signor Cardinaud ha dato alla propria vita.

«Il tempo, lo spazio, i gesti, tutto si concatenava, tutto concorreva a formare la compagine, rassicurante e limpida, di una bella domenica, la prima domenica dopo Pentecoste, la domenica della Trinità.»

 

Il signor Cardinaud di Georges Simenon è figlio di un cestaio, è riuscito a raggiungere una posizione sociale di tutto rispetto nel suo stesso paese e ha sposato la donna che amava, dalla quale ha avuto due adorabili figli. Conduce una vita a suo sentire felice e invidiata dagli altri.

«Lo salutavano non solo le persone del quartiere, che lo avevano conosciuto da bambino o giovanotto, ma anche personaggi importanti come il notaio Bodet, il vicesindaco, il proprietario della fabbrica del ghiaccio, che possedeva un’auto scoperta.»

 

Il signor Cardinaud, come tutte le domeniche mattina, percorre le stesse strade; incontra e saluta le stesse persone, che lo guardano con ammirazione e rispetto; siede al solito tavolino del caffè che ha l’orchestra migliore, il cui proprietario sa già di dover servire un vermut a lui e un bicchierino di sciroppo di ribes al bambino. Infine, continua la sua passeggiata fino alla pasticceria, dove le signorine Dofour gli chiedono: «il solito, signor Cardinaud?»

 

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Le giornate sono scandite dal medesimo ritmo vitale, quasi come la solenne celebrazione di un rituale, a cui con devozione il sig. Cardinaud non può e non vuole sottrarsi, perché egli non si sente ingabbiato dalla prevedibilità quotidiana di ogni azione della sua vita, anzi trae forza ed equilibrio dalla consuetudine.

Egli ama così tanto la sua vita, ama così tanto ciò che è riuscito a conquistare, compresa sua moglie, che non è disposto a metterla a rischio e, in fondo, s’illude di poterla fermare ripetendo rituali confermativi della posizione conquistata.

Quando il disordine della vita vince. “Il signor Cardinaud” di Georges Simenon

Ogni cosa è al suo posto, il sig. Cardinaud sa esattamente che ore sono, senza dover guardare l’orologio.

«Estrasse l’orologio dal taschino, un orologio d’oro, ma ancor prima di guardarlo sapeva con certezza che, secondo più secondo meno, erano le undici e mezzo.»

 

S’intravede in quest’atteggiamento quasi un sentimento di ingenua superbia nei confronti della vita. Attraverso la quotidiana consuetudine crede di poter esercitare la signorìa sulla propria vita e su quella della sua famiglia.

Si può, infatti, tenere sotto controllo la vita? La risposta non tarda ad arrivare.

Il signor Cardinaud, la prima domenica dopo Pentecoste, una domenica come tutte le altre già trascorse, torna a casa dopo la messa e ad accoglierlo non c’è il solito profumo di arrosto con patate. Marthe, sua moglie, è andata via; all’improvviso. Nulla che lui avesse potuto intuire e, quindi, prevedere.

Un vero affronto del destino, uno schiaffo in pieno viso. Marthe ha scelto un altro uomo, un poco di buono.

«Aveva ragione lei quando, un tempo, sosteneva che lui non la conosceva. Aveva vissuto al suo fianco, aveva avuto due figli da lei, le parlava, la baciava, faceva dei progetti insieme a lei, e non sapeva che sarebbe bastato che un giorno Emile ritornasse, sporco, inquieto, rabbioso, infelice, perché lei lo seguisse come una cagna segue il padrone.»

 

Si potrebbe pensare che il libro narri di una storia d’amore, ma essa in realtà fa da sfondo al racconto – il signor Cardinaud sa di non essere il primo amore di Marthe.

Il libro narra, invece, del deserto e della profonda solitudine che segue all’abbandono e della tenacia nel voler riportare ogni cosaal suo posto, compresa Marthe. Il posto di sua moglie è accanto a lui e ai bambini.

Non è chiaro e non rileva, infatti, se lo sconforto nasce per l’abbandono della moglie o per aver perso le certezze quotidiane. Il signor Cardinaud sente di dover riportare l’armonia del “suo” equilibrio nella “sua” vita.

Quando il disordine della vita vince. “Il signor Cardinaud” di Georges Simenon

Per fare questo, sopporta e accetta di entrare in contatto con loschi individui, ad esempio Drouin, Gugusse, fino anche a conoscere Emile Chitard, il piccolo farabutto di neanche trent’anni.

Per scoprire la verità, percorre e visita luoghi malfamati e di malaffare, completamente diversi dalle sue strade su cui può camminare ad occhi chiusi, senza perdersi.

Il Cardinaud sicuro di sé, quasi altezzoso, descritto nelle prime pagine, lascia il posto a un uomo fragile e umiliato.

«Buongiorno, papà... ho fatto il bravo... Cardinaud gira la testa. Non sa neanche lui se gli dà un bacio o no. Gli occhi gli bruciano. Si mette a piangere. Passa in fretta, guardando dall’altra parte. S’inoltra nella frescura del corridoio alla cieca, per via delle lacrime che confondono ogni cosa.»

 

È vero, le lacrime «confondono ogni cosa». Ormai, l’ordine delle cose è stravolto. La Vita chiede al signor Cardinaud umiltà di fronte a Lei.

La decisione di riportare Marthe a casa rende più avvincente il ritmo del racconto e, a ogni nuova verità scoperta, il signor Cardinaud prova un dolore sordo e acuto, che l’Autore lascia trapelare in maniera composta.

Cardinaud appare ancora controllato, ma non meno sofferente, fin quando, con grande efficacia descrittiva, il lettore viene spinto in un’angoscia condivisa, attraverso il rinvio diretto all’immagine di Gesù, che cade per tre volte sotto il peso della croce.

“La sua mano (leggi di Cardinaud) cercò istintivamente lo schienale di una sedia, non lo trovò e si appoggiò a uno dei tavoli. Sentiva nello stomaco come un conato di vomito e nelle orecchie gli ronzava una frase «Gesù cade per la terza volta»”

 

Il rimando alla via Crucis, anche se il lettore avesse una diversa fede religiosa, è potente.

L’immagine rompe gli argini della descrizione pacata per rappresentare il profondo dolore del signor Cardinaud, l’umiliazione infertagli dalla vita e la necessità di «bere l’amaro calice fino alla feccia», di sopportare fino all’estremo.

Nelle prime pagine del libro, il signor Cardinaud suscita quasi insofferenza, si desidera strattonarlo, spingerlo per indurlo a cambiare strada, la solita percorsa ogni giorno e che potrebbe percorrere a occhi chiusi, eppure nel dolore lo si ammira, egli non perde la grazia e l’educazione.

Finalmente, il dolore veste di umanità il signor Cardinaud, la vita umilia la sua alterigia, la sua sicurezza, perché la vita non consente di essere celebrata in comportamenti rigorosi e tassativi.

La vita vuole vivere, l’amore vuole amare e al lettore non resta che interrogarsi su come la vita ci sorprenda sempre e l’amore ci colga impreparati.

Ogni cosa è al suo posto... se perdura è un’illusione.

 

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Lo stile narrativo di Simenon è riconoscibile, scarno e diretto, il libro Il signor Cardinaud, edizioni Biblioteca Adelphi 707 nella traduzione di S. Arecco, si legge tutto d’un fiato e piacevolmente.


Per la prima foto, copyright: Simon Launay su Unsplash.

Per la terza foto, la fonte è qui.

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